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Il canto dell’usignolo: una rivisitazione fantastica del Giappone feudale

Il canto dell’usignolo: una rivisitazione fantastica del Giappone feudale

Ambientato in un Giappone feudale minacciato da guerre tra clan e intrighi politici, Il Canto dell’Usignolo di Lian Hearn (pseudonimo di Gillian Rubinstein) è il primo volume della trilogia La Saga degli Otori. Ne/oN lo riporta in libreria a luglio 2025 per la collana Revival, che si occupa di resuscitare dalle ceneri quei romanzi che hanno plasmato la letteratura odierna, ma che sono divenuti pressoché introvabili.

Il Canto dell’Usignolo ha visto la luce nel 2002, ma tra le righe intrise di tradimenti e legami indissolubili, Lian Hearn ha trasposto una storia intramontabile che merita di essere ricordata.

“È bello essere a casa” mormorò Shigeru. “Ma, come il fiume preme alle porte da fuori, così fa il mondo. Ed è nel mondo che ci tocca vivere.”

Il Canto dell’Usignolo, Lian Hearn

L'ispirazione all'epoca feudale nipponica

Il Canto dell’Usignolo è un romanzo di pura finzione, ma che si rifà a un contesto storico piuttosto ampio, il Giappone feudale. L’autrice stessa ha precisato che non c’è alcuna corrispondenza con luoghi geografici e avvenimenti storici reali, ma i riferimenti alla cultura e alla società nipponica del tempo sono lampanti. Tuttavia, è proprio la mancanza di un quadro chiaro e di descrizioni in grado di dare giustizia alla cultura e alla storia che si vuole emulare, a rendere questo romanzo mancante di un elemento fondamentale quando si sta scrivendo romanzi storici, l’accuratezza.

Nonostante non venga precisato alcun periodo storico a cui l’autrice si è ispirata nella stesura del romanzo, è il periodo Sengoku quello più vicino alla storia di Takeo e Kaede. Nel paragrafo successivo mi limiterò a fare un breve riassunto degli avvenimenti che secondo me potrebbero aver ispirato l’autrice.

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Il periodo che va dal 1467 al 1568 viene anche definito “periodo degli Stati belligeranti” a causa dei numerosi conflitti intercorsi tra i signori della guerra, i daimyo, per ottenere la supremazia sul Giappone. Il suo inizio coincide con lo scoppio della guerra Ōnin che si protrasse per ben 80 anni, nel quale i signori feudali passarono dal mostrare il loro malcontento al governo militare degli shogun Ashikaga, per poi giungere a una vera e propria dichiarazione di guerra.

Da questo evento nacquero i Signori della Guerra Oda Nobunaga, Toyotomi Hideyoshi e Tokugawa Ieyasu. Fu proprio Nobunaga, un guerriero feroce e abile, a conquistare gran parte dei territori. Il suo essere selvaggio e inaffidabile lo portò a essere considerato una grande minaccia agli occhi dei suoi numerosi nemici. Nobunaga venne assassinato in seguito a un colpo di stato nel 1582 che portò i restanti Signori della Guerra alla spartizione dei territori giapponesi.

I riferimenti a quest’epoca presenti ne Il Canto dell’Usignolo sono molteplici: la lotta tra clan e i dissidi interni, la spietatezza del cattivo della storia, nonché la sua supremazia all’apparenza inarrestabile.

La trama

Il sole sarebbe salito alto sopra le montagne, accorciando l’ombra dei cedri; poi sarebbe scomparso di nuovo dietro i crinali. Così andava il mondo e così sarebbe sempre andato, mentre l’umanità cercava di sopravvivere sospesa tra la luce e le tenebre.

Il Canto dell’Usignolo, Lian Hearn

Takeo, o Tomasu durante le prime pagine del romanzo, è la voce che prevale tra tutti gli altri personaggi che vanno e vengono nelle pagine de Il Canto dell’Usignolo. Un giovane ragazzo di appena sedici anni costretto a fuggire dal suo villaggio, lasciandosi alle spalle le fiamme e i corpi di tutta la sua famiglia. Per sua fortuna si imbatterà in Otori Shigeru, uno sconosciuto che ben presto si rivelerà essere l’erede di uno dei clan più importanti. Infatti, Shigeru cova un antico desiderio di vendetta nei confronti di Iida Sadamu, signore del clan dei Tohan e responsabile della morte della famiglia di Takeo e del padre e del fratello di Shigeru. Insomma, questo Iida ha più nemici che amici e la presenza del nobile Shigeru sembra cadere proprio a pennello.

Tuttavia, Takeo non è l’unico sopravvissuto alla strage orchestrata dai Tohan. Numerosi segreti pendono sulla testa del nostro protagonista, uno fra questi la provenienza del suo stesso padre. Grazie ai talenti nascosti di Takeo e alla strabiliante somiglianza con il fratello di Shigeru, verrà ben presto accolto nella famiglia degli Otori.

Takeo, però, non è il solo protagonista del romanzo. Kaede è da sempre stata prigioniera di Lord Noguchi. Costretta a vivere tra la servitù, dimenticata a disprezzata, sarà proprio un episodio orribile a portarla all’attenzione del lord suo carceriere e a costringerla alle nozze proprio con il nobile Shigeru.

Takeo dovrà non solo proteggere il suo benefattore da chiunque cerchi di togliergli la vita, ma dovrà anche tenere a bada l’amore frenetico e inspiegabile che travolgerà lui e la giovane Kaede.

I personaggi come punto focale de Il Canto dell'Usignolo

Il Canto dell’Usignolo è un romanzo piacevole soprattutto per la singolarità e la crescita personale che, in un modo o nell’altro, interesserà gran parte dei personaggi. Takeo, come Tomas, aveva compiuto solo un errore nella sua breve vita: nascere nel clan degli Occulti, basato sulla ricerca della pace e sulla tutela della vita ad ogni costo. Un clan perseguitato da Iida proprio per le profonde differenze religiose che lo caratterizzavano.

Takeo sarà costretto a adattarsi alla nuova vita che lo aspetta nella dimora del nobile Shigeru. Un’esistenza che appare come una recita da cui presto potrebbe essere smascherato. Man a mano che tutte le sue abilità saranno svelate insieme a segreti ben più difficili da accettare, Takeo dovrà combattere proprio l’insegnamento cardine della sua religione: la difesa della vita e il mantenimento della pace.

È proprio l’asfissiante sete di vendetta che sente nei confronti di Iida a permettergli di crescere. Nonostante la velocità quasi precipitosa che prenderà lo svolgimento della storia appena dopo i primi capitoli, lo sviluppo del personaggio di Takeo è stato gestito nel migliore dei modi, senza stravolgere la sua caratterizzazione iniziale. Takeo sarà fino alla fine sospeso tra il suo animo gentile e il riconoscimento di un dovere che prescinde dal suo volere.

Kaede è l’altra parte della medaglia, l’altra voce che racconta le vicende de Il Canto dell’Usignolo. Anche in questo caso, la crescita del suo personaggio culmina in un evento che non mi aspettavo affatto di leggere e che ho trovato particolarmente azzeccato. Kaede è una quindicenne intimorita dalla vita, ma che non rifiuterà mai di combattere.

Ma quali sono i problemi di questo romanzo?

Ho citato già in precedenza un aspetto che mi ha fatto storcere il naso, così come ad altrə. Voglio precisare di non essere una grande conoscitrice della storia giapponese, ma è stata anche la mancanza di particolari a farmi perdere l’entusiasmo durante la lettura. La volontà di Hearn nel volersi ispirare alla cultura e ambientazione del Sole Levante è palese, eppure, per creare il giusto contesto storico in un romanzo che basa gran parte della sua trama sul Giappone e sulla sua storia non basta citare curiosità interessanti o descrivere luoghi caratteristici.

Lasciando questo particolare a lettorə più competenti in materia, vorrei soffermarmi su un altro aspetto fondamentale, lo stile di scrittura. Il Canto dell’Usignolo, soprattutto dopo i primi capitoli, diventa più un riassunto degli avvenimenti che una narrazione intrigante. Lian Hearn è così tanto intenta a raccontare la miriade di cose che accadono nel romanzo da dimenticarsi di usare uno strumento importantissimo, il pathos. Proprio a causa della velocità ho fatto molta fatica a interessarmi agli eventi che seguiranno l’incontro tra Takeo e Kaede.

Infine, seppur a malincuore, l’elemento che mi ha più delusa è stata la storia d’amore. Ebbene sì, Il Canto dell’Usignolo è l’esempio lampante del tanto disprezzato trope dell’insta love tra i suoi due protagonisti. Kaede e Takeo si innamorano ancor prima di aver scambiato anche il benché minimo saluto. La necessità dei due di stare insieme, di abbandonare tutto pur di coltivare questo amore struggente, passa da essere stucchevole a fastidioso. E me ne rattristo davvero molto! Sarebbe stato necessario solo un po’ più di tempo per costruire una storia d’amore autentica e piacevole da leggere.

L'aspetto fantastico nel romanzo di Hearn

Il Canto dell’Usignolo non è un romanzo storico. Più vicino al realismo magico che al fantasy, il romanzo di Lian Hearn aggiunge un elemento chimerico che viene rappresentato dalle Tribù, composte da famiglie accumunate da abilità particolari. Takeo ne fa parte e il suo udito sopraffino, la capacità di restare praticamente inosservato, o il suo talento per l’arte ne sono la prova. Assassini che agiscono nell’ombra e che non rispondono a nessuno, un tema che adoro ritrovare nei romanzi.

La presenza di un contesto fantastico indistinto lo fa amalgamare senza problemi al resto delle vicende. Queste abilità permettono a Takeo di confondersi, divenendo una spia formidabile per il nobile Shigeru.

Se cercate una lettura scorrevole con un cast di personaggi dinamici che crescono pagina dopo pagina, allora non esitate ad immergervi nei conflitti tra clan e nei tradimenti de Il Canto dell’Usignolo. Malgrado alcune piccole défaillance, lo consiglio a chi ha amato romanzi come La Spada di Kaigen di M.L. Wang e Jade City di Fonda Lee.

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