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Bugonia: di api, alieni e complottismo online

Bugonia: di api, alieni e complottismo online

Il 23 ottobre, dopo poco più di un anno dall’uscita del suo Kind of Kindness (giugno 2024), Yorgos Lanthimos torna ad invadere con discrezione le sale con Bugonia. Trailer criptico, locandina inquietante e attrattiva, titolo che richiama le Georgiche di Virgilio: ogni indizio urla “Lanthimos!”. E la proiezione in sala non aiuta di certo a ristabilire il silenzio. Bugonia si infrange contro gli occhi del pubblico come una tragicommedia spietatamente contemporanea, che mette sul piatto complottismo e ambientalismo in una chiave grottesca, terrificante, umana

Dov'eravamo rimasti?

Ormai annoverato tra i registi più dirompenti della sua generazione, Yorgos Lanthimos negli anni ha ampliato sempre di più la sua notorietà, anche grazie alla considerazione che le varie giurie internazionali hanno pian piano riconosciuto al suo lavoro. Bugonia, presentato alla 82esima Mostra del Cinema di Venezia, si carica dunque di onerose aspettative, a maggior ragione se pensiamo all’accoglienza che hanno ricevuto gli ultimi due lavori del regista: Povere creature! (2023), acclamato da critica e pubblico e vincitori di diversi Oscar, e Kind of Kindness (2024), poco apprezzato dalla critica in generale e uscito in sordina nelle sale.  

L’attenzione che Lanthimos attira su di sé, tuttavia, è innegabile e spinge l’autrice a dilungarsi in una breve digressione sulla sua filmografia. Come si colloca il quadro di un’artista all’interno di una fase specifica della sua carriera, allo stesso modo è bene contestualizzare un’opera cinematografica nel quadro della produzione del suo regista. Negli anni Lanthimos si è dedicato ad un numero di storie tanto oculato quanto coerente con le sue istanze emotive e con quelle della società in cui egli si cala con profonda lucidità. Le dinamiche di potere all’interno del nucleo familiare (Dogtooth, 2009); la crisi delle relazioni sentimentali (The Lobster, 2015); lo scontro-confronto tra Umano e Divino (Il sacrificio del cervo sacro, 2017); la critica ai privilegi del potere temporale (La Favorita, 2018); il controllo biopolitico in chiave femminista (Povere creature!, 2023); gli squilibri di potere sul piano lavorativo, sentimentale e religioso (Kind of Kindness, 2024); e, infine, Bugonia, un film che reinterpreta il mito classico di Aristeo per parlarci di complottismo, complesso di Dio e suicidio ambientale. 

Di cosa parla Bugonia? E cosa c'entra Virgilio?

Teddy (Jesse Plemons) e Don (Aidan Delbis) sono cugini e stanno pianificando di rapire Michelle (Emma Stone), CEO di un’industria farmaceutica che fattura miliardi. Citando la tragedia della dipendenza da Fentanyl che sta tormentando il popolo americano, Lanthimos pone Michelle a capo di un’azienda produttrice di un farmaco che crea dipendenza e conseguenti effetti collaterali rischiosi per la vita. Teddy e Don, convinti che Michelle sia un’aliena proveniente da un pianeta sovrasviluppato, giunta per distruggere la Terra, le attribuiscono la colpa di disastri naturali – la Sindrome da Spopolamento degli Alveari (SSA) – e di crisi socio-politiche – lo sfruttamento dei lavoratori, la lobotomia tecnologica e le diseguaglianze sociali. Il loro piano è tanto assurdo quanto, in una maniera contorta e inquietante, comprensibile per lo spettatore, che si ritrova ben presto invischiato in una spirale di follia e crudeltà che solo la mente di Lanthimos riesce a partorire in una maniera così pulita, logica, spiazzante.  

