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Trash radar! How to become the Dark Lord and die trying, la recensione

Trash radar! How to become the Dark Lord and die trying, la recensione

Pensi che la tua routine settimanale casa-ufficio-casa sia snervante? Prova a rimanere bloccata per centinaia di anni in un loop temporale come è successo a Davi. Persino i migliori inizierebbero a mostrare segni di cedimento dopo l’ennesima morte e reset totale di tutto. E infatti, la Davi che ci troviamo davanti è incurante e completamente distaccata da qualsiasi cosa non sia riuscire a divertirsi un po’ in questa situazione assurda. Insomma, a tratti, una sociopatica.

ATTENZIONE: nel romanzo il linguaggio è molto esplicito e la morte, viste le particolari condizioni in cui si trova Davi, è trattata in modo estremamente leggero e superficiale. Se ciò dovesse urtare la vostra sensibilità non inoltratevi in questa lettura, ci sono milioni di altri libri là fuori che trattano il tema con il dovuto tatto.

Letteralmente una villain origin story

How to Become the Dark Lord and Die Trying, scritto dall’americano Django Wexler racconta la storia di Davi, una ragazza che si ritrova catapultata all’improvviso in un mondo che non è il suo e scopre molto presto di essere intrappolata in un loop temporale. In teoria dovrebbe essere l’eroina destinata a difendere l’umanità dal Signore Oscuro. In pratica continua a morire malissimo. E devo ammettere che è stato un po’ un déjà-vu di Mickey 7.

Ormai Davi ha praticamente finito le idee. Centinaia di volte ha radunato l’umanità e cercato di impedire l’ascesa del male, e altrettante volte ha rifilato gli stessi discorsi motivazionali, le stesse spiegazioni dette e ridette che ormai persino i muri hanno imparato a memoria. Ma il loop temporale la frega sempre alla fine. A volte muore subito, a volte ci mette un po’ di più, ma il risultato non cambia mai: viene sconfitta ogni singola volta. E a questo punto potete deprimervi o mandare all’aria ogni proposito positivo ed etico che abbiate mai avuto in mente. 

Davi sceglie la seconda via. Ne ha abbastanza di fare l’eroina e di correre dentro questa infinita ruota del criceto cosmica. Perché se il Signore Oscuro vince sempre, forse il vero problema è aver scelto il lato sbagliato della barricata. E allora tanto vale smettere di cercare di salvare il mondo e iniziare invece a conquistarlo. D’altronde, se non puoi batterli, unisciti a loro.

E non vi preoccupate, questa è solo la trama del primo libro. C’è anche un secondo volume. Una dilogia decisamente poco seria come può esserlo una campagna a D&D con i tuoi amici, ma forse abbastanza prevedibile, cosa che di solito non è una campagna a D&D coi tuoi amici, che si rivelano sempre più creativi di quanto si possa immaginare nell’arte di attentare continuamente alla tua vita.


“I don’t have to see what’s happening out in the city. I assume it’s bad. It’s usually bad. If I got into therapy and unloaded half the shit I’ve seen, Dr. Freud would take a running leap out the nearest window.”

How to Become the Dark Lord and Die Trying, Django Wexler

Profezie, orchi e pessime decisioni

Davi è sboccata, caustica e non ha la minima idea di quello che fa. Ed è proprio questo il bello. Perché sotto gli insulti, il sarcasmo e le decisioni prese chiaramente dopo appena tre secondi di pessime idee, si intravede qualcuno che è stata schiacciata dal peso di centinaia di vite vissute inutilmente. Davi è una persona completamente consumata dal fatto che ogni singolo legame, ogni vittoria e ogni sacrificio siano stati cancellati infinite volte. Dopo un po’, anche il più nobile e serio degli eroi inizierebbe a usare l’umorismo come meccanismo di difesa e il caos come hobby per passare il tempo.

Il problema è che Davi non è nemmeno particolarmente brava a portare a termine il suo nuovo piano malvagio. Vuole diventare il Signore Oscuro, sì, ma con le stesse competenze di chi si presenta alla discussione di un club del libro avendo letto solo la sinossi. E questo rende tutto ancora più divertente. La sua scalata al potere è fatta di alleanze discutibili, piani improvvisati, disastri diplomatici e momenti in cui sembra onestamente sorpresa di essere ancora viva.

Attorno a lei, il suo novello esercito, o orda, fatta di orchi, pseudo-golem di pietra, creature che somigliano vagamente a volpi e che sono decisamente più furbe di lei, reagisce con incredula rassegnazione la sua totale instabilità mentale. Alcuni personaggi cercano disperatamente di darle fiducia, altri vorrebbero pugnalarla dopo circa cinque minuti di conversazione (a volte ci provano), altri ancora sembrano accettare il suo caos come un fenomeno naturale prevedibile ma inevitabile.

Quando il caos è più forte della lore

Il worldbuilding non reinventa davvero il fantasy classico ma si diverte a puntare continuamente il dito agli stereotipi del genere. Profezie, prescelti, oscuri signori del male, ordini cavallereschi: c’è tutto, ma viene filtrato attraverso una protagonista che ormai considera ogni cliché fantasy una perdita di tempo.

Il ritmo del libro è veloce, pieno di dialoghi e battute, e spesso sembra seriamente di assistere a una campagna di D&D degenerata malissimo dopo mezz’ora. Una di quelle in cui il master aveva preparato una trama profonda e strappalacrime e i giocatori decidono invece di adottare un goblin, incendiare una taverna e dichiarare guerra a un regno per errore.

Il secondo libro alza ulteriormente la posta, cercando di dare più peso emotivo alle conseguenze del loop temporale e alle crepe psicologiche di Davi. Anche se la componente comedy rimane dominante, ogni tanto emergono momenti sorprendentemente amari che ricordano come, dietro tutte le battute, questa sia comunque la storia di una persona intrappolata da secoli nella stessa tragedia.

Non un capolavoro ma sicuramente un'esperienza

Il libro sa esattamente cosa vuole essere: volgare, assurdo e assolutamente incapace di prendersi sul serio.

Se cercate un fantasy elegante, stratificato e pieno di lore profondissima probabilmente non è il libro giusto; ma se avete voglia di una protagonista moralmente discutibile, dialoghi paradossali e l’energia caotica di qualcuno che è morto così tante volte da decidere semplicemente che è più facile essere il problema che la soluzione, allora è il libro perfetto.

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