
Gli Inganni di Locke Lamora: l’heist novel di cui avevate bisogno
Era il lontano 2006 quando nel mercato editoriale anglofono faceva la sua comparsa quella che sarebbe diventata una delle saghe grimdark più amate di sempre, e il 2020 quando Mondadori la portava finalmente in Italia. Ambientato tra i canali di una pseudo-Venezia fantasy, con le sue maschere, i suoi Duchi e i suoi ladri, Gli Inganni di Locke Lamora è il primo volume della serie I Bastardi Galantuomini.
Firmata Scott Lynch e attualmente ancora in corso, I Bastardi Galantuomini conta oggi tre libri su sette, e noi di Strega non vediamo l’ora di parlarvene!
“Does that give you a moment of pause, my boy? Good. Stare at this thing, Locke. Take a good, hard look. It means your death is paid for. I bought this from your former master when I got you at a bargain price.”
The Lies of Locke Lamora, Scott Lynch
Gli Inganni di Locke Lamora: la trama
Si dice che la Spina di Camorr possa battere chiunque in duello. Si dice anche che rubi ai ricchi per donare ai poveri. Si dice che sia mezzo uomo e mezzo mito, per lo più una leggenda sussurrata agli angoli delle strade. È tutto sbagliato.
Con un’altezza nella media, snello, e appena competente nel tirar di spada, Locke Lamora è la leggendaria Spina, e le armi più potenti del suo arsenale sono il suo intelletto e la scaltrezza. Deruba i ricchi – perché sono gli unici che valga la pena derubare – ma per lui i poveri posso rubare da sé. Ciò che Locke possiede grazie ai raggiri, alle lusinghe e agli inganni appartiene solamente a lui e alla sua banda di ladri e truffatori: I Bastardi Galantuomini.
Assieme, i Bastardi dominano la città di Camorr. Costruita con il Vetrantico da una razza che nessuno ricorda, Camorr è una città di feste cangianti, di luridi canali, palazzi barocchi e cimiteri affollati. Patria di Don, mercanti, soldati, mendicanti, storpi e bambini selvaggi. E di Capa Barsavi, la mente criminale che gestisce la città.
Ma qualcosa rischia di compromettere il potere del Capa. Una sfida da parte di un uomo che nessuno ha mai visto, un uomo che nessuna lama riesce a sfiorare. Il Re Grigio sta arrivando.
Sarebbe superfluo consigliare che nessuno si metta in mezzo tra Capa Barsavi e il Re Grigio. Nessuno, neanche un così grande spadaccino come la Spina di Camorr. Ma per quanto riguarda Locke Lamora…Fonte: Traduzione da Goodreads.com
Il worldbuilding di Locke Lamora: una Venezia fantasy sulle ceneri di un impero
È una sensazione quasi nostalgica quella che si prova ad aprire le pagine de Gli Inganni di Locke Lamora, perché sembra quasi di essere tornati al 2010, quando le saghe dai sapori epici e i mondi complessi dominavano le letture della nostra adolescenza.
Perché quello ideato da Scott Lynch è un worlbuilding costruito nel dettaglio a vivide pennellate, nel quale l’autore sa prendersi il proprio tempo per spiegare alcune strutture e regole della città di Camorr, ma dove il lettore viene spesso gettato (“in un barile di piscio di cavallo” – cit) tra Capa, duchi e contrarequialla a trovare da sé la soluzione all’enigma madre: ma cosa sto leggendo?
Ecco, noi di Strega siamo qui per darvi una mano.
Camorr è una città-stato a sud di quello che è il continente conosciuto, sulle sponde del Mare di Ferro. Ispirata alla Venezia del XVI-XVII secolo, si espande su innumerevoli isole delimitati da canali, mentre il fiume Angevine la divide a metà. Benché nelle sue acque si annidino squali assetati di sangue e altre creature mostruose, il porto di Camorr è uno snodo commerciale che ospita imbarcazioni da ogni angolo del mondo conosciuto, a partire dalle sue città-sorelle come Karthain e Talisham fino al regno dei Seven Marrows a nord.
A governare Camorr dall’alto della propria torre è il Duca Nicovante, ma più ci si allontana dai quartieri della Camorr bene e si scende verso distretti come la Mara Cammorrazza, i Dregs e il Calderone, più la giustizia del Duca lascia spazio al dominio della criminalità Camorri, tutta inchinata a Capa Barsavi.
