
Latte acido, il retrogusto della crescita
Latte acido, romanzo horror d’esordio dell’autrice Avery Curran, edito in Italia da Mercurio, si posiziona in un limbo delicato: quello tra l’adolescenza e l’eta adulta; un luogo dove non ci si sente più dei bambini, ma non si è nemmeno ancora inaciditi dalle esperienze di vita. Con una protagonista saccente e testarda, che si ribella tra le mura di un luogo che ha sempre considerato sicuro, Avery Curran ci mostra la tenacia e la superbia tipici di un’adolescenza a cui poi si guarderà come un ricordo sbiadito, pronta ad essere soffocata dalla vita adulta.
L’Istituto femminile Briarley apre i suoi cancelli a voi, impavidə lettorə: se amate una buona storia di fantasmi e immaturità giovanile, di una crescita andata male, questo potrebbe essere il libro che fa al caso vostro.
Di cosa parla Latte acido?
Il libro è ambientato nel 1928, nell’Istituto femminile immaginario di Briarley in Inghilterra, che ricalca molto quelle che sono state davvero case, scuole e luoghi di tortura per giovani donne e bambine in quegli anni. Emily, la nostra protagonista, e le ragazze dell’ultimo anno trascorrono le giornate tra studio, disciplina e amori sbocciati o destinati a concludersi.
Una notte, la giovane Violet, la ragazza più popolare e ambita (anche in senso amoroso), muore precipitando dalla balaustra. Sarà l’inizio di una terribile spirale di violenza, morte e, in un certo senso, rinascita, come affannarsi per risalire dalla terra in cui si è stati sepolti. Ciò che si risveglierà nell’istituto è una minaccia senza nome, una presenza destinata a fagocitare ciò che le ragazze di Briarley hanno sempre conosciuto.
Troppo piccole, non ancora adulte
“Ho tenuto tutto dentro, lasciando che imputridisse.”
Latte acido, Avery Curran
Il latte è, nel nostro immaginario collettivo, la bevanda consumata dai più piccoli, simbolo dell’infanzia. Curran usa questa immagina tra le righe, come un fantasma di cui si avverte la presenza e non si vede, per aiutarci a capire che quell’età, per Emily, è ormai distante. Non importa quanto lei cerchi di aggrapparvisi o di tenerla con sé insieme al ricordo di tutte le sue compagne: è inevitabile che finisca e che lei vada avanti. Le giovani allieve non sono più bambine: i loro corpi sono carne pronta al macello, agli occhi e ai denti di chi potrà strapparle. Specialmente agli adulti che, come per ogni bambino, sottovalutano la gravità della situazione, ignorando con una pietà non verbale le loro paura e preoccupazioni.
Il tentativo di rimettersi in contatto con Violet, ragazzina che permane nel ricordo di Emily come la sua cotta giovanile da venerare, non è che il punto di non ritorno, un filo che si tende sempre di più, destinato a spezzarsi, prolungando la loro prigionia e impedendo alle nostre protagoniste il superamento di uno stallo importante: l’adolescenza.
Crescere è terrificante
Che non fosse solo una storia di fantasmi è ben chiaro. Infatti, il pericolo non si cela nell’Aldilà: ogni cosa a Briarley è marcia fino al midollo e Curran lascia che siano i suoi personaggi, i loro pensieri, a farci capire cos’è.
Sono giovani, le studentesse protagoniste. Ormai sballottolate dalle incertezze, crescono grazie al terrore, per forza di cose: il desiderio di riappropriarsi di quella innocenza prossima a perdersi, eterea e idealizzata (Violet) è tanta, troppo.
“Eravamo troppo giovani, esposte troppo presto al terrore e al lutto, costrette a prendere tutte le nostre decisioni da sole senza alcun tipo di guida.”
Latte acido, Avery Curran
L’autrice ci conduce, attraverso Emily, in una serie di ricordi terrificanti e malinconici, fatti di lutto, ragazzine ribelli, prime esperienze amorose (proibite o meno, da nascondere agli occhi di sguardi severi e giudicanti di una società che ci vuole conformi alle regole) e sessuali e la repulsione di esse, litigi infantili, delusione all’indifferenza degli adulti e del loro mondo, per poi lasciarsi tutto alle spalle come si fa una volta cresciuti.
Briarley diventa così un limbo per quelle povere diciottenni che non possono fare i conti con la crescita, che categoricamente rifiutano di abbandonare le loro vesti giovanili e si scontrano con le severe insegnanti dell’istituto. Quante volte, da adolescenti, abbiamo avuto la percezione che nessun adulto ascoltasse? Che le nostre preoccupazioni e le paure fossero accolti solo da mura severe e a noi incomprensibili?
Una fiaba gotica e queer per gli amanti del genere
Se avete amato le atmosfere soprannaturali e oniriche di Picnic ad Hanging Rock o di Vergini Suicide, questo libro è sicuramente pane per i vostri denti (da latte!).
Latte acido è una fiaba oscura, perturbante e queer (la maggior parte delle ragazze principali è lesbica, sebbene alcune provino a reprimerlo); apprezzabile nonostante qualche inciampo nel ritmo e in alcune scelte narrative, a mio parere. La storia, tuttavia, fa ugualmente il suo lavoro: chi legge segue con un nodo alla gola e un’acidità crescente Emily e la sua combriccolare lottare contro qualcosa di più grande di loro, a cui non possono sfuggire, come noi dai terribili ricordi e fantasmi d’infanzia.