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The Strength of the Few – La volontà dei pochi, la recensione

The Strength of the Few – La volontà dei pochi, la recensione

Il secondo capitolo della tanto acclamata serie di James Islington, iniziata con The Will of the Many – La volontà dei molti, non è più un desiderio agli occhi di chi ancora sognava il finale del primo volume. Finalmente, le avventure – e disavventure – di Vis Telimus continuano, ma con un pizzico di epicità in più. Infatti, se The Will of the Many aveva una forte impronta accademica e misteriosa, in The Strength of the Few il mistero continua a pervadere la storia, ma la componente fantascientifica si intensifica.

Tre punti di vista differenti arricchiscono la trama di intrighi politici, colpi di scena inaspettati e avversità ancor più pericolose. Ma attenzione prima di proseguire con questa recensione: per poter analizzare al meglio questo romanzo ci saranno inevitabili spoiler del primo libro!

A society cannot make a man a monster, Diago. But it can give him the excuse to become one.

The Strength of the Few – La forza dei pochi, James Islington

Un'impresa riuscita o solo un'infruttuosa ambizione?

The Strength of the Few riprende la narrazione dall’epilogo di The Will of the Many, dalle poche pagine che hanno cambiato ogni premessa che ci è stata data dall’autore nel primo capitolo di questa trilogia epica. La parte fantascientifica aveva un ruolo meramente marginale, ma il secondo romanzo della trilogia non si perde in inutili giri di parole prima di sconvolgere i* lettor*. Infatti, i tre nuovi punti di vista non sono altro che il risultato delle scoperte di Vis: la divisione stessa del protagonista in tre mondi diversi, ognuno dei quali è inconsapevole dell’esistenza degli altri.

Seppur questa scelta narrativa possa sembrare confusionaria, lo stile di scrittura chiaro e diretto, nonché l’uso di nomi e ambientazioni differenti, aiutano a non confondere i diversi POV. La costruzione del sistema magico e del world building si complica notevolmente, portando Islington alla creazione di strutture differenti, ma pur sempre legate a quella che abbiamo conosciuto in The Will of the Many

Ogni doppione di Vis deve imparare – rimparare – a comprendere le dinamiche basilari che contraddistinguevano Caten. Le ambientazioni stesse non si basano più solo sull’Antica Roma. L’autore prende ispirazione dall’Antico Egitto e dall’antica società celtica per caratterizzare gli altri due mondi, integrando e modificando l’uso e la conoscenza della volontà. In questi contesti, non c’è l’ambiente sicuro dell’accademia che aveva guidato Vis nel suo processo di apprendimento. Ora il nostro protagonista è costretto a fronteggiare e ad accogliere ciò che ha sempre guardato con disprezzo, sbagliando e incespicando durante il suo lungo e tortuoso cammino, tutto per sopravvivere.

Le tre realtà alternative si dividono in Res (il mondo che abbiamo imparato a conoscere nel primo romanzo), il Lucem (ispirato alla mitologia celtica) e l’Obiteum (che richiama l’Antico Egitto). Ma l’obiettivo di Vis è lo stesso in tutte e tre le realtà: impedire il Cataclisma che minaccia di distruggere il mondo che divide Vis tra odio e profonda nostalgia.

Vis Telimus: tre sfaccettature di un solo personaggio

Nel presente, nella realtà che conosciamo già da The Will of the Many, Vis deve fare i conti con le conseguenze dello Iudicium. Per quanto determinato e forte possa apparire all’esterno,  Vis è anche e soprattutto un giovane ragazzo che deve fare i conti con la morte. Leggere la sua storia dal suo punto di vista ci permette di penetrare nella sua psiche, seguendolo in questo viaggio di riscoperta e di accettazione personale. Come personaggio, Vis appare camaleontico: si adatta con facilità alle tre realtà alternative, dando il meglio o il peggio di sé. Il suo disperato desiderio di vendetta, la speranza, la fragile gioia che prova raramente e la profonda tristezza per il suo passato che rischia di travolgere anche il suo presente si mescolano in un personaggio sfaccettato e complesso.

