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“I buoni propositi” di Sabrina Gabriele, la recensione

“I buoni propositi” di Sabrina Gabriele, la recensione

I buoni propositi di Sabrina Gabriele, pubblicato da Salani, ci offre una storia che parla al cuore, un invito a perdonare gli errori, accettare la propria fragilità e coltivare la speranza di una versione più autentica (e più gentile) di noi stessi nel futuro. Qui, il vero protagonista non è un eroe infallibile, ma la decisione quotidiana di darsi una possibilità, nonostante le cadute.

Un invito a perdonare noi stessi

L’autrice ci guida con delicatezza nei labirinti dell’autocritica, dove spesso ci sentiamo inadatti o indegni. Le parole di Sabrina Gabriele ricordano a chi legge che il perdono verso sé stessi è il primo passo verso la libertà interiore. Ogni pagina sembra risuonare con la dolce assurdità della nostra umanità imperfetta e vacillante, ma sempre disposta a riprovare. Il libro rincuora chi teme di aver sbagliato troppo, mostrando che ogni errore può diventare base per costruire un domani diverso.

«I buoni propositi di inizio anno sono un archivio di ambizioni mancate e di rimpianti, da cui ogni tanto sbuca un piccolo o grande miracolo a cui tutti si appigliano per continuare a credere al proprio. II valore dei buoni propositi non è nel loro compimento. É nel viaggio verso la realizzazione. e quel viaggio, cara Agata, è la vita».

– I buoni propositi, Sabrina Gabriele

Questa riflessione si intreccia con una cornice storica e sociale profondamente italiana. Da un lato ci sono gli anni bui del fascismo che hanno lasciato ferite profonde nella comunità; dall’altro, lo scorrere del Novecento fino ai suoi ultimi decenni, segnati da un’Italia che cerca di risollevarsi, di ricostruire non solo case e città, ma anche fiducia, speranza, identità. In questo scenario prende vita la figura di Vanni Maestri, un libraio che apre una piccola libreria nella rossa Bologna. Vanni non vende solo romanzi e manuali ma raccoglie i buoni propositi delle persone, custodendoli come fossero reliquie preziose. Ogni biglietto depositato tra gli scaffali è una promessa, un seme di futuro piantato in un terreno difficile, spesso ostile, ma che non smette di cercare la luce.

I buoni propositi e la speranza come faro nel futuro

I buoni propositi alterna così due piani narrativi: da un lato c’è Vanni Maestri che guarda ai foglietti accumulati negli anni come a un archivio della memoria collettiva e, insieme, della propria vita. Dall’altro ci sono i ricordi della sua giovinezza, quando la libreria ancora non era nata dalle macerie delle sue speranze per il futuro e tutto era più fragile, più incerto. La sua storia affiancata da quella di Ermanno e Costanza diventano così il nucleo emotivo del romanzo: tre destini che si incrociano e si spezzano, portando con sé perdite e malinconie. In loro si riconosce un’intera generazione, costretta a fare i conti con la paura e il disincanto.

Ed è proprio questo doppio sguardo, quello del giovane che cerca di resistere e quello del vecchio libraio che ha imparato a raccogliere speranze, a dare al romanzo la sua forza. I buoni propositi, allora, non sono soltanto i foglietti affidati agli scaffali e riposti in archivio, ma diventano il simbolo della possibilità di rinnovarsi, di trasformare la memoria in futuro, di non arrendersi mai, nemmeno quando sembra che tutto sia perduto.

Sabrina Gabriele racconta la rivincita delle piccole cose

L’orizzonte che si apre alla fine di questo libro non è irraggiungibile, ma costruito sulla quotidianità. La speranza, qui, non è una fuga romantica ma un tenue, tenace bagliore: la promessa che, se ci concediamo il tempo e la gentilezza, possiamo diventare qualcosa di migliore, giorno dopo giorno. Gabriele non ci sprona a cambiare in fretta: ci accompagna passo dopo passo verso quella versione di noi che merita fiducia. Ed è qui che il messaggio dell’autrice diventa universale: i buoni propositi non sono semplici intenzioni da calendario, ma veri e propri atti di resistenza morale, capaci di sfidare la brutalità della storia e la durezza del presente.

1 thought on ““I buoni propositi” di Sabrina Gabriele, la recensione

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      La parte positiva del romanzo sono appunto i “ buoni propositi” dell’autrice: la vecchia libreria,
      i foglietti infilati nei libri…. Ma la strada che percorre , ovvero la storia, e’ poco coinvolgente, troppo costruita, di maniera; fastidioso l’uso di aggettivi improbabili e rocamboleschi che si susseguono in lunghi elenchi.E poi c’è un po’ di tutto, tanti, troppi, ingredienti di presa sicura: Birkenau,
      omosessualità, 3 amici ( the dreamers?!) contrasto tra ricchi/poveri, disimpegnati i primi, profondi e sensibili i secondi , ecc.
      Per me l’ autrice non realizza i “buoni propositi” che mi aspettavo ma..diamole tempo.

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