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Il Museo dei Vampiri, attraverso i molteplici volti del soprannaturale

Il Museo dei Vampiri, attraverso i molteplici volti del soprannaturale

Quando le porte del Museo dei Vampiri si aprono, il lettore ha già la consapevolezza che quando ne uscirà – se ne uscirà – non sarà più lo stesso.

Benvenutə nella dimora della Curatrice

La sardonica e arguta Curatrice creata da Gabriella Giliberti e Lisa Merletti lascia che il lettore si fidi di lei, lo invita a entrare (un divertente paradosso, poiché i vampiri non possono varcare nessuna soglia se non invitati) e a intraprendere un viaggio ancestrale che ribalta l’idea canonica del mostro ematofago.

Mappa del Museo dei Vampiri, Lisa Merletti e Gabriella Giliberti

Orrore, folklore, antropologia

La nuova uscita Rebelle Edizioni unisce la suggestione al saggio, orrore e folklore alla riflessione filosofica e antropologica, una moltitudine perfettamente incastonata nella cornice grafica creata da Lisa Merletti con il suo stile inconfondibile.

La Curatrice, che come lei stessa si definisce è un’accumulatrice di storie e cimeli secolari, ha deciso di aprire la sua dimora anche ai mortali (grazie!) e organizzarla in sale tematiche, ognuna dedicata a una delle molteplici facce del vampirismo.

A ogni sala uno sfasamento diatopico e diacronico, a ogni pagina un’acquisizione di consapevolezza. Perché, in tutte le forme che ha assunto e continuerà ad assumere, il vampiro è una soglia e questa creatura affascinante non può essere compresa se non si è disposti a superarla.

Il vampiro nello specchio

Secoli di paure e traumi hanno plasmato il vampiro come lo conosciamo oggi, ancora ineffabile in tutte le sue infinite sfumature: traumi sociali si riversano in questo contenitore soprannaturale, emblema del rovesciamento, dell’altro oltre la soglia, del proibito, del ritorno dall’aldilà, della corruzione fisica e morale, il tassello che ha scardinato gli ingranaggi del tempo e lo ha sconfitto, anche se ha dovuto pagarne il prezzo.

Il vampiro è lo scomodo riflesso dell’umano che ci attende oltre la gelida superficie dello specchio; nella sua inversione della realtà oggettiva, è in questo simulacro mostruoso che sono stati riversati ora il timore del contagio, ora la corruzione spirituale, la corruzione dell’anima, pulsioni e desiderio.

Sete

Sono entrata in sintonia con la Curatrice, ne comprendo i motivi che l’anno portata a trasformarsi. È un’anima malinconica e romantica, che ha trovato nel sangue il modo di appagare la sete di tempo, di vita, di umanità. E come in una panoramica lo sguardo del vampiro si allarga sullo scorrere delle stagioni, cambia prospettiva sul continuo affannarsi degli umani, finalmente può abbracciare il mondo e l’umanità interi perché ha sconfitto il nemico più grande di tutti. Si sceglie di trasformarsi in vampiri perché si ha sete e non viceversa. E gli occhi del Conte Dracula di Lisa Merletti vi diranno tutto questo.

Il Museo dei Vampiri è anche un monito ad ascoltare la voce dei mostri che l’uomo stesso ha creato, un incoraggiamento amichevole a riconoscere il noto dietro quel volto trasfigurato. Lasciare che i mostri ci parlino e imparare da essi, non avere paura di accorgerci che la linea che separa il “noi” dal “voi” è molto più sottile e permeabile di quanto si creda.

Lascio alla Curatrice il compito di raccontarsi, a me non resta che lasciarvi alle porte del Museo.

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