Al contrario, il Vis del Lucem si trova in un mondo che lo fa sentire quasi a casa, portandolo a sperare addirittura di non fare più ritorno a Caten. Il Vis calcolatore e rabbioso a cui siamo abituati lascia il posto a una versione più gioiosa e impaziente di far parte della società in cui è stato catapultato. Il dolore della perdita, però, è l’aspetto che probabilmente accomuna tutte le versioni del protagonista. Il suo passato è fonte di continua afflizione, ma è il desiderio di vendetta il suo vero tallone d’Achille.

L'estrema complessità del sistema magico e del world building: pro e contro

The Will of the Many aveva posto le basi per un sistema magico complesso e The Strength of the Few è stato in grado di ingarbugliarlo ancora di più. Non fraintendetemi, andando avanti con la lettura è facile abituarsi alle novità introdotte in questo nuovo capitolo, ma all’inizio il glossario che si può trovare alle ultime pagine del libro è fondamentale. Il consiglio è di leggere The Strength of the Few appena dopo la lettura del primo romanzo, altrimenti si spera che abbiate davvero una buona memoria.

Questo, ovviamente, non è un aspetto negativo. La vastità del world building e l’elemento magico sono del tutto innovativi. L’uso della volontà come caposaldo della società cateniana e il diverso modo in cui questa viene interpretata e utilizzata negli altri due mondi alternativi presuppongono una caratterizzazione diversificata in base alle esigenze del Res, del Lucem e dell’Obiteum. Islington ha unito tre romanzi diversi, con tre ambientazioni contrastanti in un unico libro, guidato da uno scopo comune.

Words sound the same coming from the honest and the deceiving, the informed and the deceived. They matter—never think otherwise—but most of the time, people need to be shown a truth before they will truly believe it.

The Strength of the Few – La forza dei pochi, James Islington

Per quanto questo esperimento narrativo sia ben riuscito, è innegabile che tutti questi nuovi nomi e le vecchie conoscenze acquisite in The Will of the Many possano rallentare la lettura. È proprio come leggere tre romanzi diversi, destreggiandosi tra personaggi sconosciuti, un sistema magico simile ma pur sempre differente e ambientazioni agli antipodi.

Passare da un POV a un altro proprio nel bel mezzo di una scoperta mozzafiato o di una scena inaspettata rischia di spezzare la cadenza narrativa, ma allo stesso tempo spinge chi legge a divorare i capitoli per conoscere le sorti di ogni versione di Vis. Grazie a questi intervalli, la tensione si mescola a scene drammatiche e più lente per dare un po’ di respiro alla narrazione, in modo da concedere il giusto peso alle scelte e alle loro conseguenze.

Il problema dei personaggi secondari

Leggere The Strength of the Few dal punto di vista di Vis permette una conoscenza approfondita e intima del protagonista. Tuttavia, il resto del vasto cast di personaggi secondari, soprattutto se introdotti in questo nuovo romanzo, risulta bidimensionale. Se Aequa, Ulciscor, Eidhin e Lanistia, insieme ad altri personaggi del Res, sono ormai ben indagati (chi più chi meno) e rappresentano un aspetto imprescindibile della trama, la stessa cosa non accade per i nuovi arrivati. I compagni che rallegrano la vita di Vis nel Lucem o le conoscenze inaspettate che fa nell’Obiteum rischiano di apparire superficiali.

Nonostante Aequa e Lanistia abbiano conquistato il mio cuore, i loro personaggi sembrano poco sviluppati, relegati ai margini della narrazione e senza il peso che meriterebbero. Proprio la mancanza di uno o più personaggi femminili di rilievo continua a destare in me qualche perplessità, specialmente dopo il finale di The Strength of the Few.

Un secondo capitolo che funziona

The Strength of the Few – La forza dei pochi si colloca nel genere epic fantasy senza avere nulla da invidiare ad altri capostipiti del genere. Ricolmo di colpi di scena e scene d’azione, il nuovo romanzo di James Islington ha la capacità di catturare l’attenzione di chi legge senza il bisogno di una scrittura arzigogolata. Il lessico semplice e diretto, l’impostazione del romanzo dal punto di vista del protagonista e la scrittura in prima persona permettono di affezionarsi alla storia di Vis e di sentirsi parte di essa.

Amanti dei fantasy epici e della fantascienza, non lasciatevi sfuggire questa perla, soprattutto se avete apprezzato romanzi come L’apprendista assassino di Robin Hobb e La Via dei Re di Brandon Sanderson.

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