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Gatta bianca, cane nero: sette fiabe per persone inquietate

Gatta bianca, cane nero: sette fiabe per persone inquietate

Gatta bianca, cane nero è la seconda pubblicazione firmata Kelly Link che Mercurio ha portato in Italia, il 6 febbraio 2026. A differenza di The Book Of Love, questa volta si tratta di una raccolta di racconti, tradotti dalla penna di Claudia Durastanti, che esplorano il fantastico, il grottesco, l’ignoto.

Un mondo delle fiabe distorto

Sette storie, ognuna ispirata a una fiaba o a un elemento del folklore europeo, per mettere a nudo la realtà umana. Un’esplorazione dei sentimenti più tangibili, gelosia, amore, bramosia, smania, in un’atmosfera volutamente sfuggente, nebulosa. Un contrasto costante tra quella che è la realtà nota e un mondo dei sogni, o incubi. L’elemento fiabesco ritorna alle sue origini: non parabole di amore fraterno o lieti fini, ma avvertimenti. 

Un costante urlare “al lupo”, fino a che non si perde la voce, o le fauci della bestia la portano via.

Ad ogni racconto è associata un’illustrazione di Shaun Tan, premio Oscar per miglior cortometraggio animato con Oggetti Smarriti. Un po’ come se fosse un test di Rorschach che anziché la personalità, aiuta a scrutare il significato di ciò che si è appena letto. 

Vi accompagno per mano: una panoramica dei racconti

Esattamente come nelle fiabe, si è attratti dal primo racconto in maniera dolce. Una storia assurda, di gatti coltivatori di Cannabis nel Colorado, di fratelli che si giocano l’eredità del padre in sfide impossibili da realizzare. Ma già verso la sua fine, l’elemento del macabro fa capolino. Niente di assurdo, o splatter. Quella nota di sangue che però riesce a rendere inquietante una storia che fino a quel momento era solo simpaticamente strana. 

Già nel secondo racconto, ci addentriamo negli inferi. O nella vita notturna di New York. Stessa cosa. In queste pagine l’assurdo muta in grottesco, l’amore in ossessione. La cautela che dovrebbe essere morale della favola viene buttata al vento, e con essa ogni parvenza di normalità per il lettore. Sotterfugi, una regina cattiva da sconfiggere, un ribaltamento dei ruoli in quanto qui è un principe che ha bisogno di essere salvato. Ma vuole esserlo davvero, o la sua natura lo chiama?

La fiaba come horror breve: esempi magistrali da Kelly Link

Il cuore pulsante del libro sono i tre racconti centrali. Quelli dove l’elemento dell’orrore è pervasivo, non una presenza dietro le quinte. E viene mascherato in tre diversi generi: un fantastico post-apocalittico, un thriller che nelle ultime righe ti colpisce alle spalle, un orrore fantascientifico. Se dovessero chiedermi chi è Kelly Link, punterei il dito tra pagina 89 e 164. Vi sono elementi di familiarità, battute tra i personaggi, parvenza di normalità. Ma qualcosa è costantemente fuori posto. Un effetto di uncanny valley onnipresente. 

E come se ci fossimo liberati dei necessari orrori, il sesto racconto decide di ammantarsi di neve, una storia di Natale che potrebbe essere una sorella sconosciuta di Canto di Natale di Dickens. Solo che a tormentarci qua non sono i fantasmi del passato, presente e futuro, ma il desiderio adolescenziale, la battaglia per trovare sé stessi e una regina delle nevi. Il tutto innaffiato da canti e litri di spumante.

Infine, come se quello invernale fosse un mantello troppo pesante, o un’atmosfera troppo giuliva, l’ultimo racconto ci riporta sull’attenti. A quegli avvertimenti un po’ primali che il nostro cervello sembra mandarci quando ci troviamo per troppo tempo da soli al buio. Le voci che si pensano di sentire quando si è persi nel bosco. Con Il Velo di Skinder, tra una birra e un animale parlante, la nebbia sembra portare insieme l’elemento onirico e quello inquietante.

Sostituirei il libro delle fiabe della buonanotte con questo?

Gatta bianca, cane nero è una raccolta di racconti che permette di fare un giro sulle montagne russe. Non tutti riescono a tenere incollati alle pagine allo stesso modo, non tutti promettono la stessa adrenalina. È quindi una lettura il cui gradimento può variare incredibilmente a seconda del gusto del lettore. 

È sicuramente affascinante nel modo di reinterpretare le fiabe in qualcosa di moderno, senza perderne il guizzo ilare né l’avvertimento che si nasconde dietro di esso. Per alcuni potrebbe essere la perfetta raccolta per addormentarsi (dalla noia), per altri un libro da posare prima di appoggiare la testa sul cuscino, per evitare incubi

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