Verrari, Karthani and Lashani nod knowingly when they hear this story. They assume it to be apocryphal, but it confirms something they claim to know in their hearts – that Camorri are all gods-damned crazy.
The Lies of Locke Lamora, Scott Lynch
Questa malavita è il cuore pulsante non solo della città, ma di tutto il romanzo: prolifica e spietata, costituisce una Camorr parallela con il proprio ordine e le proprie decennali leggi, capace di sopravvivere grazie alla connivenza delle autorità. È una moltitudine di gang tenute a bada non già dal rispetto reciproco ma dal pugno di ferro del già citato Capa Barsavi, un uomo spietato e tirannico cui appartiene la vita di ogni singolo ladro e malfattore che abbia mai camminato a sud delle 5 torri – incluso il nostro Locke Lamora.
Locke Lamora: un protagonista carismatico
Locke was a medium man in every respect – medium height, medium build, medium-dark hair cropped short above a face that was neither handsome nor memorable. […] His bright grey eyes alone had any sense of distinction; he was a man the gods might have shaped deliberately to be overlooked.
The Lies of Locke Lamora, Scott Lynch
È davvero complesso articolare quanto e perché Locke sia un ottimo protagonista, quindi cominciamo con il sottolineare l’ovvio: Locke è magnetico come pochi personaggi sanno essere. Orfano, povero ed essenzialmente mediocre in ogni aspetto, ciò che lo caratterizza è l’intelletto – ve lo ricordate Kaz Brekker? Ecco, a confronto di Locke, Kaz è un dilettante allo sbaraglio.
La prima volta che lo incontriamo, Locke è un ladruncolo apprendista del Forgialadri, e ne ha combinata una talmente grossa che il suo maestro ha deciso di venderlo a un prete cieco, pur di levarselo di torno. Epico è l’incipit del romanzo:
At the height of the long wet summer of the Seventy-seventh Year of Sendovani, the Thiefmaker of Camorr paid a sudden and unannounced visit to the Eyeless Priest at the Temple of Perelandro, desperately hoping to sell him the Lamora boy.
The Lies of Locke Lamora, Scott Lynch
In meno di una pagina di flessibile, Lynch ci rivela tutto quello che dobbiamo sapere sul giovane Lamora: che è arguto, brillante e, soprattutto, maledettamente impulsivo. Non somiglia per nulla al classico ideale di giovane personaggio astuto che nei romanzi fantasy coincide spesso con la voce della ragione; tutt’altro, perché l’astuzia di Locke va a braccetto con la sua arroganza.
Nella sua identità adulta come garrista (ovvero capobanda) dei Bastardi Galantuomini, Locke danza spesso col pericolo, e per quanto studiate nel minimo dettaglio, le truffe che mette in piedi sono più che azzardate. Basti pensare a come tutto il “Gioco di Don Salvara” che apre il secondo capitolo si tenga in piedi per mezzo di un complesso sistema di vibes e preghiere.
Eppure, Locke è ben più di un giovane ladro dalla mente brillante, anzi, potremmo dire che quest’ultima sia solo una maschera. Il legame che unisce Locke ai propri compagni va ben oltre il cameratismo – non dimentichiamo che Locke è un orfano del cui passato non sappiamo nulla, e il suo bisogno di avere una famiglia traspira di pagina in pagina fino a culminare nello scontro finale.
Una found family poco convenzionale: chi sono i Bastardi Galantuomini?
Per quanto carismatica sia la sua figura, tuttavia, Locke Lamora può permettersi di brillare solamente grazie al supporto costante dato dalla sua banda di malfattori.
I Bastardi Galantuomini non sono altro che uno dei tanti gruppi criminali che costellano le strade di Camorr, ma hanno una particolarità: loro rubano ai ricchi… per donare a se stessi. Nascosti nei sotterranei del dimesso tempio di Perelandro (Padre delle Misericordie, Signore dei Negletti), i Bastardi Galantuomini hanno fatto del raggirare i ricchi cittadini di Camorr una vera e propria arte: il termine “bastardi” parla da sé, ma il “galantuomini” rivela la sottigliezza e lo studio dietro ai loro tiri mancini – loro hanno ricevuto un’istruzione da duchi!
