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Marty Supreme: come un film può diventare virale

Marty Supreme: come un film può diventare virale

Film A24 più visto in America, Marty Supreme di Josh Safdie ha conquistato il pubblico internazionale e ha messo in mostra un Timothée Chalamet da Oscar. Ma qual è davvero il segreto del suo successo?

La risposta è nel film stesso, e si rivela solo guardandolo, ma anche nella campagna di marketing che lo ha portato da semplice film su un giocatore di ping pong a caso studio.

marty supreme multidurso strega in biblioteca 02

La trama in breve (no spoiler)

Marty Supreme segue l’ascesa di Marty (Timothée Chalamet), un giovane carismatico e ambizioso che si muove ai margini dello sport e dello spettacolo, trasformando il proprio talento in un’ossessione per il successo. Tra competizione, identità e desiderio di affermazione, il film racconta il prezzo da pagare quando la vittoria diventa una necessità. Un ritratto teso e vibrante, dove il confine tra genialità e autodistruzione è sempre più sottile.

Analizziamo la campagna marketing del film

Marty Supreme non è solo un film: è diventato un fenomeno culturale ancor prima del suo debutto, grazie a una strategia di marketing intelligente e non tradizionale che ha trasformato il titolo in un oggetto di desiderio globale, sin dal principio, con la finta chiamata Zoom con lo stesso Chalamet.

Sono ormai anni che la produzione punta su campagne virali, su un merchandising mirato — in particolare giacche e felpe dal design semplice ma distintivo — e su un largo utilizzo di eventi a tema e influencer marketing, generando non soltanto un film, ma un brand. In questo caso, poi, molto valore è stato dato anche al colore identitario del film, l’arancione. Nel mondo del cinema, il colore arancione è  legato ai contrasti emotivi; entusiasmo e vivacità, ma anche inquietudine e solitudine. È un colore caldo, legato all’elemento forte, impalpabile e imprevedibile del fuoco.

A24 sceglie di vendere un’idea: l’idea di grandezza, di sogno americano e di sua reinterpretazione, facendo diventare Marty Supreme un trend social con colori forti, stunt virali e prodotti di culto perfino fuori dal contesto cinematografico.

marty supreme campagna

Svuotare il sogno americano

Marty Supreme prende l’immaginario classico del sogno statunitense della sete di successo fondata su un talento costruito con sofferenza e sacrificio e lo svuota dall’interno. Il successo non è una promessa di realizzazione, ma una trappola. Marty non sale per diventare libero o felice, ma perché non sa fare altro che desiderare la vittoria per convalidare se stesso. L’ambizione è una dipendenza per non guardare al proprio vuoto interiore e alla miseria esistenziale dentro cui si pone a causa dei suoi stessi errori. Il talento di Marty non lo valorizza, ma, anzi, fa emergere ogni suo lato più sgradevole come arroganza, egoismo, violenza, squallore.

Il film, proprio come la società, premia la performance, non la persona, che è invece annichilita. Vince chi resiste di più, non chi merita di più. E in questo senso il sogno americano si rivela una finzione spettacolare, una macchina che crea idoli solo per poterli spremere. Il regista Josh Safdie con Marty Supreme non dice “non sognare”, ma qualcosa di più scomodo: “se sogni solo quello che il sistema ti chiede di sognare, stai già perdendo”.

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Colonna sonora e anacronismi voluti

La colonna sonora è uno degli elementi più audaci e discussi del film. Daniel Lopatin sceglie consapevolmente di allontanarsi dalle convenzioni del period piece: nonostante la storia sia ambientata negli anni ’50, la musica attinge apertamente agli anni ’80, con un uso marcato di sintetizzatori, percussioni elettroniche e texture sonore che richiamano tanto l’electro-pop quanto le colonne sonore dei film sportivi di quel decennio. Una scelta volutamente anacronistica che, come hanno spiegato lo stesso Lopatin e il regista, serve a creare una frattura temporale tra il momento in cui gli eventi si svolgono e quello in cui vengono raccontati, spostando il film da una ricostruzione storica a una dimensione più emotiva e contemporanea.

Un’altra scelta interessante del compositore riguarda il ritmo. Lungo tutto il film, Lopatin crea percorsi ritmici e timbrici che sembrano imitare il gioco del ping-pong stesso — con mallets, campanelli e pulsazioni elettroniche che suggeriscono il rimbalzo rapido e imprevedibile della pallina e la tensione interna del protagonista.

Per questi motivi, Marty Supreme risulta diverso da un semplice film sportivo o da un biopic, usando i codici del cinema americano per metterli in crisi, smontando l’idea di successo come traguardo salvifico e trasformandola in una domanda aperta. Tra una messa in scena magnetica, una colonna sonora unica e una performance centrale che regge tutto il peso del film, Marty Supreme lascia il pubblico spaesato e in costante sballottamento, proprio come una pallina da ping-pong.

Guarda il trailer di Marty Supreme

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