
Un tributo a Marjane Satrapi: Persepolis e il prezzo della libertà
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Persepolis, Marjane Satrapi
Si è spenta a Parigi lo scorso 4 giugno, a soli cinquantasei anni, la scrittrice, fumettista, pittrice e regista iraniana Marjane Satrapi. I suoi familiari hanno annunciato che la sua morte è dovuta al dolore per la perdita del suo amatissimo marito Mattias Ripa, avvenuta circa un anno fa. Per ricordare questa straordinaria autrice, parleremo della sua vita e, così facendo, della sua opera più celebre, ovvero Persepolis, che si caratterizza come uno splendido esempio di memoir a fumetti.
Persepolis racconta i primi ventiquattro anni della vita di Satrapi e segue le sue vicende e quelle della sua famiglia, che ovviamente si intrecciano con la complessa situazione politica dell’Iran tra gli anni Sessanta e gli anni Novanta. Il fumetto è stato pubblicato per la prima volta in Francia in quattro volumi tra il 2000 e il 2003, ed è stato trasformato in un film d’animazione diretto da Satrapi e da Vincent Paronnaud nel 2007. Il cartone ha vinto in quell’anno il premio della Giuria del Festival di Cannes ed è stato candidato agli Oscar nel 2008 come miglior film straniero.
Persepolis: il primo memoir a fumetti iraniano
Persepolis è un memoir di grande impatto, reso unico dal suo tono al tempo stesso grave e fresco, condito da un’irresistibile ironia e dallo stile di disegno in bianco e nero, diventato ormai iconico per la sua incisività. Le figure sembrano quasi intagliate sullo sfondo nero pece o, al contrario, sono come fantasmi neri su uno sfondo bianco, con effetti che vanno dall’estrema drammaticità delle scene di guerra e di violenza, all’atmosfera sognante degli intimi dialoghi familiari e della quotidianità.
Nata nel 1969 in Iran nella regione prospicente il Mar Caspio da una famiglia di nobili origini e di ideali progressisti e marxisti, Marjane cresce continuamente stimolata da genitori dal carattere forte e da una nonna e uno zio che le insegnano i valori che la accompagneranno per tutta la vita. Con la sua famiglia avrà sempre un rapporto basato sull’accoglienza e sull’affetto, unito alla volontà dei genitori di mostrarle la retta via, ma lasciandola sempre libera di fare le sue scelte senza giudicarla, una cosa rara per l’ambiente da cui proviene.
Marjane è tutto fuorché un’eroina da romanzo: in questa storia di formazione che è tanto personale quanto universale per i temi che riesce a trattare a volte con durezza, altre con delicatezza, l’autrice si presenta come una bambina, un’adolescente, una giovane donna in divenire. Non nasconde i suoi errori e le sue fragilità a se stessa e al lettore, così come non sminuisce la sua indicibile forza, la sua franchezza, la sua ironia.
Satrapi racconta il rapporto conflittuale con il suo paese con un tono dolceamaro, riportando i suoi sentimenti ambivalenti per un luogo che sente come casa e al tempo stesso, a partire dalla Rivoluzione islamica del 1979, come una gabbia che non le permette di realizzarsi come vorrebbe. Durante la guerra tra Iran e Iraq i suoi genitori decidono di mandarla a studiare in Austria, non solo per farla allontanare dal pericolo delle bombe, ma anche per tutelarla dal suo carattere franco e battagliero, malvisto in un ambiente che non tollerava alcuna forma di dissenso.
In questa parte del romanzo, Marjane è un’adolescente che ha lasciato casa troppo presto e che vive l’esperienza universale delle persone che abbandonano il loro Paese, per scelta o per salvarsi da una situazione insostenibile: quella dell’isolamento. È quasi palpabile il dolore che le provoca la profonda solitudine in cui è confinata: la cultura a lei estranea le impedisce di integrarsi per quanto studi, gli europei non la capiscono o la insultano, le persone che dovevano aiutarla la vedono solo come un peso, coloro che ritiene amici di volta in volta spariscono e le voltano le spalle. Satrapi qui dà voce a un sentimento crudo e primordiale, che unisce tutti gli esuli, e mostra come in uno specchio le ipocrisie dell’Occidente.
Dopo questo periodo, che si conclude con un’esperienza traumatica, Marjane torna in Iran e trova un paese soffocato da un regime sempre più oppressivo, in cui ogni piccola cosa è controllata, e in cui anche far vedere una ciocca di capelli o mettersi il rossetto è un atto di ribellione che si può pagare con la vita. E tuttavia, dopo un lungo periodo di depressione in cui si sente fuori posto e fatica a comunicare i suoi sentimenti, qui ritrova la sua casa, la sua famiglia, la forza che si era prosciugata nel tempo passato in Austria, e rinasce. Negli anni in cui studierà alla facoltà di Belle Arti di Teheran farà sempre in modo di creare piccoli spazi di libertà e di parlare apertamente scontrandosi contro le idee di un governo che non la rispecchia e che limita soprattutto le donne con prescrizioni, regole e sorveglianza continua su ogni azione e pensiero.
La vita dopo Persepolis
Non volendo darvi troppi dettagli per permettervi di godere appieno del romanzo (o del film, che è altrettanto meraviglioso sebbene, come è naturale, differisca un po’ dal libro) diremo soltanto che alla fine Marjane Satrapi lascerà definitivamente l’Iran negli anni Novanta per vivere stabilmente in Francia. Dopo un periodo a Strasburgo dove studierà all’École supérieure des arts décoratifs, Satrapi si trasferirà a Parigi, dove frequenterà l’Atelier des Vosges. In Francia pubblicherà Persepolis e altri romanzi (come Taglia e cuci del 2003 e Pollo alle Prugne del 2004, che viene insignito del premio come miglior fumetto dell’anno al festival internazionale di Angoulême), collaborerà con riviste e giornali e lavorerà alla produzione di diversi film animati. Nel 2023 cura il volume collettivo Donna, vita, libertà in cui si esamina la terribile vicenda di Mahsa Amini, morta dopo il pestaggio da parte della polizia morale iraniana perché non indossava “in modo corretto” il velo, e il movimento femminista che si è mobilitato con forza dopo questo fatto.
Malgrado siano passati più di vent’anni dalla prima pubblicazione di Persepolis, il libro resta estremamente attuale ancora oggi, sia per conoscere la Storia dell’Iran nel secolo scorso e comprenderne il presente, sia per immergersi in una storia in cui personaggi indimenticabili mettono in scena l’eterna danza della vita, della crescita, della forza di vivere e di essere felici nonostante tutto. Il lascito di Marjane Satrapi, che da bambina voleva essere l’ultimo profeta, ci arriva chiaramente attraverso le parole dei personaggi della nonna e dello zio Anush, che la esortano (e dunque, come lettori, ci esortano), a non rinnegare se stessa, a non farsi guidare dalla paura, ad essere retta e onesta, a trovare una buona ragione per vivere con dignità e combattere anche in un mondo che sembra rifiutarla. Soprattutto, Satrapi ci insegna che la libertà ha sempre un prezzo.