
L’ultima avventura della regina pirata, la recensione
Issate le vele e attenti a demoni, mostri marini e franji assetati di potere, perché L’ultima avventura della regina pirata di Shannon Chakraborty vi invita a salpare con la nakhuda Amina Al-Sirafi per una missione destinata a rimanere negli annali delle storie di pirati. L’autrice della trilogia di Daevabad ritorna con una nuova avventura e una nuova eroina irriverente tutta da scoprire.
La trama di L'ultima avventura della regina pirata
Amina al-Sirafi ha alle spalle una carriera come una delle più famigerate e scandalose piratesse che abbiano mai solcato l’Oceano Indiano, sopravvissuta a diversi mariti e persino a un demone.
Ora si è ritirata e conduce un’esistenza tranquilla, dedicata alla figlia, lontana da qualsiasi elemento soprannaturale. Ma quando la ricca madre di un ex membro del suo equipaggio le offre una cifra esorbitante per ritrovare la nipote rapita, Amina non sa rifiutare: è l’occasione per vivere un’ultima avventura con la sua ciurma, compiere una buona azione e assicurare per sempre il futuro dei suoi cari. Sembra proprio la volontà di Dio. Ma ben presto Amina capisce che dietro la sparizione della ragazza si cela qualcosa di molto più oscuro.
Un’avventura alla scoperta dell’Oceano Indiano, con una posta in gioco altissima e nemici dietro ogni angolo: riuscirà Amina a entrare nella leggenda?
La leggenda, la spietata piratessa, la madre: Amina al-Sirafi
«Dimmi che cosa desideri, Amina al-Sirafi.» […]
«Voglio andare ovunque. Voglio essere eccezionale.»
L’ultima avventura della regina pirata, Shannon Chakraborty
Dimenticate qualsiasi cosa pensiate quando udite la parola “pirata” e “donna” nella stessa frase: la nakhuda blasfema che impariamo a conoscere fra le pagine e protagonista indiscussa della storia è una furia senza freni, insolente e affamata di tesori, di uomini, di riscatto; ma protettiva con la sua ciurma e, soprattutto, con la sua famiglia, con la sua bambina, fra tutti, che la aspetta impaziente a casa e per cui smuoverebbe ogni oceano, ogni terra conosciuta.
Amina Al-Sirafi è già il pilastro (in ogni senso) della sua stessa leggenda fin dalle prime pagine quando il suo scrivano ci avverte a proposito delle dicerie su di lei, delle malelingue tramandate da uomini (siamo sorpresi?) colpiti proprio dove loro non possono passarci sopra: l’orgoglio.
Se si è una donna, la propria storia verrà ricordata male. Gettata via. Distorta.
L’ultima avventura della regina pirata, Shannon Chakraborty
Per questo, Amina si appropria della sua storia fin dall’inizio, dimostrandoci che non ha bisogno di nessun altro, tantomeno un uomo, per narrare la sua storia: lei era lì, lei ha vissuto tutte quelle avventure, lei ha tremato di paura e si è rialzata. Amina è un esempio positivo di un’eroina ben capace di badare a se stessa, fragile ma non sprovveduta e che non lascia agli altri il disturbo di venire a salvarla.
Amina tiene stretta la sua storia e la custodisce, proteggendola dalle voci dei marinai che la temono: detta le sue memorie allo scrivano, Jamal, ed è lei e lei soltanto al comando. Amina non rincorre nessuna approvazione nel suo cammino, se non quella materna. Gli uomini che la incontrano la temono o pensano di poterla facilmente corrompere o portare in ginocchio (e a letto) perché è donna.
Ancora peggio, Amina non cala mai la testa a nessuno di loro, li fa sentire impotenti e strappa loro le uniche, false convinzioni che hanno delle donne. Gli uomini quindi, non potendo possederla o piegarla, possono solo raccontare maldicenze sulla sua persona, dicerie gonfiate per distorcere la sua figura di abile esploratrice e pragmatica pirata in un mostro che non ha pietà, non ha amore, non ha una sua storia di redenzione o, peggio, un lato umano.
A loro non è data l’ultima parola: spetta a lei raccontare le sue emozioni, la sua volgarità, la sua fame per un uomo prestante, la propria colpa, la sete di conoscenza, la sua ambizione e le sue paure.
Una personaggia a tutto tondo
Amina spaventa gli uomini (e sorprenderà il lettore) perché non è l’eroina convenzionale che siamo abituati a leggere: alta tanto da doversi abbassare per entrare in una stanza, il corpo forte e forgiato dai duri anni in navigazione e del suo ritiro, peli neri sulle gambe; volgare, schietta ma con una giusta punta di sarcasmo; affamata di uomini e di scoperta, di viaggi e riconoscimenti. Uno spirito libero, esploratrice che accoglie il richiamo del mare, ma con un fuoco che divampa sempre nei momenti di sconforto, nella gioia e nella paura: il suo istinto materno, i pensieri per la figlia di dieci anni, Marjana, a cui ogni dolce e tenero pensiero dell’implacabile nakhuda è rivolto, perché oltre a essere ricordata come una leggenda, un tratto che non viene mai esagerato o dimenticato è che Amina è, oltre che una pirata famigerata, una madre amorevole.
Tenera ma sempre in guardia, pronta a gettarsi in attacco: è per lei che intraprende il viaggio, per lei che va avanti nella missione anche quando vorrebbe o potrebbe ritirarsi, perché il terrore di non rivederla mai più è più grande di ogni resa, ogni percossa e di tutti i tesori.
Amina è tutto questo a un’età non così giovane, ormai oltre i quarant’anni: è raro infatti, ultimamente, trovare protagonisti di un libro fantastico che non siano nel fiore degli anni. Beh, il tempo su Amina ha lasciato i suoi segni: un ginocchio che la rende quasi zoppa, volto segnato dai tipici segni dell’età, una forza che rischia di affievolirsi.
Non sono di certo i segni degli anni a fermare la nostra nakhuda, anzi: quando la minaccia si fa vicina, è la prima a gettarvisi contro, a lottare con tutte le sue forze. Per la ricompensa, per la gloria postuma, per la conoscenza, per salvare la sua ciurma, salvare la sua famiglia.
Per una figlia che la aspetta a casa, per darle un futuro migliore di quello che lei ha dovuto ottenere mordendo, graffiando, uccidendo.
“A tutti i genitori che si trovano in difficoltà […] a tutti coloro che hanno messo da parte i propri sogni, temporaneamente o definitivamente, per sostenere quelli della generazione successiva.”
L’ultima avventura della regina pirata, Shannon Chakraborty
Le nuove opportunità, la lotta continua per un futuro migliore da poter lasciare ai figli: Amira è mossa anche e soprattutto da questo. Il terrore che il mondo che conosce non possa cambiare, che anzi si possa sgretolare completamente e portare in ginocchio le speranze e il futuro della sua bambina. La sua lotta, prima per se stessa nei suoi anni giovanili di ribellione, saccheggio e pirateria, e poi per la figlia, nasce dal desiderio di ottenere un futuro agiato, tranquillo, senza doversi preoccupare se ci sia modo di sopravvivere al domani.
Chakraborty pone quindi l’attenzione su un tema importante e molto attuale, porgendolo al lettore con le parole di Amina stessa, e poi con le sue azioni.
Se non saremo noi a lottare per il nostro futuro, i nostri figli (o chi verrà dopo) non avranno alcuna opportunità, e non possiamo lasciare che accada. A costo di lasciare casa, di rinunciare ai sogni, alle ambizioni.
La diversità dei personaggi: la ciurma della Marawati e i franji
Una ciurma variegata e sgangherata, quella della Marawati, la nave della leggendaria contrabbandiera. Chakraborty ci presenta ognuno di loro con profonda chiarezza: abbiamo Majed, il cartografo che, dopo i dieci anni di assenza di Amina, è diventato padre e ha accettato l’incarico per il brivido dell’avventura e la grande ricompensa; Tinbu, il co-comandante di Amina, sfuggito a una vita di schiavitù per poter vivere libero in mare; Dalila, la Signora dei Veleni, eccentrica, dalla risposta pronta.
Chakraborty riesce a tenere i riflettori puntati non soltanto su Amina, ma anche sulla sua ciurma, che pratica religioni diverse, che si preoccupa per lei, che la seguirebbe fino alla fine dei mari conosciuti e verso nuovi mondi. Grazie a loro, alle intese e alle frecciatine che questa piccola found family si scambia tra una pagina e l’altra, nei pochi momenti di pace, ci sentiamo subito coinvolti e accolti a bordo della nave. Ridiamo e tremiamo con loro, ci immergiamo in un mondo che, per noi occidentali, è sempre stato un po’ oscuro, ignoto, quasi tenuto alla larga e ignorato.
Qui la prospettiva si ribalta: non solo ascoltiamo, tramite i protagonisti, i pregiudizi e gli stereotipi degli stranieri che sono venuti a devastare o depredare le loro terre, ma il nemico principale della storia è uno di noi, con il nome fin troppo familiare, dal suono italiano.
Non siamo abituati spesso ad immergerci in storie che hanno tutt’altra prospettiva, tutt’altro mondo, altri pensieri. Forse ci farà bene essere il nemico, una volta tanto: ci sbatte in faccia il fatto che, forse, non siamo sempre stati gli eroi dall’armatura smagliante e misericordiosi, e che nel passato interi popoli hanno sofferto per le brame di potere di noi occidentali.
Perché salpare verso questa avventura?
E dunque, perché mai dovreste unirvi alla ciurma di una nakhuda burbera, madre ambiziosa e con qualche problema di alcol?
Un primo motivo è sicuramente la sua protagonista: la amerete, la maledirete (come i marinai sul suo cammino), avrete paura per lei, di lei, e poi vi innamorerete di nuovo. Un secondo motivo è la raffigurazione della penisola indiana, degli usi e dei costumi, della religione musulmana, delle creature magiche e pericolose del folklore islamico che vi risiedono che vi faranno tremare, ridere e riflettere. Un terzo motivo è anche la rappresentazione queer e della diversità in questo libro: donne che non nascondono la loro spregiudicata fame sessuale, personaggi* esplicitamente trans, altri che non disprezzano (anzi, amano e accolgono) lo stesso sesso.
Quarto motivo: chi non ama una bella e impegnativa avventura con pirati armati fino ai denti e con tutto da poter perdere?
L’ultima avventura della regina pirata di Shannon Chakraborty, con il sequel pubblicato di recente in lingua originale, fa per voi se desiderate provare il brivido della brezza marina, combattere i mostri marini che potrebbero distruggere la vostra nave e, alla fine, tornare tra le braccia della famiglia che vi aspetta, e per cui cambiereste il mondo intero (e anche il bottino, se volete una ricompensa in denaro).