
Wicked: The Untold Story of the Witches of Oz, da Il Mago di Oz al film di Jon M. Chu
Il 19 novembre è una data che alcuni di noi ricorderanno come una specie di lutto. Altri, quelli brutti e cattivi che odiano i musical (scusate, l’autrice è suscettibile al riguardo), la ricorderanno come una liberazione. Fatto sta che qualcosa il 19 novembre è giunto al termine… forse. Ma ti aspetto in fondo all’articolo per parlare di questo forse. Il fenomeno di Wicked, trasposizione cinematografica dell’omonimo musical del 2003 ideato da Stephen Schwartz, ha concluso il suo viaggio con l’uscita della seconda parte di una storia che in pochissimo tempo ha saputo catturare un pubblico gigantesco. Pubblico composto non solo dai fan dell’opera originale, ma anche da tutta una serie di persone che non avevano mai dato al genere musical una chance e che, con Wicked, hanno scoperto un tipo di cinema che ha ancora molti assi nella manica per sorprenderci.
Breve storia di un fenomeno mondiale
Il 10 giugno del 2003 Wicked: The Untold Story of the Witches of Oz debutta al Curran Theatre di San Francisco. Si tratta di uno spettacolo molto particolare, voluto a tutti i costi dal compositore Stephen Lawrence Schwartz. Schwartz si era infatti appassionato a un romanzo scritto da Gregory Maguire, intitolato Wicked: The Life and Times of the Wicked Witch of the West, il quale prendeva a sua volta ispirazione dal celeberrimo romanzo del 1900 Il mago di Oz di L. Frank Baum. La storia di Dorothy del Kansas e del suo cagnolino Toto, resa poi ancora più nota al grande pubblico grazie all’adattamento del 1939 con una giovanissima Judy Garland come protagonista, entra nelle case degli americani e diventa il simbolo di una realtà ricca di magia e colori (quando il cinema, fino ad allora, era stato quasi sempre solo in bianco e nero). Un po’ come per noi Natale significa Una poltrona per due su Italia Uno, per gli statunitensi Il mago di Oz è il sottofondo della famiglia intesa nel mondo più “Mulino Bianco” possibile. Finché, nel 1995, una rilettura completamente nuova irrompe sulla scena.
La storia di Il mago di Oz offre infinite opportunità immaginifiche a chi, dopo la sua pubblicazione, ha sviluppato il desiderio di raccontare la politica attraverso il filtro del genere fantasy. Dopotutto, il Grande e Potente Oz non è che un uomo venuto da chissà dove che ha ottenuto un immenso potere raccontando un mucchio di fandonie. Facile confonderlo con un qualsiasi dittatore. Nella novella di Maguire la Città di Smeraldo diventa quindi una capitale scintillante, in cui ogni aspetto è controllato dal Mago e dove le persone vivono inconsapevoli dei drammi vissuti da chi sta fuori – gli emarginati, le minoranze. A quel punto emerge il diverso che si fa sovversivo, trasformato dal regime in un nemico. La perfida Strega dell’Ovest, strana agli occhi degli oziani per il colore verde della sua pelle, è il soggetto perfetto da imprimere sui volantini della propaganda. Lei è la creatura che tutti temeranno finché non sarà abbattuta e con cui tutti verranno distratti mentre il governo mette in atto una vera e propria deportazione degli Animali (che, a differenza degli animali con la “a” minuscola, sono dotati di anima e di raziocinio esattamente come gli esseri umani).
Wicked nelle mani di Schwartz e di Winnie Holzman
Schwartz, a lavoro su musiche e testi delle canzoni, e Holzman, librettista, partono proprio dal lavoro di Maguire per mettere in piedi un musical destinato a diventare uno dei più grandi successi teatrali di sempre. Le sue musiche sono pensate apposta per le interpreti che renderanno iconici i ruoli di Glinda e Elphaba: Kristin Chenoweth e Idina Menzel. Attraverso una consistente semplificazione del romanzo – che si porta dietro molte critiche da parte dei fan dell’autore – Wicked debutta a teatro come un’opera fortemente bipartita. Il primo atto si tinge di atmosfere accademiche e ricorda vagamente un teendrama alla Mean Girls, in cui una ragazza venuta da fuori, diversa, ingaggia una guerra a colpi di dispetti e battutine con la Regina George dell’Università di Shiz, Glinda. Elphaba, è così che si chiama la nostra Cady Heron verde: un nome parlante che è anche un omaggio al suo progenitore (L. Frank Baum che diventa “El-Fa-Ba”). La canzone The Wizard and I apre le danze, introducendo la prima quest drammaturgica della protagonista. Popular segna l’inizio di uno dei sodalizi più iconici dello spettacolo, quello tra Glinda ed Elphaba, due donne molto diverse ma che riescono a completarsi a vicenda.
E infine, a chiudere il primo atto, ci lasciamo travolgere dall’onda d’urto di Defying Gravity, il brano tramite cui Elphaba imbraccia il ruolo di nemica del Mago. Un inno liberatorio che incita ad accogliere il proprio Io, a smetterla di nascondersi, a far sentire la propria voce anche quando tutti ci dicono di tenere la bocca chiusa. Da estimatrice del Mago, Elphaba diventa la sua nemesi, poiché mentre lei ha sempre cercato una propria verità, nonostante chiunque le chiedesse di nascondersi, il Mago ha solo servito a tutta Oz un vassoio d’argento (o di smeraldo) colmo di inganni. Quando il Mago le dice che ognuno di noi merita la possibilità di volare, una frase propagandistica che serve solo a irretire le folle, Elphaba è forse la prima a Oz a renderla un’effettiva verità: «As someone told me lately, everyone deserves che chance to fly».
L’atto secondo si tinge di toni decisamente più cupi. Elphaba è ufficialmente diventata la Wicked Witch of the West e la sua guerra contro il Mago è disseminata di solitudine. Glinda è troppo dipendente dai fasti della sua nuova vita come volto della propaganda del Mago per rendersi conto di aver scelto il lato sbagliato della barricata. Insieme a lei c’è Fiyero, ex compagno dell’università, ora capo delle guardie, che intende sposare. Fiyero, tuttavia, è innamorato di Elphaba e nel momento in cui dovrà compiere una scelta è lei che seguirà. Con As Long As You’re Mine il loro amore si consacra, mentre la rabbia di Glinda divampa, causando la morte della sorella di Elphaba e la tortura di Fiyero. A quel punto sul palco deflagra No Good Deed, un brano denso di furia e rassegnazione: nessuna azione buona rimane impunita, e allora nessuna azione buona verrà più tentata. Elphaba diventa ciò che il popolo di Oz ha deciso di renderla: la perfida strega dell’Ovest. Rapisce Dorothy e orchestra un piano che porrà fine a questa storia per sempre.
A questo punto lo sguardo si sposta su Glinda, che finalmente si rende conto di quale sia il costo della vita luccicante che ha scelto. Sola, amareggiata e schiacciata dal senso di colpa, finalmente la sua coscienza si riscuote. Corre da Elphaba, che tuttavia non è arrabbiata con lei, perché sa che la sua amica è riuscita ad affrancarsi dalla paura di andare contro tutto ciò in cui ha sempre creduto. Questo il momento di addio tra le due protagoniste, coronato dal brano For Good. For Good ci parla della sensazione provata quando ci rendiamo conto di aver trovato una persona che è stata capace di cambiarci:
«I’ve heard it said that people come into our lives for a reason bringing something we must learn and we are led to those who help us most to grow if we let them and we help them in return.»
Si tratta del momento in cui Elphaba e Glinda si guardano indietro, a com’erano prima di conoscersi, e capiscono quanto la presenza dell’una nella vita dell’altra abbia contribuito a farle crescere in meglio, nonostante gli errori e le colpe. Ora, di fronte a quest’ultimo momento insieme, tutto sembra superfluo: importa solo il presente. E il presente è illuminato da un improbabile lume di speranza. Elphaba consegna a Glinda il grimorio e le dice addio: il suo viaggio è concluso, poiché non è con l’odio nel cuore che si possono vincere le battaglie per il bene. Ora sta a Glinda cambiare il destino di Oz. E noi pubblico sappiamo che la nostra Fata Buona è pronta a farsene carico.
L'eredità di Kristin Chenoweth e Idina Menzel: Ariana Grande e Cynthia Erivo
La prima, una baby star di Nickelodeon, poi diventata una delle cantanti pop americane di maggior successo degli ultimi dieci anni; la seconda, un’attrice di teatro e cantante britannica che debutta nel West End nel 2011 in The Umbrellas of Cherbourg: Ariana Grande e Cynthia Erivo hanno due background molto diversi, eppure in Wicked trovano il loro spazio comune. Una sintonia che ricorda i grandi sodalizi artistici alla Marilyn Monroe e Jane Russell, alla Barbra Streisand e Judy Garland (che hanno omaggiato durante la serata Wicked: One Wonderful Night, in cui hanno cantato insieme Get Happy/Happy Days Are Here Again).
Ariana Grande interpreta Glinda come se fosse nata per farlo. Sono incredibili i video che tengono traccia della sua passione per questo ruolo, che negli anni si è manifestata in decine di occasioni in cui la cantante si è esibita in brani tratti da Wicked, come se una strada di mattoni gialli la stesse conducendo verso quest’interpretazione da quando era bambina. Nel 2025 Wicked ha ottenuto vari posti tra le candidature agli Oscar, tra cui quella di Ariana Grande come Miglior attrice non protagonista: chissà se questo secondo atto, più drammatico e concentrato sul personaggio di Glinda, le farà ottenere una meritatissima statuetta. Con la sua voce delicata e al contempo intensa, con lo studio della lirica per poter affrontare al meglio le canzoni più corali di Glinda, con la sua bellezza eterea e quasi extraterrestre, Ariana Grande sembra essere nata per diventare la Fata Buona che tutte noi da bambine abbiamo visto in televisione con occhi sgranati nel classico del 1939.
Cynthia Erivo ha invece alle spalle una carriera che l’ha resa molto più ovvia come scelta per interpretare Elphaba. Ormai riconosciuta come una delle più grandi promesse del musical degli ultimi vent’anni, Cynthia Erivo sale per la prima volta su un palco nel 2011 e da quel momento in poi niente può fermarla: Sister Act the Musical, The Color Purple, How to Succeed in Business Without Really Trying, The Last Five Years sono gli spettacoli che la vedono nel cast. Non si fa mancare neanche due rappresentazioni shakespeariane, l’Enrico IV del 2014 e Sogno di una notte di mezza estate del 2015. La sua ultima apparizione teatrale l’ha vista negli splendidamente controversi panni di Cristo in una folgorante versione di Jesus Christ Superstar. Candidata all’Oscar per la sua interpretazione nel film Harriet, Cynthia Erivo porta in Wicked un bagaglio esperienziale che traspare in ogni movimento, in ogni incrinatura della voce. Le scene di Defying Gravity e No Good Deed – ricordando che tutte le canzoni dei due film sono state cantate sul set e registrate in presa diretta, anziché in studio – sono di una potenza immane e rendono giustizia alla gergale espressione “ha dimenticato per un attimo di essere umana”.
Wicked: For Good è la degna conclusione di un viaggio durato vent'anni
Nonostante siano state molte le critiche mosse a Wicked nella sua versione cinematografica diretta da Jon M. Chu, in primis dovute alla distanza con l’opera di Maguire e in secondo luogo alle lievi differenze con il suo predecessore teatrale, questa dilogia di film rimane un’opera immensa, che ha saputo trasmettere tutta la magia di una storia che vive ancora adesso, dopo vent’anni dalla sua prima rappresentazione, senza aver mai perso la sua potenza comunicativa. Agli appassionati del libro che criticano aspramente il film, infatti, ricordo che Jon M. Chu ha deciso di adattare un’opera teatrale già profondamente diversa dal romanzo: Maguire ha steso una critica socio-politica complessa, costruendole attorno un worldbuilding sfaccettato ed impossibile da rendere su un palco. Nonostante la storia venga molto semplificata da Schwartz, essa non perde il profondo significato politico che ha nel libro: lo alleggerisce, certo, ma non per renderlo superficiale, bensì per renderlo accessibile.
Jon M. Chu è stato capace di rendere con ogni mezzo sullo schermo il tema del risveglio della coscienza politica, che poi è il cuore di questa storia. Non a caso il personaggio su cui ci si concentra di più in Wicked: For Good è Glinda. Mentre Elphaba ha già compreso qual è la sua strada, Glinda ci deve arrivare con passi più lenti: scardinare la consapevolezza di vivere in uno stato di privilegio e comprendere quanto sia fondamentale sfruttare quel privilegio per combattere accanto a chi, invece, non ce l’ha, richiede un grandissimo sforzo. Lo sforzo di aprire gli occhi e uscire da quel sogno – da quella bolla – che ci ha protetti fino ad ora, a discapito degli altri. Il regista aggiunge al film due canzoni originali, che non erano quindi presenti nello spettacolo teatrale: No Place Like Home e The Girl In The Bubble. La seconda, in particolare, rende chiarissimo questo momento di svolta, in particolare con il verso cantato da Glinda allo specchio: «There’s that beautiful girl with the beautiful life such a beautiful life built on lies ’cause all that’s required to live in a dream is endlessly closing your eyes».
It’s very clear what Glinda’s going through there. It’s obviously the turning point for the character—what she’s wrestling with in terms of what her life has been, which has been very easy up until now, and her decision to give up a lot of what she thought she wanted. Because she’s actually quite a good person, even though she doesn’t quite know it yet. She simply can’t live the way she has been living, even though it’s very comfortable. Then, of course, because she’s a character that floats around in this bubble—think about what that means. You’re insulated from everything else. We have the term, “living in a bubble,” and you’re floating above whatever turmoil and difficulties are going on down below in the real world. She realizes that, even though it’s an easier way to live, it’s not a way that her soul will allow her to live anymore.
Cosa prospetta il futuro per i fan di Wicked in lutto?
Abbiamo iniziato questo articolo con una nota triste: il 19 novembre Wicked pt.2 è uscito al cinema e con lui si è conclusa la dilogia che vede protagoniste Elphaba e Glinda. Ma è davvero così? Alcuni rumors, montati sopra delle interviste rilasciate dal cast e dal regista in diversi show, prospettano che in futuro rivedremo il mondo di Oz sullo schermo. Queste voci si fanno anche forti del fatto che Maguire non si è fermato scrivendo solo un romanzo, ma una vera e propria saga che, tra l’altro, comprende anche due spin-off, rispettivamente sul passato di Elphaba e Glinda prima di frequentare l’Università di Shiz. C’è quindi in cantiere il progetto di Chu di recuperare questi testi per mostrarci il passato delle nostre due eroine? Ancora è tutto estremamente fumoso e, ovviamente, siamo ben lontani da ottenere alcuna conferma. Di sicuro il fatto che il primo film abbia incassato 760 milioni di dollari – e che il secondo non avrà di che farsi parlare alle spalle – aiuta i fan a immaginare un futuro prospero per questo franchise. Per ora, tuttavia, come invita a fare lo stesso Chu, godiamoci il viaggio!