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Il Gatto delle Anime: uno scorcio sul folklore piemontese

Il Gatto delle Anime: uno scorcio sul folklore piemontese

In un fantastico dominato da castelli gotici, eroici elfi e draghi più o meno parlanti, tendiamo spesso a dimenticare il pozzo di racconti che è il folklore italiano. Emanuela di Novo corre quindi in nostro soccorso con Il Gatto delle Anime, esordio targato Acheron Books uscito lo scorso novembre.

Una storia ambientata tra i boschi piemontesi, Il Gatto delle Anime porta in vita le leggende su entità e streghe aggrappandosi al monologo di una ragazza down e di un gatto emarginato, dipingendo dal punto di vista degli ultimi il conflitto tra bene e male e tra umano e sovrannaturale.

Sotto di noi le neoentità sono ammassate e contenute da un cerchio di entità quercia. «Ma perché devono sempre gridare?» Scuoto la testa.
«Sentono l’odore del sangue e del brodo. Sanno che questo è il loro battesimo.»

Il Gatto delle anime, Emanuela di Novo

La trama di Il Gatto delle Anime

Melvin è un bellissimo spirito gatto dal lungo pelo nero, ma la sua vita è ormai un inferno. Da quando è salito al potere il tirannico Dulsa, gli spiriti naturali del Piemonte vivono nel terrore della sua sete di potere inesauribile e della sua brama di continui sacrifici umani.

Gli altri spiriti gatto hanno sfidato Dulsa e sono stati esiliati. Solo Melvin è rimasto fedele al tiranno, ma è precipitato in fondo alla scala sociale e ormai subisce angherie di ogni tipo. Per riscattarsi deve mostrarsi utile portando sacrifici, e la conoscenza di Anna – una ragazzina con la sindrome di Down, bullizzata dai compagni, amante dei boschi e delle tradizioni locali – potrebbe trarlo d’impiccio.

Melvin la circuisce con la promessa di diventare bella e avere delle amiche, creando così un sodalizio. I due alleati però scopriranno che Dulsa ha un oscuro segreto e dovranno affrontarne la furia. Solo così potranno capire chi sono, liberarsi delle etichette e trovare il proprio posto nel mondo.

Fonte: Acheron Books

Ragazza con gatto nero, Giovanni Boldini

Tra magia ed emarginazione: i personaggi de Il Gatto delle Anime

Il Gatto delle Anime è un fantasy profondamente italiano, e le sue radici affondano nel folklore piemontese, attraversando storie su streghe, massi erratici e spiriti del sottosuolo tramandati di generazione in generazione.

Nel piccolo paese senza nome che fa da sfondo alla vicenda, il bosco delimita il confine tra il mito e contemporaneità, tracciando una linea netta tra quello che è il mondo degli spiriti naturali – entità selvagge e centenarie – e il mondo umano, fatto di compiti, esami e complesse relazioni interpersonali.

«Venite, figli miei, tra le braccia del padre. Prendete e mangiatene tutti, questo è il mio corpo offerto per voi.»

Il Gatto delle Anime, Emanuela di Novo

Ponte tra queste due realtà è Anna, una ragazza quindicenne con la sindrome di down che coltiva una passione per le tradizioni locali e la magia. Testarda e fin troppo curiosa, Anna è un’eroina un po’ atipica, che seppur in buona fede compie diversi errori, mettendo a repentaglio la sua stessa vita oltre che quella altrui.

Vittima di un bullismo continuo e violento, costantemente infantilizzata da una madre che non riesce davvero a comprenderla, e con un’anziana strega, Mara, come unica amica, Anna stringe un vero e proprio patto col diavolo senza esserne davvero consapevole: le persone che l’hanno ferita in cambio della bellezza e, di conseguenza, di una vita perfetta.

Il monologo di Anna – uno degli elementi migliori, a mio avviso – è frizzante e pieno di un contagiante e inguaribile ottimismo, dovuto proprio alla sua condizione: non è infatti un caso, se ci troviamo davanti una protagonista con la sindrome di down, ce lo rivela la stessa autrice in postfazione. 

Sentiero della Masca Micilina a Pocapaglia (CN)

In quanto down, Anna ha un’ innata capacità di vedere sempre il buono negli altri, e la sua mente riesce in fretta a processare gli eventi più traumatici, che siano gli scherni dei suoi compagni di classe o un macabro banchetto di anime offerte a un serpente demoniaco.

Di fatto, Anna vede, elabora e trova il coraggio di affrontare il demonio senza quasi batter ciglio, dimostrando una straordinaria capacità di accettazione di una realtà atipica che altre ragazzine della sua età non sarebbero riuscite a dimostrare.

