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La principessa Floralinda e la torre di quaranta piani, la recensione

La principessa Floralinda e la torre di quaranta piani, la recensione

Tutte noi sappiamo esattamente com’è fatta una principessa. Non sto parlando di una principessa in particolare (com’era davvero Elisabetta I d’Inghilterra prima di salire al trono lo sanno in pochi), ma di una principessa. Una generica.

Come ve la immaginate? Ha un bellissimo abito con stoffe velate, un cappello a punta, i lunghi capelli biondi arricciati. Ma la cosa più importante da ricordare è che la principessa è rinchiusa in una torre e passa il suo tempo aspettando un principe che la venga a salvare. La principessa Floralinda, protagonista dell’ultimo romanzo di Tamsyn Muir, edito Mondadori, è tutte queste cose: è una principessa chiusa in una torre. L’unica differenza, forse, è che Floralinda, essendo una vera principessa, a un certo punto diventa anche smaniosa di andarsene, da quella torre. Insomma, anche la pazienza di una principessa ha un limite!

Una fiaba contemporanea sotto steroidi

Quando mi sono imbattuta in questo titolo, la mia prima reazione è stata la confusione. Per chi non avesse mai sentito parlare di Tamsyn Muir, si tratta dell’autrice che ha esordito con la saga del Sepolcro Sigillato, il cui primo romanzo, Gideon La Nona, è un mix esplosivo di dark fantasy, umorismo nero, necromanti incazzate e lesbiche armate di spada: una figata pazzesca che non ha davvero niente a che fare con le fiabe. Con Floralinda mi sono trovata davanti a una copertina dai colori pastello, con una bellissima principessa affacciata alla finestra di una torre… e il nome di Tamsyin Muir in bella vista sotto. Leggerlo era davvero necessario, e per fortuna i libri scelti seguendo l’istinto sono sempre quelli giusti.

La principessa Floralinda e la torre di quaranta piani è una piccola gemma preziosa nel panorama fantasy contemporaneo. Un coming of age originale, che prende i tropi della fiaba e della ballata cavalleresca per raccontare lo sviluppo di una giovane donna che, sfortuna ha voluto, è anche la principessa di una storia in cui le streghe sono delle gran tradizionaliste. 

La trama di questo romanzo è di una semplicità disarmante, è quasi superfluo raccontarla. Una principessa viene rinchiusa in una torre di quaranta piani da una strega; a ogni piano abita una creatura mostruosa pronta a divorare chiunque provi ad accedere al piano successivo. La principessa aspetta la venuta del principe che la riporterà al castello, ma quando i principi iniziano ad arrivare e a fallire nella loro missione, la principessa inizia a perdere la speranza. Poi i principi smettono di arrivare. E in Floralinda si insinua il pensiero che forse vale la pena dare un’occhiata a cosa si nasconda al trentanovesimo piano. 

La principessa Floralinda e la torre di quaranta piani non è una storia femminista (e menomale)

Il titolo provocatorio di questo paragrafo ovviamente non vuole alcun male alle storie “femministe” (siete su un blog che si chiama Strega in Biblioteca, andiamo!). Tuttavia, quando mi sono appropinquata alla lettura di questo testo il primo pensiero che ho avuto è stato: “Oh no, l’ennesimo libro con la morale della fanciulla che si salva da sola, perché è una donna, e le donne sono forti e non hanno bisogno di un principe che le vada a salvare!”. Tutto giustissimo, per carità, ma trovo che nel 2026 questa sia una storia raccontanta fin troppe volte (spesso in maniera molto superficiale). Anche perché Floralinda non è affatto una donna forte, tosta e indipendente (leggetelo con la voce di Marcella Bella) che, armata di spada, fa fuori i mostri che la tengono prigioniera.

Floralinda è una ragazzina terrorizzata e anche un po’ sciocca che, tuttavia, non ha proprio voglia di morire. A salvarla non è il grido di battaglia femminista sanremese, l’istinto di sopravvivenza… e qualcos’altro. Qualcosa di viscerale e sconcertante che sgretola, man mano che la storia prosegue, l’identità stessa che Floralinda ha sempre creduto di incarnare. 

Il ritmo, l'azione, la scrittura, il messaggio

Questo romanzo è poco più che un racconto lungo, della durata di 200 pagine scarse. Tamsyn Muir dimostra una dote della sintesi disarmante, perché in una così scarsa quantità di parole ci narra, al contempo, un’avventura cavalleresca che si intreccia ai ritmi di un survivor game, una storia di formazione e un trattato sui tropi della fiaba e su come decostruirli. Il risultato è un romanzo dal ritmo incalzante, in cui le pagine ti trascinano senza possibilità di scampo.

Le trovate che Muir escogita per rendere tutta la narrazione al contempo immaginifica ed iper-realistica hanno del genio: questo contrasto tra “vita reale” e “cliché da fiaba” è forse l’elemento che più mi ha fatto innamorare del testo. Come nelle migliori storie della buonanotte, non esiste una collocazione temporale, perciò elementi di tutte le epoche si mescolano in un grande calderone che da un lato disorienta e dall’altro ha perfettamente senso. L’ambientazione, i personaggi, le situazioni: tutto è contraddittorio e caotico in una maniera studiata talmente bene da risultare, infine, ordinatissima. 

La scrittura di Muir è asciutta, tagliente. Lo show don’t tell qui è portato agli estremi, perché ogni capitolo (tutti brevissimi e con una magistrale costruzione di inizio, svolgimento e fine) mette su carta azioni, sempre e solo azioni. Se volessimo riassumere questo romanzo, potremmo dire che quella di Floralinda è una storia esperienziale: tutto passa per l’esperienza. Floralinda è come una bambina che impara a conoscere il mondo, deve scottarsi per capire che la fiamma brucia.

Accanto a lei non manca un aiutante magico, la fata Ragnatela, che guiderà malvolentieri Floralinda non solo nella sua fuga dalla torre ma nei meandri spaventosi della crescita. Ragnatela è un grillo parlante scontroso e maleducato, che pone Floralinda di fronte a tutte le sue mancanze. Solo con la consapevolezza dei nostri vuoti saremo in grado di riempirli, questo sembra dirci la storia della principessa. E sembra anche suggerire che a definirci non sono i costumi che il mondo ci ha cucito addosso, ma ciò che si cela sotto la pelle. Qual è il vero Io di Floralinda? E se questo Io fosse più spaventoso dei mostri che la aspettano al piano di sotto?

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