
How to survive camping. Manuale di sopravvivenza
La scelta del luogo dove montare la tenda fa l’esperienza di campeggio: mai vicino l’ansa di un fiume, possibilmente in piano. Mercurio, con How to survive camping: l’uomo senza ombra, ci ricorda che forse esistono altre regole da tenere a mente. Alcune logiche. Altre, estremamente specifiche. Vitali, direi.
Il decalogo di un camping tranquillo
- Quando allestite il campo, ricavate almeno un metro in più per ogni tenda. Vi servirà per picchetti e tiranti.
Kate gestisce il campeggio di famiglia. Un’attività incredibilmente redditizia, non solo per lei, ma anche per l’intera cittadina che confina con le terre del campeggio. I turisti sono attratti dalla natura incontaminata, dal campeggio attrezzato con personale competente, dal brivido dell’esperienza in tenda.
- Se campeggiate in pendenza, attorno alle tende e all’area comune scavate un piccolo canale largo un paio di centimetri e profondo una decina per deviare l’acqua. Eviterete allagamenti.
Certo, Goat Valley promette un’esperienza fuori dal normale. È un campeggio per esperti. Non tanto perché bisogna saper fare i nodi giusti per mettere in sicurezza le scorte di cibo in alto, lontano dalla portata degli animali selvatici. Ma perché in quelle terre si aggirano entità. Le chiamano terre antiche. Passate di generazione in generazione, accumulano storia. E, attratte da essa, il soprannaturale. Quando si ha a che fare con creature del folklore, non basta certo lo spray anti-orso.
- Non seguite le luci. (Non ci sarebbe nemmeno bisogno di dirlo). Non seguite le luci.
A volte le persone spariscono quando vanno a campeggiare e non sono preparate, o pensano di essere più furbe della natura. A Goat Valley, forse succede un po’ più spesso del solito. Ma la polizia ha tutto sotto controllo, non preoccupatevi. E Kate vuole tenere tutti al sicuro, per questo come kit di benvenuto, ogni campeggiatore avrà il decalogo delle regole del campeggio. Dieci regole non sono poi tante, soprattutto se molte di esse sono buonsenso messo per iscritto.
- Dotatevi di un contenitore robusto e impermeabile con dentro un cambio di vestiti e una coperta. Se la tenda si allaga, avrete almeno qualcosa di asciutto e caldo.
Gestire un campeggio comporta tanto lavoro fisico, un bel po’ di burocrazia e avere il polso di prendere decisioni quando necessario. Soprattutto quando necessario. Soprattutto quando qualcosa va sacrificato. A volte è qualche ora di sonno, altre è un campeggiatore disattento. Che diamine, le regole ci sono per un motivo, è così difficile seguirle?
- Potete comprare il ghiaccio dai bambini che si avvicinano al campo solo se hanno un carretto. Quelli sono i figli degli altri campeggiatori e cercano di racimolare qualche soldo. Se invece vi si avvicina un gruppo di bambini senza carretto, non comprate niente. Fate finta che non esistano. Il ghiaccio non vale le conseguenze.
In tutti i miei anni da scout e di campeggi vari, il raccontarsi storie intorno al fuoco, soprattutto di paura, non è stata un’esperienza così frequente. I film fanno credere che sia occorrenza comune, quasi un’istituzione. Un rito di passaggio. Ma nel cuore della notte, tra il fruscio dei rami e il vento che batte sul telo esterno della tenda (tiratelo sempre al suo massimo, uno strappo si ripara, la muffa da tenda bagnata non si debella facilmente), nel buio più assoluto, non ci vuole niente a generare il terrore. Sono passi quelli che sento? Che animale sta annusando le scarpe che ho lasciato fuori?
- Posizionare delle luci solari vicino ai picchetti. Così eviterete che qualcuno ci inciampi di notte.
C’è un certo momento della notte in cui ci si rende conto di quanto si è esposti in tenda. In cui la mente di chi non riesce a dormire corre più veloce di qualsiasi creatura ti stia dando la caccia là fuori. Avrò spento bene il fuoco? Dove ho messo la torcia? Cosa sta chiamando il mio nome dal folto del bosco? Devo andare in bagno, tanto vale che controlli.
- Tenete a mente l’ora in cui di solito si spengono le luci solari. Se si spengono prima del previsto – se si spengono tutte –, chiudete gli occhi. Tornate in tenda e restate lì fino all’alba. Qualunque cosa accada, non guardate fuori.
Kate è solo una. Le creature? Non si riescono a contare. Alcune sono lì dai tempi dei suoi bisnonni, altre passano stagionalmente, come delle brutte influenze. Ci sono apparizioni, avvistamenti. E come alcuni campeggiatori possono essere definiti veterani, ed essere quindi posizionati nelle piazzole più pericolose (c’è più fango, una tana di qualcosa vicino), alcuni esseri possono essere definiti habitué. Questo non li rende meno pericolosi, o facili da gestire. Semplicemente, te li aspetti senza sapere cosa potranno farti.
- Portate coperte pesanti. Di notte può fare molto freddo.
Hai capito bene. Farti. Ricorda, sei sempre tu la preda. Non sono creature interessate al tuo ricordo più bello, o a tre dei tuoi capelli per tessere la trama del tuo destino. Hanno fame.
- Se vedete un gruppo di persone che danza in cerchio attorno a un fuoco, potete unirvi a loro. Se vi accolgono, danzate con loro finché la musica non finisce. Non guardate i musicisti. Se invece non vi accolgono e si fermano a fissarvi, indietreggiate lentamente e andatevene Se vi vengono dietro, potete provare a correre, ma probabilmente è già troppo tardi. Pregate che sia una morte rapida.
Dicevamo, le creature sono tante, non sempre le stesse, ed è un po’ difficile seguirle tutte o ricordarle. Cavolo, non vengono nemmeno tutte dallo stesso folklore. Qui, la penna di Bonnie Quinn si smaschera, svelando le origini di questa storia: post di Reddit, nel canale r/NoSleep, dove i racconti si sono accumulati fino a diventare un libro, poi una serie. L’uomo senza ombra è solo il primo volume. Il carattere saltuario delle storie si sposa alla perfezione con l’idea presentata del libro: un manuale di sopravvivenza, visto che un decalogo di regole non sembra bastare. Un diario di bordo, scritto tra una tubazione delle docce solari saltata e il ritrovamento dell’ennesimo corpo. Non avete letto di non comprare il ghiaccio se i bambini non hanno il carretto?
- Prestate attenzione a un uomo dal fare amichevole che potrebbe avvicinarvi nelle zone di ombra. Cercate di convincerlo a mettersi alla luce del sole. Se proietta un’ombra, potete presumere che sia un altro campeggiatore. In caso contrario, interrompete subito la conversazione e allontanatevi il più in fretta possibile.
L’aria che tira a Goat Valley non è poi così male, anzi. Il campeggio, prima di leggere il decalogo, sempre che lo si prenda sul serio, pare idilliaco.
Basta solo guardarsi alle spalle.
E di fronte.
E sotto i piedi.
E la vostra ombra.
Ma soprattutto, quella altrui.
BENVENUT A GOAT VALLEY!
How to survive camping: l’uomo senza ombra è l’inizio di una serie perfetta per le letture (tardo) estive degli amanti dell’orrore, per coloro a cui mancano I Piccoli Brividi e continuano a cercare quella sensazione di peli che si drizzano sulla nuca ad anni di distanza dalle prime letture a tema terrore. Il tono della narrazione è conversazionale, un libro che non ha alcuna pretesa se non quella di divertire e spaventare un po’ il lettore. I capitoli, spezzati nel loro farvi incontrare sempre creature diverse, sono legati dall’arco narrativo più ampio, quello di un cattivo da sconfiggere o contro cui perdere tutto.
Fino all’ultimo, il dubbio su chi riuscirà a emergere vittorioso, a restare vivo e vegeto.
Al contrario di quasi tutti nella storia.