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Siro – La recensione

Siro – La recensione

Uscito a marzo 2026 per Mercurio Books, Siro è il secondo romanzo di Jacopo Iannuzzi, una canzone allegorica e allucinata che racconta il senso di vuoto, l’amicizia, la disperata ricerca di senso. 

Cenni di trama

Siamo creature abbandonate alla psicosi della fine: chi ci sostituirà?

Siro, Jacopo Iannuzzi

Quando Siro si risveglia non ricorda nulla, intorno a lui il “silenzio esploso” che segue un attacco. Anche questa volta è riuscito a salvarsi. Piano piano inizia a mettere insieme i pezzi: dove si trova, ha ancora la sua piastrina, perciò è ancora vivo, la strada vuota e sommersa dalle macerie di una vita passata, Bordel. Lo cerca ancora, il suo unico amico e compagno d’armi, non avrebbe voluto che si separassero.

Ciò che resta del mondo

Gli angeli che abbiamo conosciuto non avevano ali di piume, ma artigli che sganciavano metallo dal cielo a più riprese, solleciti nel cancellare ogni traccia di questo mondo e dare corso alla transizione, il passaggio verso l’altrove.
Siro, Jacopo Iannuzzi

Siro si muove per spazi deserti, sono solo lui e i suoi pensieri, e ovviamente il lettore. È tramite la voce della sua mente del suo personaggio che Iannuzzi delinea i contorni di un mondo esausto, consumato dalla miseria e dalla guerra, dove i giovani sopravvissuti sono pochi e mutilati nello spirito come nel corpo; in molti, troppi, ormai stanchi di vivere e di combattere, provano a cercare rifugio nell’alcol e nel tek.

È in nome del valore dell’amicizia e dell’affetto che lo lega a Bordel che Siro intraprende il suo cammino errante tra le macerie del mondo che fu, di un passato che ancora prometteva un futuro, eppure il giovane è tremendamente disilluso. Come si può mantenere viva la speranza quando l’umanità non fa altro che sbatterti il suo disfacimento in faccia?

Ma io lo so che non c’è nostalgia nel percorso che con duce a sé stessi, che non si può avere nostalgia del destino. Per questo non piango, per questo tutto invece piange per me.

Siro, Jacopo Iannuzzi

Deserto interiore

Lo spazio che Siro percorre è deserto, il suo spirito altrettanto: tutto si riduce all’osso, dai personaggi fino al linguaggio, arso e asciutto ma al tempo stesso intenso, fortemente sinestesico. Iannuzzi vuole che il lettore senta insieme a Siro.

Perché il mondo è perduto per via della guerra e Siro è perduto senza Bordel. Vaga per le strade impolverate in uno stato di sospensione, lo scorrere del tempo si svuota di significato: il mondo non ha più senso perché l’uomo l’ha trasformato in un inferno di guerra; il mondo non ha più senso ora che Siro e Bordel sono lontani, perciò non rimane che vagare nel meriggiare pallido e assorto, errando alla rinfusa alla ricerca di un significato.

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