WITCH WATCHING
Dibattiti, polemiche e film dall’82ª Mostra del Cinema di Venezia

Dibattiti, polemiche e film dall’82ª Mostra del Cinema di Venezia

Si è conclusa due giorni fa la 82ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, un’edizione che ha visto la vendita di più di 100.000 biglietti e ha registrato una crescente affluenza di pubblico. Accanto agli addetti ai lavori, si sono fatti notare studentə, influencer, appassionatə di cinema e visitatori occasionali desiderosi di vivere, almeno per un giorno, questa esperienza unica.

Questa edizione, tuttavia, non è stata solo una celebrazione del cinema, ma anche un palcoscenico per dibattiti sociali e politici. Durante la manifestazione, infatti, sono emerse diverse polemiche: critiche per la mancata assunzione di posizioni chiare rispetto al conflitto israelo-palestinese e accuse di sessismo nei confronti dei film in concorso, con una percentuale di registe donne ancora troppo bassa. In questo articolo esploreremo i principali temi sociali sollevati e le opinioni che hanno suscitato.

Come funziona la Mostra del cinema

Senza entrare troppo nei dettagli organizzativi, è utile comprendere le basi del funzionamento della Mostra del cinema. Il festival, che si svolge ogni anno, è una delle vetrine cinematografiche più prestigiose a livello mondiale. Il programma include proiezioni, workshop, seminari, eventi e attività che offrono un’anteprima di numerosi cortometraggi e lungometraggi destinati ad arrivare presto in sala o sulle piattaforme. Alla fine del festival, le giurie assegnano vari premi, tra cui il più ambito: il Leone d’oro. I film per la Mostra del Cinema di Venezia vengono selezionati attraverso un processo che prevede l’iscrizione delle opere da parte dei registi e produttori, seguita dalla valutazione da parte dei direttori artistici delle varie sezioni del Festival (Concorso Principale, Orizzonti, ecc.) e da giurie internazionali per le sezioni ufficiali. Qua emerge una delle prime critiche interessanti venute a galla durante questa edizione: è possibile che, tra i film proposti alla Mostra del cinema, ce ne fossero così pochi meritevoli diretti da registe donne?

Cineaste a Venezia: alcuni dati interessanti

Nel 2024, la percentuale di registe donne alla Mostra di Venezia era del 31% (con solo il 5% di registe italiane), ma quest’anno è scesa al 28% (56 su 194), con una totale assenza di registe italiane. Il mondo del cinema è vasto e offre numerose opportunità, sia on set che off set, ma alcune delle posizioni più prestigiose restano ancora dominate dalle disparità di genere. Come emerge dall’indagine Women in Film condotta da Mastercard, circa una donna su due in Italia rinuncia a una carriera nel cinema, a causa di barriere strutturali e mancanza di opportunità. Un soffitto di cristallo invisibile limita le possibilità di molte donne, continuando a risultare un problema sottostimato soprattutto da quelle persone che, per privilegio sociale, non vivono questa barriera sulla propria pelle.

Numerosi articoli sono stati scritti in merito: alcuni scandalizzati per l’assenza di registe italiane nella selezione ufficiale, altri invece che hanno definito la polemica come sterile e “woke“, un termine ormai di tendenza, spesso usato in modo improprio. Per chi non lo sapesse:

woke agg. dall’inglese “sveglio”,  si riferisce alla consapevolezza delle ingiustizie e disuguaglianze sociali, economiche e culturali. In alcuni contesti, soprattutto nella destra politica, viene usato in modo dispregiativo per screditare chi difende tematiche sociali o le ritiene eccessivamente politicizzate.

Il risultato di questi dibattiti editoriali, alimentati più dalla ricerca di viralità e gossip che da un vero desiderio di approfondire il tema, è stato l’oblio: qualche giorno di discussioni accese e poi, come al solito, il silenzio. Le donne, però, continuano a rimanere ai margini della Mostra, spesso relegate a ruoli passivi. E i media, anziché affrontare la questione con serietà, si sono concentrati più sui battibecchi giornalistici che sull’offrire al pubblico una visione chiara e sincera della disparità di genere nella regia cinematografica, sia a livello nazionale che internazionale.

Paradossale che proprio in questa edizione della Mostra sia stato presentato in anteprima mondiale il documentario Elvira Notari. Oltre il silenzio, diretto da Valerio Ciriaci, sulla prima regista italiana. Un film, però, con una direzione maschile, pensato per celebrare una pioniera del nostro cinema. Ancora una volta, la memoria storica delle donne nel cinema, sebbene fondamentale, viene utilizzata come l’unica occasione per parlarne. In questo modo, non si dà spazio a uno sguardo femminile attuale, che possa finalmente emergere nel presente. Il femminismo, quindi, rimane confinato a una questione di primati storici, di unicum rari, senza mai trasformarsi in una normalizzazione di un equilibrio tra sguardi femminili e maschili.

