BEST SELLER
Vanishing World: quando la famiglia diventa sistema

Vanishing World: quando la famiglia diventa sistema

Nel suo nuovo romanzo Vanishing World, edito da Edizioni E/O, Murata Sayaka ci trascina in un Giappone distopico dove la riproduzione naturale è ormai un ricordo. La società ha eliminato il contatto fisico e l’intimità coniugale, relegando il sesso a un atto extraconiugale, quasi peccaminoso. In questo mondo asettico, l’amore è diventato una leggenda, e la famiglia che prima era simbolo di unione e calore ora è ridotta a un meccanismo sociale. 

Per noi la famiglia stava diventando solo questo e niente più, un sistema.

Vanishing world, Murata Sayaka

Una protagonista controcorrente

Amane, la protagonista, cresce educata da una madre che crede ancora nel matrimonio come legame d’amore. Ma la sua visione antiquata viene percepita come un’eresia in una società che rifiuta il concetto stesso di coppia sentimentale.

In quella vecchia casetta rossa il matrimonio avveniva tra due persone innamorate e la famiglia era vista come qualcosa di meraviglioso.

Vanishing world, Murata Sayaka

Murata costruisce un racconto breve ma disturbante, fedele al suo stile fatto di provocazione e critica sociale. L’autrice spinge chi legge a interrogarsi su quanto siamo disposti a sacrificare in nome del progresso e del controllo. La famiglia, concetto fragile e ormai sacralizzato, diventa quasi una religione perduta.

Ogni volta che pronunciavamo il termine “famiglia” ci sembrava di pregare. La famiglia era la nostra chiesa, e più recitavamo quella parola più ne diventavamo devoti seguaci.

Vanishing world, Murata Sayaka

Scienza, alienazione e perdita dell’umanità

Tra le pagine emergono temi forti: la manipolazione genetica, la disumanizzazione dei rapporti e la scienza che arriva a sfidare la natura stessa. In questa società spinta all’estremo, gli scienziati tentano persino di far partorire gli uomini, snaturandoli a livello estetico e rendendoli simili a creature come il mostro di Frankenstein.

E se tra qualche decennio sparirà del tutto il concetto di famiglia come lo intendiamo noi?

Vanishing world, Murata Sayaka

Murata mette a nudo le ossessioni di un mondo che mira alla perfezione biologica ma dimentica l’imperfezione dell’amore. Anche i bambini, cresciuti in laboratori o comunità artificiali, non sono più figli ma prodotti sociali. Questi Kodomo-chan non hanno nome né famiglia, solo un numero, e la loro identità è talmente neutra da rendere impossibile distinguere maschi da femmine. Ancora più inquietante è la facilità con cui la morte neonatale viene accettata e dimenticata, senza lutto né dolore.

I bambini erano abituati a comportarsi come animali da compagnia.

Vanishing world, Murata Sayaka

Un finale che ferisce e divide

Murata non ha paura di spingersi oltre il limite, e il finale di Vanishing World ne è la prova più evidente. L’autrice porta chi legge in un territorio dove i concetti di corpo, maternità e moralità si confondono, fino a diventare irriconoscibili. La scena conclusiva, che coinvolge Amane e uno dei Kodomo-chan, è profondamente disturbante: un momento percepito come un abuso, ma che la protagonista vive come un gesto di amore e liberazione. Questo rovesciamento emotivo è ciò che rende la pagina insostenibile, tanto quanto significativa. Murata sembra volerci costringere a guardare in faccia la deriva etica di una società che ha perso ogni contatto con la sessualità.

Anche la sequenza del parto maschile, primo esperimento riuscito di una scienza che non conosce limiti, si inserisce nello stesso discorso di deformazione del corpo e dell’identità. È una scena volutamente repulsiva, resa ancor più disturbante dalla freddezza con cui viene raccontata: un simbolo della follia collettiva che nasce dal voler dominare la natura a ogni costo, creando così delle vere e proprie fabbriche che puntano solo a estendere l’umanità eliminando per sempre la famiglia.

Murata non cerca la provocazione fine a sé stessa: ciò che costruisce è una riflessione radicale sul corpo come campo di sperimentazione, sull’amore ridotto a formula biologica, sulla maternità privata del suo significato affettivo. È un sistema che le ho visto utilizzare anche negli altri sui libri ma che qui ho trovato troppo estremo.

Una lettura che lascia il segno

Vanishing World è un romanzo breve ma intenso, non lascia scampo: lo si chiude con disagio, con rabbia, e forse anche con compassione. Ma, come sempre con Murata, non si può restare indifferenti.

Pur non raggiungendo la potenza emotiva di Parti e omicidi o Terrestri, il libro conferma la capacità della scrittrice di scuotere, disturbare e costringere il lettore a riflettere sulla fragilità della società.

Una lettura consigliata solo a chi ha la mente aperta e il coraggio di affrontare un mondo dove l’amore è proibito e la famiglia non è più un legame, ma un semplice sistema.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *