
Supergirl (2026): un nuovo modo di raccontare le supereroine
Ad un anno dall’uscita di Superman (2025) è arrivato al cinema lo scorso giugno Supergirl (2026), il secondo capitolo del neonato DC Universe, che vede come protagonista Kara Zor-El, interpretata da Milly Alcock. Il film, diretto da Craig Gillespie e con la sceneggiatura adattata da Ana Nogueira, prende ispirazione dal fumetto pubblicato tra il 2021 e 2022 Supergirl Woman of Tomorrow, scritto da Tom King e disegnato da Bilquis Evely. Di quest’opera vengono adattate vicende e personaggi, introducendo alcuni cambiamenti per permettere al film di trovare una propria dimensione e indipendenza rispetto al materiale originario.
Alieni umani: Kara e Ruthye, due facce del lutto
Il film è un road movie che segue Kara alle prese con un gruppo di briganti. Decisa a fermarli per poter salvare il suo cane Krypto (che abbiamo già incontrato in Superman) e liberare le prigioniere-bambine che rapiscono su ogni pianeta che raggiungono, Kara in questo viaggio non sarà da sola. Durante i festeggiamenti per il suo compleanno incontra la giovane Ruthye, anche lei spinta a inseguire i Briganti per vendicare la sua famiglia, uccisa dal loro capo Krem. Le storie delle due si intrecciano, accomunate dal dolore della perdita delle loro famiglie. Questo viaggio non le porterà solo a scontrarsi, vivere avventure e rischiare la vita, ma le metterà di fronte alla propria sofferenza e a questioni irrisolte. Entrambe devono elaborare il trauma per riuscire ad andare avanti. Ruthye e Kara, però, si trovano in due fasi diverse del lutto e affrontano il dolore in modo differente: la prima ha appena perso le persone care, prova rabbia e un desiderio di vendetta così fuori controllo che la spingerà a mettere in pericolo la sua stessa vita; Kara invece ha perso tutto il suo pianeta e, nonostante siano passati anni, non è ancora riuscita a perdonare se stessa per essere sopravvissuta.
Il dramma di Supergirl è ancora più grande di quello di Superman: se il cugino non ha alcun ricordo di Krypton e dei genitori e cresce come un essere umano con la consapevolezza di aver perso per sempre il mondo dov’è nato, Kara invece è cresciuta ad Argo, l’ultima città kryptoniana sopravvissuta. Ha visto morire familiari e amici, impotente finché non è stato più possibile per lei restare sul suo pianeta. Abbandona la sua casa quando ormai è cresciuta; con lei sopravvive soltanto Krypto e la memoria di una popolazione martoriata. Per questo è così in difficoltà ad accettare la Terra come il nuovo pianeta in cui vivere, un luogo che la fa sentire diversa da tutti gli altri per la sua provenienza e per le abilità che il sole giallo le permette di avere. I super poteri le consentono di aiutare chi ne ha bisogno, ma allo stesso tempo non fanno altro che aumentare il senso di estraneità che prova, più aliena e fuori posto di quanto vorrebbe.
Tutto questo rende i due cugini così differenti: Supergirl non è un Superman 2.0 o una sua copia al femminile. In questo film è una supereroina indipendente che esce dall’ombra di Kal-El. Impulsiva e arrabbiata ma anche buona e sensibile e più simile agli esseri umani di quanto non creda. Prima di capire che la Terra può essere la sua nuova casa deve compiere un lungo viaggio per trovare e fermare i Briganti e soprattutto per ritrovare se stessa.
Amor che move il sole e l’altre stelle
Durante alcune interviste per la promozione del film, Milly Alcock ha rivelato che la bellezza di questo Supergirl è di non essere incentrato su un uomo (inteso come interesse romantico) e sull’amore in generale. Ma la verità è che l’amore c’è eccome ed è la ragione che spinge Kara a intraprendere questa avventura. Infatti, la nostra protagonista inizia a inseguire i Briganti con l’unico obiettivo di salvare Krypto e solo in un secondo momento capisce quanto siano pericolosi. Tra Kara e il supercane è nato un legame di amicizia e fiducia che si è fortificato negli anni, da Krypton alla Terra, e ha permesso a entrambi di superare i momenti più drammatici della loro vita. Se in Superman Krypto era un compagno secondario e una presenza buffa, in questo caso ci permette di comprendere maggiormente la crisi di Supergirl. Non si tratta solo di un animale da compagnia: Krypto è l’unico insieme a lei ad aver vissuto e perduto il loro mondo d’origine. Il legame che li unisce è di amore ma anche di dolore e per Kara perderlo non è accettabile, perché vorrebbe dire perdere il solo compagno che ha subito il suo stesso lutto.
Supergirl tra bianco, nero e grigio
Una delle critiche più ricorrenti al film fa riferimento all’opposizione netta tra Supergirl e il gruppo di briganti, tutto al maschile, sottolineando come il bene sia rappresentato da una donna e il male dagli uomini. Ma all’interno della storia non c’è solo una distinzione netta tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Ci sono più sfumature e questo lo dimostra il personaggio di Lobo, interpretato da Jason Momoa. Cacciatore di taglie disposto a tutto per catturare il criminale di turno, interessato maggiormente al proprio tornaconto piuttosto che alla giustizia, è un antieroe che, nonostante non condivida la stessa battaglia di Supergirl, non rinuncerà ad aiutarla.
Per quanto riguarda il gruppo dei Briganti, nel film mancano degli approfondimenti, in particolare sul loro capo Krem. Non perviene una spiegazione dietro alla loro malvagità, che, da un punto di vista politico e psicologico forse sarebbe stata interessante da esplorare. Non per creare un ponte d’empatia (sia chiaro!) tra il pubblico e i super-cattivi, bensì per contestualizzare in modo più maturo cosa rappresentano e per stabilire un rapporto tra il loro ruolo fittizio e la loro controparte reale. In questa storia non troviamo villain interessati alla conquista di un pianeta o di potere (come nel caso del Lex Luthor di Nicholas Hoult, che il film di James Gunn dipinge con un occhio palesemente aperto verso l’attualità), ma abbiamo di fronte un gruppo di pedofili che viaggia da un mondo all’altro per rapire ragazzine, appellate con il termine “spose”. Considerando la natura malvagia di questo gruppo, risulta poco credibile l’inserimento di possibili compagne “brigantesse” al suo interno. Se facciamo uno sforzo mnemonico e ripensiamo alla storia dei cinecomic, è facile rendersi conto come gli antagonisti nel corso degli anni sono stati quasi tutti uomini, anche quando le protagoniste erano supereroine (l’unica eccezione è in The Marvels con Dar-Benn). Ora l’opposizione tra Supergirl e i Briganti sui social diventa una questione problematica.
Una rappresentazione diversa e fresca del femminile all'interno del mondo dei cinecomic
La maggior parte di noi è cresciuta guardando film con protagonisti maschili perché gli uomini erano considerati l’unico modello possibile. Percepiti come “neutri” e quindi perfetti non solo per un pubblico di uomini, ma anche di donne. Personaggi a cui aspirare, soprattutto per film appartenenti al genere d’azione o avventura, fino ad arrivare ai cinecomic, che hanno influenzato l’immaginario culturale degli ultimi 20 anni. Le donne non sono mai state protagoniste, relegate a ruoli marginali, dimenticabili, poco approfondite, sessualizzate o inserite come interesse romantico del protagonista. I film tratti dai fumetti appartenenti all’universo della Marvel e della Dc Comics con protagoniste supereroine sono pochi e, contando Supergirl, non arriviamo nemmeno alla decina. Come se non bastasse, tutti questi prodotti sono stati accomunati da un destino simile: ignorati, boicottati, dimenticati o criticati perché non si trattava di un risultato eccezionale al botteghino. Nonostante si tratti di un genere destinato al grande pubblico e spesso privo di interessi autoriali (grazie James Gunn per aver dimostrato il contrario), quando arrivano film che hanno esclusivamente supereroine come protagoniste la normalità non è più accettabile e la mancanza di perfezione porta una parte del pubblico a valutare il risultato come mediocre.
Supergirl è stato pesantemente criticato da una parte specifica di pubblico, che probabilmente aveva già formulato la propria opinione prima ancora di entrare in sala. Fin dalle prime immagini sono state mosse le osservazioni più assurde per portare avanti una campagna d’odio contro il film (come il fatto che Kara indossi degli orecchini, portando lo stesso James Gunn a sottolineare come questo sia possibile grazie al sole rosso che indebolisce i kryptoniani). Per questo sono stati utilizzati siti di cinema come Rotten Tomatoes per fare review bombing, scoraggiando chiunque avesse anche solo un vago interesse per il prodotto ad andare al cinema (perché a quanto pare il difetto più grande che può avere un prodotto cinematografico è avere una donna come protagonista).
Supergirl è un cinecomic perfetto?
Il risultato finale di Supergirl non è perfetto e non si tratta di un capolavoro che stravolgerà la Storia del cinema, non ha mai avuto la pretesa di esserlo. È un film che intrattiene, scorre veloce, è una visione piacevole tra momenti drammatici, ironia e azione, accompagnati da una colonna musicale ricercata. Supergirl ha dimostrato quanto ancora è in salita la strada per i cinecomic con protagoniste supereroine ma anche quanto ne abbiamo bisogno. Il film è importante per le nuove generazioni e lo è per tutte le donne che sono cresciute dovendosi accontentare di vedere al cinema l’ennesima storia con un supereroe (bianco etero cis chiaramente) aspettando il giorno in cui avremmo visto una versione più simile a noi nella sua complessità: imperfetta, testarda, traumatizzata, con un passato ingombrante e un dolore che deve ancora guarire invece che una caricatura impeccabile e irrealistica, una Mary Sue che rischia solo di mortificare le spettatrici.