Come ogni strega – o strega in divenire – che si rispetti, Anna si ritrova con un gatto nero per famiglio. Inizialmente fuori della bussola morale umana, Melvin è un’entità decaduta che ambisce a diventare il braccio destro del nuovo signore delle entità, e proprio per questo adesca Anna, credendo che un’umana neurodivergente possa essere una preda facile.

Melvin è lo specchio di Anna nel mondo di sotto: emarginato come lei, sotto al suo proposito egoista si nasconde un più profondo bisogno di trovare il proprio posto e una famiglia – è infatti evidente sin dal principio il suo profondo attaccamento, quasi codipendente, con i pochi amici che gli restano. Saccente e scostante, l’arco di Melvin è uno di redenzione: lo costringerà ad andare oltre le apparenze e ribellarsi contro lo stesso sistema del quale avevo bramato fare parte.

Il cerchio magico, John William Waterhouse

Il rapporto tra Melvin e Anna è quello tra due anime che scoprono l’uno nell’altra il modo di colmare il vuoto della propria solitudine, ed è toccante vederlo evolversi verso un’amicizia sana nonostante le premesse.

Alcune note dolenti

Nonostante le promettenti premesse, devo purtroppo ammettere che Il Gatto delle Anime non è stato soddisfacente quanto avrei sperato, a partire dalla caratterizzazione del personaggio che dà il titolo al romanzo. A discapito della narrazione in prima persona, è molto difficile distinguere le due voci narranti, e se il tono ingenuo, colloquiale e alle volte infantile riesce a far emergere Anna come un’ottima protagonista, lo stesso non si può dire di Melvin.

Come lettori, ci viene chiesto di credere che davanti ai nostri occhi vi sia una creatura sovrannaturale, felina solamente in apparenza, fuori della nostra bussola morale; eppure, Melvin è fin troppo umanizzato per essere credibile: oltre a compiere gesti umani (come il consolare la sua amica mettendole una zampa sulla spalla) si macchia anche di pregiudizi che non sembrano avere una motivazione precisa – perché lui (o qualsiasi altra entità) dovrebbe ritenere Anna un essere umano “inferiore” in quanto down? Perché degli esseri sovrannaturali dovrebbero ragionare secondi i canoni della neuronormatività?

Mi manca quella ragazzina. Mi mancano le sue mille domande, i suoi animaletti morti, i suoi giochi nel bosco. La sua cura nei confronti di tutto il mondo.

Il Gatto delle Anime, Emanuela di Novo

Il mondo di sotto, di fatto, appare molto vago, descritto come in uno stato di decadenza, succube della tirannia di Dulsa, non ci viene offerto nessun margine di confronto né alcuna idea su come dovrebbe essere in tempi di gloria; se Dulsa è un essere diabolico perché mangia le anime, che rapporto avevano le entità con gli umani, prima del suo regno? E se invece le entità si nutrono di anime da sempre, perché ci viene chiesto di sperare nella loro liberazione?

Senza contare le dinamiche di potere tra le entità stesse, che ricordano molto più quelle di una classe di seconda media nell’ora buca, mentre il supplente è in pausa sigaretta, che quelle di un regno corrotto i cui abitanti possono privare le proprie prede della volontà.

Tournée du Chat Noir, Théophile-Alexandre Steinlen

Sono poi diverse le mie perplessità legate alla trama, sorte davanti ad alcune azioni compiute dalla protagonista che, ricordiamo, è non solo minorenne, ma anche figlia di una madre iperprotettiva che tende ad infantilizzarla. Eppure (SPOILER ALERT), nel momento in cui le persone cominciano a sparire dalla cittadina in maniera sistematica, non solo la madre lascia andare Anna libera per il bosco, ma non accenna praticamente alla gravità della situazione, se non al principio.

D’altro canto, l’intera comunità sembra non saper contare oltre il numero 1, perché dopo il periodo di lutto succeduto alla scomparsa della prima vittima, nessuno si preoccupa che ne sia scomparsa una seconda. I ragazzi spariscono nel nulla, e in giro non si scorge neanche mezza pattuglia delle forze dell’ordine.

Considerazioni finali

Il Gatto delle Anime si rivela quindi un romanzo che tanto avrebbe potuto, ma che non si è applicato abbastanza, nonostante nella sua parte non fantastica offra degli ottimi, realistici scorci su cosa significhi essere diversə o “stranə” in un paese di provincia, durante un periodo cruciale come quello della pre-adolescenza.

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