
A language of dragons: il connubio perfetto tra Babel ed Emily Wilde
A language of dragons si destreggia tra giovani protagonisti ambiziosi e tematiche forti in una miscela che fonde alla perfezione aspetti accademici con venti rivoluzionari. Questo debutto YA, edito in Italia da Il Castoro Off, segue la scia tratteggiata da Babel di R.F. Kuang e impressa nella letteratura distopica contemporanea da Hunger Games di Suzanne Collins. S. F. Williamson descrive un mondo ucronico popolato da umani e draghi a cavallo tra la Prima e la Seconda Guerra Mondiale con, ancora una volta, l’atto della traduzione utilizzato come vero e proprio strumento di controllo.
Un dark academia con i draghi
Nella Londra del 1923, la guerra civile trasporterà Vivien Featherswallow lontana dai suoi obiettivi – iniziare un tirocinio nel campo dello studio delle lingue dei draghi e assicurarsi che la sua sorellina, Ursa, non diventi mai una cittadina della Terza Classe – e più vicina al mondo senza scrupoli nascosto a Bletchley Park. Un’offerta fuori dal comune rappresenterà la sua unica possibilità di salvare la sua famiglia dalle grinfie del governo: dovrà decifrare un codice segreto e comprendere la lingua dei draghi.
Studentessa prodigio, Vivien ha trascorso tutta la sua vita alla ricerca dell’eccellenza. Una protagonista moralmente grigia pronta a tutto, persino a sacrificare chi ama, per raggiungere i suoi obiettivi. È proprio il suo attaccamento morboso agli ideali sui quali si erge lo stesso governo che ha accusato la sua famiglia di sedizione a rendere il suo conflitto interiore ancora più credibile. Infatti, Vivien resterà ancorata alle sue convinzioni quasi fino alla fine del romanzo. La crescita della protagonista, il suo essere così egoista, più un’anti-eroina che la paladina della storia, sarà il punto focale di A language of dragons. La scintilla della ribellione.
Williamson è stata in grado di congegnare un romanzo credibile sotto numerosi aspetti senza compromettere il lato più fantastico del world-building: i draghi. Queste creature, usate a volte a sproposito nella letteratura fantasy, sono le vere protagoniste di A language of dragons. La ricerca di una risposta all’enigma assegnato a Vivien e la sicurezza che quest’ultima ha nelle proprie capacità rendono la sequenza centrale del romanzo estremamente dinamica e intrigante. Il modo in cui Vivien scopre e affina la sua conoscenza della lingua dei draghi, insieme alle conseguenze di tale conoscenza, è descritto con grande maestria. I dubbi che assalgono la protagonista quando alcuni misteri vengono svelati e altre risposte vengono scovate rendono il tutto ancor più avvincente.
I draghi, quindi, non sono relegati sullo sfondo. Sono approfonditi non solo caratterialmente, ma anche attraverso il rapporto che li lega agli umani. Seppur fisicamente differenti, condividono gli stessi pregi e difetti che possono caratterizzare qualsiasi essere umano. Un concetto che ho apprezzato molto e che si differenzia dalle precedenti rappresentazioni che ho trovato in altri romanzi.
A language of dragons: quando una trama intrigante si combina a temi significativi
Ogni atto di traduzione richiede un sacrificio. È ciò che troverete come prima descrizione di A language of dragons. Una frase che non ha bisogno di grandi spiegazioni, un concetto che già Kuang ha approfondito con estrema cura nel suo romanzo Babel e che Willimanson ha deciso di riproporre in una chiave young adult. Perché la lingua e le parole sono un’arma altrettanto potente quando si è in guerra. L’autrice lo mette in chiaro sin dalla prima pagina e Vivien ne è ben consapevole.
L’esperienza di Williamson nel campo della traduzione è innegabile. Si nota come la sua conoscenza sia stata usata nelle scene in cui la protagonista cerca di decodificare il codice segreto. Vivien non è assolutamente perfetta, sono proprio i suoi errori, i vicoli ciechi in cui incorre, che rendono il processo così affascinante.
La tematica che forse prevale su tutte quelle trattate in A language of dragons riguarda i diritti dei draghi. Infatti, la resistenza stessa, che si cela proprio nel cuore di Bletchley Park, vuole a tutti i costi liberare i draghi dal dominio umano. Starà a Vivien decidere se continuare a sostenere un governo sempre più corrotto o iniziare a combattere per chi non ha modo di farlo. Quella dei ribelli è una battaglia non più silenziosa, una guerra civile minaccia le sorti dell’Inghilterra.
Tra amore e rivoluzione
Veniamo ora alla nota dolente: la storia d’amore e la caratterizzazione degli altri personaggi. Se Vivien riesce a penetrare nel cuore di chi legge proprio grazie alle sue diverse sfaccettature, il resto dei personaggi resta poco caratterizzato. Atlas è colui che farà battere il cuore della nostra protagonista e le aprirà gli occhi. Un personaggio con del grande potenziale, ma che finisce per essere uno dei tanti interessi amorosi dei romanzi YA. Non credo che la storia d’amore sia il vero fulcro di A language of dragons, quanto piuttosto la scintilla che farà vacillare la sicurezza di Vivien.
Da Martin a Sophie, questi personaggi aiuteranno Vivien a maturare. Tuttavia – e credo che chi ha letto questo romanzo concorderà con me – a stuzzicare l’attenzione e la curiosità sono proprio i draghi e soprattutto Chumana. Queste creature lavorano e vivono a contatto con gli esseri umani, i loro costumi e tradizioni restano un punto saldo quando la loro quotidianità rischia di essere spazzata via.
Hai costruito tutta la tua vita su quello che sai fare. Talmente tanto che non hai idea di chi sei.
A language of dragons. La scintilla della ribellione, S.F. Williamson
Williamson parla di privilegio e appartenenza con grande delicatezza e profondità. La madre di Vivien è bulgara e questo dualismo connota la vita della protagonista in una Londra amara e intollerante. Niente viene lasciato al caso in questo romanzo, seppur alcuni argomenti vengano trattati con lieve superficialità, soprattutto a causa della grande quantità di tematiche.
A chi si consiglia il romanzo
A language of dragons. La scintilla della ribellione mescola fantasy e ucronia in un romanzo perfetto per chi ha amato Babel di R.F. Kuang, ma avrebbe desiderato un contesto simile ad Hunger Games di Suzanne Collins, con la parte accademica de L’enciclopedia delle fate di Emily Wilde di Heather Fawcett. Un esordio YA che merita il successo ottenuto e il cui seguito, A war of wyverns, è uscito di recente in lingua originale!