
The Starving Saints: un vangelo apocrifo sull’amore saffico
Se siete sintonizzati su un algoritmo simile al mio, dove il #weirdgirl intreccia l’horror medievale, sarete sicuramente inciampati in The Starving Saints, di Caitlin Starling, pubblicato il 20 maggio 2025. Al momento disponibile in lingua inglese, lo rende un ottimo candidato per lo scaffale internazionale di Strega in Biblioteca.
(Pss. PSSSS. Ehi tu. Non ti piace leggere in lingua? La Bottega dell’Invisibile pubblicherà l’edizione italiana a settembre 2026. Diamoci appuntamento per quel mese.)
Il soggolo in copertina nasconde volti di putti affogati nel miele, tra estasi e tortura. Ambrosia naturale, un pilastro della narrazione. La santità? Perversa nella sua permeanza.
L’assedio inespugnabile: teatro di una tragedia già scritta
L’assedio più lungo della storia è quello dei 900 giorni di Sarajevo. Da settembre del 1941 a gennaio del 1944. Gli assedi, in generale, possono essere di pochi giorni, pochi mesi, o qualche anno. Gli assediati possono essere presi con la forza, o con la pazienza. Prima o poi, acqua potabile e cibo finiranno. O qualcuno tradirà la propria fazione, aprendo un passaggio per le forze assedianti.
Questo è il teatro della storia di The Starving Saints: un assedio agli sgoccioli, da dentro le mura. Un miracolo è già avvenuto: qualcuno è riuscito a purificare le acque. Ma un miracolo è tale in quanto unico nel suo genere. Phosyne, una suora scomunicata, non segue ragionamenti scientifici. Non sarebbe nemmeno in grado di spiegare come raggiunge le proprie intuizioni. La materia le parla. E l’acqua adesso è di nuovo potabile. Quando le viene chiesto di creare del cibo dal nulla, incontra un limite al proprio talento.
Fuori dalla torre in cui Phosyne si è/è stata confinata, Ser Voyne cerca di placare la folla degli assediati. La fame attanaglia le viscere, offusca le menti. E lei, un tempo fiera eroe del proprio regno, si trova costretta ad aspettare di essere conquistata in quanto il suo padrone, il re in persona, ha deciso di tenerla al suo fianco come un trofeo. Un bel soldatino lucidato al guinzaglio, anziché la macellaia che è abituata ad essere.
Con i ratti che caccia, nelle ombre del castello si nasconde Treila. Un tempo nobile, caduta in disgrazia, si nasconde tra le sguattere del castello con una sola missione: vedere in ginocchio davanti a sé la persona che lei ritiene responsabile per la sua caduta e sofferenza. E che si trova intrappolata dentro le stesse mura.
Il castello è quindi un palco ridotto. Le protagoniste sono costrette a incontrarsi, e se qualcosa non cambia in fretta, a morire in un modo o nell’altro. Una tragedia che sembra già scritta.
Succede un miracolo. E se prima si trattava di una tragedia, adesso quel castello è un teatro di orrori.
Sacro e profano, magia e divino
Un sistema religioso basato sulla scienza: così emerge dalla trama il regno della Constant Lady e dei suoi santi. L’ordine femminile addetto al loro culto e all’apicoltura è votato all’ordine, al ragionamento empirico, ai fatti. In questo mondo di scienza femminile non esiste spazio per la fantasia, l’immaginazione. Eppure, nelle zone d’ombra, la magia infesta quegli stessi luoghi. O più che magia, l’impossibile. Creature che sfuggono alle leggi della natura, cambiamenti che sembrano miracoli. Materia che permuta. Patti stretti con l’oscurità.
In questo costante passaggio tra sacro e profano, l’umano resta piccolo. Debole. La partita sembra giocarsi su un piano che trascende lo scibile. Eppure un sentimento umano sembra poter superare anche le forze eteree: l’amore, in tutte le sue forme. Ma anche l’ossessione, la bramosia, il rispetto platonico, la passione. L’amor che move il sole e l’altre stelle di Dante viene declinato in ogni suo aspetto. E mentre “fuori” impervia la lotta tra potenze divine, una corruzione divina dell’interno del castello, “dentro” le nostre protagoniste si trovano attanagliate da una diversa fame. Quella di appartenere, quella di possedere.
La storia può essere letta in diverse chiavi. Il rapporto tra sacro e profano. Tra divino e magico. Tra razionale e fantasioso. Un assedio fisico e un assedio mentale. La lotta tra il bene e il male.
E poi ci sono ulteriori temi: il cannibalismo come metafora dell’ossessione o del desiderio carnale, la fame come esternazione fisica della necessità di trovare il proprio posto, la corruzione del luogo di svolgimento della storia come specchio della corruzione mentale dei personaggi. Il maschile è decentrato, ma i danni patriarcali reggono gli angoli della tela su cui è tessuta la trama.
Un libro oscuro, come gli angoli dell’umanità che decide di mettere a nudo. Una lente di ingrandimento puntata su una gabbia, dove i soggetti dell’osservazione possono essere soggetti a stress e situazioni estreme. C’è chi cambia, chi lotta, chi si piega, chi scappa. E soprattutto, c’è chi non riesce in nessuno di questi atti, e semplicemente e violentemente smette di essere.
Soldier, Poet, King, but make it female
Ve lo ricordate il trend con la canzone Soldier, Poet, King? I test di personalità su queste tre figure, e come sono emersi successivamente tutti i “il soldato costretto a regnare”, “il poeta costretto a combattere” “il re costretto a narrare”? Phosyne, Ser Voyne e Teila sono la versione femminile del trend. Ruoli pre-impostati, destini già decisi. A cui, nemmeno così consciamente, iniziano a sfuggire.
I rapporti di potere tra loro tre cambiano costantemente, così come i sentimenti che le legano. Alla fine però, i fattori dell’equazione devono essere tutti presenti. Qualcuno deve comandare, qualcuno deve difendere, e qualcuno deve narrare. E quello che avviene dentro quelle mura, sospesi nel tempo, è un processo di mutazione.
Una crisalide, o un incubatore. Potenziale sprecato che diventa concime per una nuova rinascita.