L'arte della guerra: è giusto che la Mostra prenda posizioni politiche nette?

Un’altra polemica di rilievo emersa durante la Mostra del cinema appena conclusa riguarda il posizionamento politico dell’evento rispetto al conflitto in atto a Gaza tra lo Stato di Israele e il popolo palestinese: una guerra che prosegue ufficialmente da un anno, ma che affonda le sue radici in più di un secolo di violenze, con il popolo palestinese vittima di quello che ormai può essere definito senza esitazioni un genocidio.

Durante il festival, il collettivo Venice4Palestine ha fatto sentire la sua voce, sostenuto da numerosi attori, attrici e professionisti del settore, che si sono schierati apertamente con le richieste del collettivo: un posizionamento chiaro e pubblico della Mostra a favore del popolo palestinese, l’affissione della bandiera palestinese accanto a quella italiana sopra il Palazzo del Cinema, e il boicottaggio di tutti i progetti cinematografici legati a chi, in qualsiasi forma, anche solo moralmente o ideologicamente, sostiene Israele nella sua offensiva. Il collettivo ha, inoltre, così dichiarato:

“Mentre la Global Sumud Flotilla è in viaggio verso Gaza e i portuali di Genova fanno sentire la loro voce, noi ci chiediamo: cosa vuole fare il cinema? Ma soprattutto: quale cinema può esistere in un mondo che normalizza il genocidio?”

Come spesso accade, l’opinione pubblica si è divisa. C’è chi ha sostenuto l’iniziativa e chi, invece, ha difeso la natura apolitica e neutrale del cinema, argomentando in nome della libertà creativa e dell’indipendenza di opinione. Ma è davvero l’arte apolitica? Io non credo.

Le diverse forme artistiche sono da sempre strumenti potentissimi di comunicazione politica e sociale, in grado di trasmettere messaggi profondi e di scuotere le emozioni altrui. Il cinema nasce come intrattenimento, è vero, ma non è con il buonismo o con la censura che si può sperare di proteggere la fertilità artistica o la pluralità delle voci. In questo caso, ciò che è stato richiesto dal collettivo Venice4Palestine e dai suoi sostenitori non riguarda un boicottaggio artistico in senso stretto, ma piuttosto un invito a un posizionamento chiaro e trasparente da parte della Mostra del cinema su un conflitto che ha ormai oltrepassato ogni limite umano. In un periodo storico in cui qualsiasi tentativo di diplomazia silenziosa risulta ormai poco credibile e insufficiente, la posizione della Mostra avrebbe potuto avere un impatto fondamentale.

I consigli della redazione:
The Voice of Hind Rajab, Kawthar ibn Haniyya, 2025

Alla luce delle critiche emerse, rispetto alle quali ogni persona definirà una propria opinione, la nostra redazione desidera consigliare quelli che considera i tre film più politicamente interessanti presentati alla Mostra del Cinema di Venezia 2025, partendo proprio da, The Voice of Hind Rajab, film che si è aggiudicato il Leone d’Argento Gran Premio della Giuria. La storia dell’omicidio di Hind Rajab, una bambina palestinese di cinque anni uccisa dall’esercito israeliano assieme a sei familiari, narrata in una giusta fusione tra film drammatico e documentario, incorporando la vera registrazione della sua telefonata fatta agli operatori della Mezzaluna rossa che rese famoso il suo caso.

No Other Choice, Park Chan-wook, 2025

L’ironia macabra che contraddistingue il regista coreano emerge con forza anche nella sua nuova commedia dark presentata quest’estate a Venezia. Un uomo, dopo anni di disoccupazione, architetta un piano singolare per assicurarsi un nuovo lavoro: eliminare la concorrenza. Partendo dall’illusione di avere tutto sotto controllo, il regista capovolge completamente lo sguardo del pubblico, sovvertendo lo sviluppo dei protagonisti in un intreccio sorprendente.

Sotto le nuvole, Gianfranco Rosi, 2025

Vari frammenti di vite di persone che vivono tra il Golfo di Napoli e il Vesuvio: partenopeə, turistə e lavoratorə marittimə stranierə. Lo stesso regista ha dichiarato che ha vissuto per tre anni all’orizzonte del Vesuvio cercando le tracce della Storia, lo scavo del tempo, ciò che resta della vita di ogni giorno. Raccoglie le storie nelle voci di chi parla, osservo le nuvole, i fumi dei Campi Flegrei.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *