
Il patto di mezzanotte di C.L. Polk, la recensione
Dal 16 luglio è sbocciato, come una delicata rosa estiva, un romanzo che attirerà chiunque sia cresciutə sfogliando le storie di Jane Austen o chi, più recentemente, ha scoperto che l’ambientazione Regency è la sua preferita quando si tratta di storie d’amore complesse e tormentate. Se a tutto questo si unisce anche un pizzico di magia e una profonda riflessione femminista, il gioco è fatto! Il patto di mezzanotte di C.L. Polk, edito Ne/oN, vi attende in libreria, per un’estate all’insegna di balli, abiti fruscianti ed eroine rivoluzionarie.
Il patto di mezzanotte, tra magia, lotta e tenerezza
Beatrice Clayborn sa cosa una donna della sua età dovrebbe desiderare: begli abiti che le facciano conquistare un marito a cui dare dei figli. A questo, d’altronde, serve la stagione delle Contrattazioni: i padri mettono sul mercato le loro giovani figlie – dette ingenue – affinché signori facoltosi le sposino. Quello che tuttavia Beatrice desidera davvero è molto distante dalla prospettiva del matrimonio. La maggiore delle sorelle Clayborn è infatti una maga talentuosa e farà qualsiasi cosa per non rinunciare alla sua magia. Sposandosi, l’aspirazione di diventare una maga capace di aiutare la propria famiglia, economicamente disagiata, andrebbe in fumo, perché alle donne sposate non è consentito leggere grimori e praticare incantesimi.
Visti i rischi che le maghe corrono a usare la magia durante il periodo fertile delle loro vite, come ospitare nel grembo un bambino posseduto da uno spirito, gli uomini hanno progettato collari che, durante la cerimonia delle nozze, si chiudono intorno alle gole delle loro spose, interrompendo il fluire della magia nelle loro vene. Beatrice farà di tutto pur di scampare a questo orribile destino e quando un’altra giovane donna, la testarda e ricchissima Ysbeta Lavan, accompagnata dal suo splendido fratello, Ianthe, incrocerà la sua strada, Beatrice non sarà più sola nella sua battaglia per la libertà.
Una storia che intreccia la biopolitica femminista a un'eroina austeniana
Il patto di mezzanotte è un libro che sorprende. Dalla curatissima copertina e dalla delicatezza della sua trama ci si aspetterebbe un romanzo di grande leggerezza, adatto alla stagione estiva per perdersi nelle sognanti atmosfere dei balli e degli atelier di moda ottocenteschi. Ebbene sì, tra le sue pagine troverete anche questi elementi, ma immersi in un contesto originalissimo, che pone al proprio centro un’aspra critica nei confronti del controllo dei corpi femminili da parte della società patriarcale. C.L. Polk ci inonda di graziose descrizioni, di ore del tè e passeggiate in carrozza, per tessere di fatto una storia di ribellione femminile e denuncia sociale, in cui il tema della biopolitica occupa una posizione rilevante. Scegliere tra amore e carriera, tra maternità e libertà, tra potere e matrimonio: questi i dilemmi che Beatrice, esattamente come moltissime donne della nostra contemporaneità, dovrà affrontare.
«[…] Succedono cose terribili quando le donne si immischiano nella magia. Lo sai bene. Se ti sorprendono a giocare con la magia superiore, disonorerai tutti noi. Ti metterebbero sotto la custodia di un collare prima del matrimonio! Tutti penserebbero che sei un’adescatrice o, peggio, una ribelle, e molti gentiluomini non prenderebbero mai in considerazione l’idea di accogliere una sposa difficile in casa loro. E se partorissi uno spirito natio ti farebbero assistere all’esecuzione, Beatrice! Il tuo stesso bambino. E poi toccherebbe a te.»
Il patto di mezzanotte, C.L. Polk
A guidarci in questa storia di rivendicazione è Beatrice, una protagonista che rispetta tutti i crismi delle eroine austeniane. Beatrice è caparbia, sicura delle sue idee e delle sue aspirazioni. Desidera essere libera, ma non intende rinunciare all’amore. C.L. Polk dimostra grande consapevolezza nell’inserire all’intero del suo romanzo diverse rappresentazioni del femminile, trasmettendone a chi legge la complessità. Nonostante il contesto di repressione in cui vive, Beatrice è ancora convinta che il vero amore esista e che ci siano, là fuori, uomini pronti ad abbracciare la sua stessa causa, ad aiutare le donne a diventare padrone del proprio destino. Per questo Beatrice non può far a meno di innamorarsi di Ianthe, un ragazzo gentile e curioso, in grado di ascoltare, comprendere e supportare le persone che ama. Dite addio ai malesseri protagonisti della maggioranza dei romantasy: Ianthe è quel genere di bookboyfriend che non nasconde dietro un’armatura le sue fragilità; anzi, ama esternare le sue emozioni come fuochi d’artificio e si espone affinché le battaglie delle donne diventino anche quelle degli uomini.
«Intendo essere libera. E quando avrò uno spirito maggiore ad aiutarmi, troverò le leggendarie biblioteche perdute. Immagina di dare la caccia alla saggezza più antica, ai segreti smarriti… Non passeresti la vita a fare tutto questo?»
Il patto di mezzanotte, C.L. Polk
Diverse rappresentazioni del femminile: Beatrice e Ysbeta, due eroine a confronto
Beatrice e Ysbeta, le intrepide protagoniste di Il patto di mezzanotte, non potrebbero essere più diverse. La prima custodisce nel cuore una grande ambizione, ma è anche cauta, spaventata dalle conseguenze delle sue azioni, desiderosa di non scendere a compromessi tra la sua vita privata e la sua carriera di maga. Beatrice sa quello che vuole e quello che vuole è un’esistenza che segua le sue condizioni, che contempli sia il matrimonio che il potere, sia la maternità che la magia. Ysbeta, invece, è un fuoco che arde in continuazione, uno spirito libero e combattivo, capriccioso e coraggioso, che persegue i propri obiettivi senza guardarsi indietro. La sua natura impulsiva e spesso infantile si sposa perfettamente con la sua condizione di donna ricca, e per questo privilegiata.
Se all’inizio del romanzo Ysbeta potremmo inquadrarla più come antagonista che come alleata, basterà seguire la narrazione per comprendere a fondo le ragioni di questa eroina imperfetta, il cui unico desiderio è essere libera di viaggiare per il mondo e perseguire la conoscenza. In lei non vi è alcun desiderio amoroso, né alcuna propensione alla maternità. Eppure nulla di tutto ciò rende Ysbeta meno donna di Beatrice, così come il desiderio di una famiglia non rende Beatrice meno attiva nella lotta contro l’oppressione femminile.
Il patto di mezzanotte: scrittura, ritmo, intreccio
C.L. Polk è un’autrice che d’ora in poi terrò d’occhio. La sua penna conserva un’impressionante eleganza, pur non abbandonandosi mai alla pesantezza. Delicata, briosa, consapevole: questi i tre aggettivi con cui descriverei la scrittura di Il patto di mezzanotte, che ben si addice a una storia d’amore condita da merletti e gite in carrozza, ma che allo stesso tempo non perde mai di vista l’obiettivo di trasmettere un messaggio più profondo, con molte implicazioni politiche e in grado di parlare con sorprendente attualità anche alle lettrici contemporanee.
I personaggi sono caratterizzati con efficacia, specialmente Beatrice, che si dimostra una protagonista sfaccettata e piena di sorprese. Ysbeta è un’altra eroina a cui prestare attenzione, che oscilla sempre in un delizioso gioco: da una parte insopportabile, dall’altra irresistibile. Forse l’unico personaggio penalizzato dalla scrittura è proprio Ianthe, una perfetta controparte maschile, che incarna le caratteristiche più positive ricercate da Beatrice in un uomo, e forse proprio per questo meno “reale” rispetto agli altri personaggi. A lui, d’altronde, viene anche dedicato meno tempo, meno battute, meno occasioni per conoscerlo a un livello più profondo. Tuttavia questo è comprensibile: Il patto di mezzanotte, dopo tutto, non è la storia di un uomo. Né la storia di una coppia.
Il patto di mezzanotte è dinamico e ricco di situazioni che tengono gli occhi incollati alla pagina. Eppure non c’è fretta! Ogni concetto e ogni rapporto si prende il proprio tempo per evolvere. La narrazione risulta così ritmata, incalzante, ma mai avventata. Anche il sistema magico è coerente con il tipo di storia che C.L. Polk desidera raccontare: l’elemento fantasy qui diventa un semplice pretesto per indagare il tema della biopolitica femminista, un’espediente narrativo intelligente per rendere una storia attuale e concreta attraverso il filtro – molto efficace – del fantastico. Si parla di Spiriti, di Sale Capitolari, di altri regni dalle culture più disparate, ma tutto è sempre rapportato alla dimensione personale della storia di Beatrice. Attraverso di lei conosciamo il mondo e la magia che lo popola, senza mai allargare troppo lo sguardo. Il risultato è una storia intima, ridimensionata, che non si perde in una costruzione troppo dettagliata di un world-building fantasy non necessario.
Insomma, Il patto di mezzanotte è un sì?
Ne/oN ci è riuscito di nuovo: ha portato in Italia un romanzo fantasy originale, nuovo, che racconta una storia che unisce alla perfezione intrattenimento e contenuto. Con Il patto di mezzanotte non c’è stato un momento di noia, di esitazione, di inciampo. La trama di questo libro mi ha travolta e trasportata in un mondo coloratissimo, ricco di profumi e sensazioni. Mi ha divertita, commossa, emozionata. Ma soprattutto ha suscitato decine di riflessioni, rendendo la tematica femminista mai banale e allo stesso tempo super accessibile anche a chi pratica meno queste acque spesso molto complesse. Insomma, se una versione magica e politicamente schierata di Bridgerton è proprio quello che stavate cercando per la vostra estate 2025, Il patto di mezzanotte vi attende per una quadriglia.