Così com’era avvenuto per Il sacrificio del cervo sacro, la cui sceneggiatura si rifà apertamente all’Ifigenia di Euripide, Lanthimos torna a divertirsi con la reinterpretazione in chiave contemporanea della classicità. L’oggetto protagonista di questo esperimento è Virgilio con le sue Georgiche, poema di argomento agricolo del I a.C. in cui compare un episodio titolato, per l’appunto, Bugonia. Il tema è quello della generazione spontanea della vita: Aristeo, figlio di Apollo e della ninfa Cirene, insegue Euridice, moglie di Orfeo, per possederla; la giovane inciampa durante la fuga e viene morsa da una serpe velenosa, che ne causa la morte. Da questo episodio si sviluppa poi il viaggio negli Inferi di Orfeo, ma in pochi parlano del destino di Aristeo. Apicoltore, Aristeo viene punito con la morte dei suoi alveari. Per riavere indietro le sue amate api, il ragazzo sacrifica alle driadi, sorelle di Euridice, dei bovini. Dalle carcasse dei mammiferi nascono nuovi sciami di api, che vanno a ricomporre gli alveari di Aristeo.

[…] ecco le api dalle viscere putride dei bovi per tutto il ventre venir su ronzando, brulicare dai fianchi lacerati ed affollarsi in mugoli infiniti.

Georgiche, IV, Virgilio

Teddy è il nostro Aristeo, che nel malandato giardino di casa custodisce i suoi amati alveari. La sua vita è legata a quella delle piccole bestiole, che egli ammira per la loro laboriosità e per il loro ordine. Le api, a causa dei cambiamenti climatici, sono in pericolo e Teddy è disposto a tutto pur di salvarle. O almeno questo è ciò che ci racconta. Proprio come Aristeo, personaggio che agli occhi contemporanei appare tutt’altro che positivo, Teddy è sospinto da un egoistico desiderio più che da una nobile intenzione. Aristeo cerca in ogni modo di recuperare ciò che ha perduto, anche se quella perdita rappresenta una punizione per il suo deplorevole comportamento. L’essere umano fa più o meno la stessa cosa quando si parla di cambiamento climatico. Cerchiamo disperatamente di porre rimedio ad errori che, nel frattempo, continuiamo a perpetrare. Il pentimento è quindi autentico? O è solo un modo per alleggerirci la coscienza? La lezione è stata imparata, oppure ciò che ci riduciamo a fare è cucire toppe laddove abbiamo lasciato squarci? 

Un film per pochi?

Lanthimos negli anni ha coltivato con cura il suo pubblico, educandolo a storie complesse, estetiche fuori dal comune e regie stranianti. Eppure, il regista greco non è da annoverare tra quei cineasti criptici e fumosi, che fanno film più per compiacere una propria smania di autorialità piuttosto che per veicolare un messaggio. I messaggi di Lanthimos sono sempre molto chiari e Bugonia non fa eccezione. Rapido, ritmato, a tratti camp, Bugonia è un film pensato per un pubblico ampio: costellato di riferimenti pop che pescano proprio dal profondo dell’Internet, tra teorie complottiste e forum di appassionati di UFO, Lanthimos crea una pellicola che gioca in continuazione, in equilibrio sul sottile filo che a volte divide la commedia più esilarante dall’orrore più viscerale.

Ambientata in un numero ristrettissimo di ambienti, la storia si sviluppa tutta attraverso le magistrali interpretazioni di un cast ormai noto agli affezionati del regista. Si aggiungono poi le musiche di Jerskin Fendrix, già compositore delle colonne sonore di Povere creature! e Kind of Kindness. Le sonorità metalliche si uniscono ai tamburi di una primordiale apocalisse imminente, infondendo in chi ascolta la sensazione di essere sempre ad un passo dalla catastrofe. Come sempre, i dettagli sono il vero luogo in cui dimora la genialità di Lanthimos. Anche in Bugonia nulla viene lasciato al caso: dal titolo del film al sonoro, dalle sfumature di pensiero che attraversano i volti degli interpreti ai particolari della scenografia, sono questi gli elementi che rendono Bugonia una piccola perla del Cinema pseudo-sci-fi contemporaneo

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