Il passaggio da eat the rich a eat with the rich è, insomma, alquanto breve.
Ciò che più ho apprezzato dei Gentlemen Bastards non è solamente la loro coesione fraterna, ma il modo in cui ognuno riesce a spiccare nonostante la narrazione spinga costantemente l’attenzione del lettore sul loro garrista. In quasi seicento pagine pregne di eventi e tradimenti, ogni membro della banda prende forma con gesti impercettibili e battute buttate là per caso – e pertanto porrò loro omaggio presentandoveli uno ad uno.
Primo fra tutti Bug, il dodicenne apprendista della gang, impulsivo e smanioso di provare il proprio valore agli adulti suoi compagni; i gemelli Calo e Galdo Sanza, “silver in all trades and gold in none”, abili nel barare a carte, donnaioli accaniti e – da bravi gemelli fantasy – dediti al caos più assoluto. Poi Jean Tannen, così sorprendente nel suo essere l’antitesi dello stereotipo di ladro e forse enigmatico tanto quanto Locke.
E infine Sabetha, l’incognita, il fantasma che aleggia in ogni riunione e in ogni stanza e che pure noi lettori non vediamo mai – quanta maestria bisogna possedere, per rendere vivido un personaggio che non appare mai?
I temi di Gli Inganni di Locke Lamora
Famiglia, lealtà e vendetta. Sono questi i pilastri sui quali si regge tutta la narrazione de Gli Inganni di Locke Lamora e l’operato dei Bastardi Galantuomini.
Come accennavamo poco fa, I Bastardi Galantuomini si percepiscono come ben più di una mera gang facoltosa, perché il legame che li unisce è fitto quasi come sangue. Niente di nuovo sul fronte occidentale, quando Scott Lynch ha deciso di inserire un rapporto fraterno tra i membri di questa banda criminale di certo non stava scoprendo l’acqua calda – come minimo, ci aveva già pensato Tolkien nel 1954 con La Compagnia dell’Anello.
“But time’s a river, Locke, and we’ve always drifted farther from it than we think.” He smiled down at Locke with real affection. “I can’t stand watch on you forever, boy. Now we need to see what you can do when you’re off in a strange place, all on your own.”
The Lies of Locke Lamora, Scott Lynch
Tuttavia, il buon lettore sa che i trope non sono mai una novità, che ciò che li rende unici è l’esecuzione – e Scott Lynch esegue più che bene. Tutti orfani e senza un posto dove andare, i Bastardi Galantuomini trovano in Padre Chains una figura paterna oltre che un mentore, un legame che il lettore percepisce senza bisogno di particolari delucidazioni. In un libro che si sviluppa su una doppia linea temporale (passato e presente), la presenza di un forte affetto tra l’adulto e i suoi ragazzi nel passato rende ancora più credibile la coesione tra questi ultimi una volta cresciuti, quando sono loro a riproporre la stessa dinamica nei confronti del giovane Bug.
Famiglia e lealtà sono, pertanto, lampanti. E la vendetta?
Ragazz*, siamo in un grimdark, e in ogni grimdark che si rispetti “la vendetta è rossa”.
Alcune istruzioni per l'uso
La perfezione non esiste, ma Gli Inganni di Locke Lamora ci si avvicina particolarmente. È quindi difficile per chi scrive trovare dei difetti in questo romanzo, ma alcune avvertenze sono d’obbligo.
Locke Lamora non è un libro semplice da navigare. Scott Lynch non si sofferma ad aspettare chi rimane indietro – al contrario, procede sin dall’inizio per la sua strada: nomi di quartieri, affiliazioni politiche, almeno tre sistemi di valuta… al lettore viene chiesto di assimilare ogni dettaglio, mentre affronta una prosa complessa allo stesso tempo.
Le descrizioni sono tante, le interruzioni alle volte troppe – se per voi questo è un deal breaker, è un bene che ne siate al corrente.
Tuttavia, se amate il gritty, le cattive intenzioni e una sana dose di gore, non potete assolutamente farvi scappare I Bastardi Gentiluomini. Con le lodi di nient’altri che George R.R. Martin in quarta di copertina, Gli Inganni di Locke Lamora è un pilastro del genere, e un’ottima lettura da scoprire durante la spooky season!