
Bodies: la storia di una vittima carnefice
È l’abitare un corpo che ti ha disconosciuta. È la gente che ti guarda aspettandosi cose da te. È l’imparare a sanguinare, non una volta al mese ma ogni singolo giorno. Sanguinare dal cuore fin dentro l’anima perché tutto fa male.
Bodies, Christine Anne Foley
Essere una adolescente è un orrore in sé. Dover navigare, spesso ignorata e stigmatizzata, un corpo che cambia, che sboccia e si trasmuta senza troppe indicazioni. Succede a tutte. Non si parla di certe cose.
A volte, in questa metamorfosi, qualcosa può andare storto. Non essere nelle cerchie sociali “giuste”, normopeso e convenzionalmente bella, non seguire le mode, non sapersi truccare, sembrano spade di Damocle che compongono l’aureola della protagonista di Bodies, Charlotte. Quando l’unica cosa che in lei non va è la distorta percezione della realtà che la circonda.
Così vicino a(lle) Persone Normali, così distante
O’Donovan, un anonimo pub della campagna irlandese, è il primo palco della tragedia racchiusa in questa storia. Charlotte, diciassette anni, non è mai stata baciata e la sua vita sembra non avere un senso fino a che non riuscirà a recuperare questo traguardo. L’apertura del romanzo sembra dunque un normale racconto di tarda adolescenza, dove alcol e sesso sembrano essere gli ingredienti necessari al funzionamento della trama. Emerge una costellazione di tragedie non troppo vicine alla protagonista, ma non così lontane da renderla insensibile a esse. Una storia di una ragazza normale, in un luogo normale, in una vita banale. Quello che Sally Rooney avrebbe voluto fare con il suo Persone Normali.
Solo che Charlotte è perseguitata da queste tragedie. Ovunque vada, qualunque cosa faccia, la seguono. E accadono sempre agli uomini, normali, meschini, un po’ vigliacchi e machisti, a cui decide di accompagnarsi. Che il noir preannunciato dalla quarta di copertina sia in realtà un paranormale? Come è possibile che il suo diventar donna sia così segnato da quest’ombra? La verità verrà svelata troppo tardi, quando ormai chi legge ha abbandonato il proprio ruolo di spettatore e ha iniziato a infilarsi nelle strette, taglienti scarpe di Charlotte.
Un romanzo che si fa beffe della moralità altrui, di una società che pretende di poter strappare al femminile senza dar niente in cambio. Una passerella continua che riguarda il corpo, come viene percepito, come viene violato. E quando la vittima si tramuta in carnefice, chi siamo noi per poterla giudicare?
Narratrice inaffidabile o percezione senza filtri?
La potenza della critica contenuta in Bodies sta nella banalità iniziale in cui si ambienta il libro. Tutte potrebbero essere Charlotte. Una mano sotto la gonna da uno sconosciuto. Il giudizio continuo per come vai conciata in giro. Un paese di provincia dove la tua vita sembra essere già scritta, destinata ad appassire nelle mani di un uomo che era lì nel momento di fragilità giusto.
Ed è un’ambientazione che affama la protagonista quanto chi la legge. Voglia di vedere altro. Voglia di non essere trattata come un mero oggetto. In quella che in qualche modo potrebbe essere l’esperienza generalizzata, comune, sicuramente esagerata, di un’adolescente non molto sorvegliata dalla famiglia, il filtro tra il percepito, il letto e il reale inizia a mal funzionare. Senza che lo scorrere delle pagine ne sia un segno.
E se neanche chi legge, dall’alto del piedistallo di non essere parte della storia, sa distinguere tra la realtà e la percezione che si ha della stessa, come può farlo Charlotte, che è al centro di questi eventi? Siamo mosche sulla parete della sua triste esistenza, già intrappolate nella tela di un ragno tremendamente famelico.
Perché Charlotte è confusa. Charlotte mente. Ha perso quello che considerava il suo tutto, e niente sembra poter colmare questa voragine che si è creata dentro di lei. Potremmo parlare di narrazione inaffidabile. O forse potremmo ammettere che la bravura della penna di Christine Anne Foley sta nel fatto di averci fatto vedere la protagonista con le stesse lenti degli uomini che la circondano.
Niente spaventa quanto la realtà: critica o documentario?
Il realismo sprezzante e crudo è solo lo scenario che viene utilizzato dall’autrice per un discorso più ampio, sotteso a ogni gesto e scena. Potremmo parlare di critica femminista su diversi livelli. Il primo, il più evidente e onnipresente urlo di denuncia, è quello che riguarda il ruolo che la società prevede per una ragazza e per una donna. La banalità delle violenze verbali, fisiche, sessuali. La normalizzazione di elementi patriarcali e machisti.
Il secondo è di come tutti questi elementi siano profondamente interiorizzati, imparati fin dalla nascita. Non crediamo a Charlotte. Crediamo che qualcosa non vada in lei. È facile cadere nella trappola della scrittrice e non vedere la verità dell’inaffidabilità della narrazione, perché è quello che siamo abituati a fare.
Nell’ultimo terzo del libro qualsiasi certezza viene strappata via, in un galoppo verso il finale che ci fa rendere conto di quanto, pur essendo una narrazione che completamente gira intorno alla protagonista, siamo comunque riusciti a infilarci qualcosa di nostro per riempire i buchi nella trama. Buchi in realtà inesistenti, se solo non avessimo preconcetti.
E si potrebbe continuare. Il sesso e il piacere femminile sdoganato nella sua forma più primitiva e carnale. La maternità e il ruolo materno che pesa sulle spalle di chi è in possesso di un utero, solo perché il proprio corpo ha questo organo. La violenza delle relazioni normalizzata, tra gelosia viscerale e controllo ossessivo.
Esperienza di lettura informata
Pur essendo un romanzo breve, Bodies nasconde dentro di sé un mondo. Il nostro. Ed è, a tutti gli effetti, un noir.
Lista dei TW: sangue, violenza fisica, violenza sessuale, violenza psicologica, sesso, molestie, morte, suicidio, linguaggio esplicito, uso di sostanze stupefacenti, alcool, dipendenza.