
Hamnet e l’accettazione del dolore
Il 5 febbraio è uscito nelle sale italiane Hamnet – Nel nome del figlio, il nuovo film di Chloé Zhao che vede come protagonisti Jessie Buckley e Paul Mescal nei panni di Agnes e William Shakespeare.
Come viene chiarito fin dal titolo, non si tratta di un biopic dedicato al celebre drammaturgo, ma riguarda la tragedia che ha colpito la sua famiglia: la morte del figlio Hamnet. Il film è un adattamento dell’omonimo romanzo scritto da Maggie O’Farrell, co-sceneggiatrice insieme alla regista, e vanta otto candidature all’edizione 2026 degli Oscar. Si è già aggiudicato il premio di miglior film drammatico agli scorsi Golden Globes, dove è stata premiata anche Jessie Buckley come miglior attrice in un film drammatico.
Hamnet: una narrazione catartica
Nel corso del film la tragedia viene anticipata molteplici volte, ma il momento più significativo è il parto: l’incapacità di Agnes di ricongiungersi con la natura è per lei (ma anche per noi) la premonizione del rischio che corrono i gemelli. Ma proteggere i propri figli dalla malattia non è sempre possibile e l’armonia familiare è messa a dura prova dopo la morte improvvisa di Hamnet.
La possibilità per un padre e una madre di ricongiungersi e iniziare a guarire è offerta dal teatro e per questo nasce l’Amleto. Per William una catarsi è possibile prendendo spunto dal proprio dolore, così scrive una tragedia e ne interpreta il personaggio del padre del protagonista destinato alla stessa fine del suo Hamnet. Agnes dovrà abbandonare il luogo natale per assistere, per la prima volta, al lavoro del marito e rivedere nella messa in scena – in un duello che il giovane Hamnet avrebbe amato – e nell’interpretazione di Amleto ciò che sarebbe potuto diventare il figlio.
Una storia di costumi
Un ruolo importante in Hamnet lo svolgono i costumi ideati da Malgosia Turzanska, costumista che già in The Green Knight (2021) si è occupata di abiti d’epoca, che si evolvono nello sviluppo della vicenda insieme ai personaggi che li indossano.
Fin dalla prima inquadratura quello che ci colpisce è il vestito rosso di Agnes, in contrasto con i colori del bosco, ma anche rispetto alla casa e alla famiglia di William: l’ambiente e i loro vestiti sono scuri così da restituire la distanza che c’è tra la donna, fuori posto, e loro. Per lei sono state scelte le sfumature del rosso, da quello più acceso a quello più scuro vicino al marrone, per richiamare l’immagine del sangue, alludendo al legame con i figli. Il vestito si fa più scuro, come il sangue quando si secca, nel momento più doloroso della sua vita per poi riguadagnare qualche tonalità quando Agnes inizia a guarire dal lutto. Il personaggio ci viene restituito anche attraverso lo stile semplice e dalla scelta di vestirsi senza supporti, richiesti dalle regole del tempo, a sottolineare lo spirito indipendente che la anima. Inoltre il vestito è realizzato con materiali naturali come il lino e perfino corteccia per richiamare il legame stretto con la natura.
Per William, invece, i colori scelti vanno da sfumature di blu, che richiamano il suo legame con l’acqua e in particolare con i fiumi Avon e Tamigi, a quelle del grigio. Come nel caso della moglie, anche i suoi vestiti con lo sviluppo della storia perdono di intensità e vivacità. Alle camicie vengono aggiunti degli strati di cuoio, per richiamare il lavoro del padre, e vengono decorati sul retro da tagli che, oltre a riprendere lo stile dell’epoca, riflettono lo stato d’animo agitato del personaggio. Quando si trasferirà e la vita familiare si complicherà ulteriormente, questi diventeranno addirittura più ampi.
Hamnet: i luoghi del dolore
A fare da sfondo alla vicenda ci sono due ambienti principali: la cittadina di Stratford e il bosco vicino all’abitazione di Agnes. C’è un contrasto evidente tra i colori del paesaggio naturale, rigoglioso e accogliente, e quelli degli ambienti urbani, in particolare la casa degli Shakespeare, freddi e austeri in cui l’unico elemento caldo si aggiunge con l’arrivo di Agnes. Per la coppia le rispettive case non sono un luogo sicuro, ma diventano una prigione, un luogo di costrizioni, obblighi e anche violenza, mentre il bosco rimane uno spazio di armonia, cura, (ri)nascita e amore.
La presenza di Agnes non sarà sufficiente ad aiutare William: dovrà lasciare quella casa e trasferirsi a Londra, anche da solo. Per Agnes è impensabile costringere se stessa e i figli a un ambiente cittadino così distante dalla natura. Il legame con il paesaggio è così fondamentale che, anche in sua assenza, è necessario ricrearlo: nella scenografia dello spettacolo tornerà il bosco e saranno proprio gli alberi a richiamare e accogliere Hamnet, che si allontana dalla madre e lascia la scena.
Chi ha paura delle streghe?
In Hamnet non vediamo William Shakespeare, il Bardo dell’Avon reso immortale dai suoi testi, ma solo William, un uomo comune con paure e difficoltà, che cerca di diventare un drammaturgo per aspirazione e per mantenere la famiglia. Si presenta vulnerabile: non riesce a trovare un equilibrio tra il tempo trascorso a Stratford e quello a Londra, teme di poter diventare violento come suo padre e soffre perché non è riuscito a proteggere la sua famiglia.
Se il personaggio di William rappresenta un’esperienza comune per quanto riguarda le aspettative e il lutto, Agnes è un esempio per quanto riguarda non solo il superamento del dolore, ma anche la discriminazione femminile. La sua figura viene messa in risalto nella vicenda da O’Farrell e Zhao, che si soffermano sulla sua sofferenza e le sue paure di donna e di madre. Dal punto di vista storico, nonostante si tratti della moglie del drammaturgo più celebre della cultura occidentale, l’oblio che condanna le donne non risparmia nemmeno lei, perfino il suo nome non è certo (alcuni documenti riportano il nome “Agnes” mentre altri “Anne”).
Viene vista con sospetto e accusata dagli sconosciuti di essere una strega perché considerata diversa: è indipendente, gira per il bosco da sola (o meglio accompagnata dal suo falco), conosce le erbe e le loro proprietà benefiche… tutte caratteristiche che per un uomo del tempo sarebbero state considerate accettabili, ma non per una donna. Non tutti, però, la temono: William ne resta colpito, forse non crede a queste dicerie o forse sono proprio quelle ad affascinarlo – in fondo, la magia e la stregoneria sono elementi ricorrenti nelle sue opere.
In questo modo, prima grazie al romanzo di O’Farrell e ora grazie all’adattamento cinematografico di Zhao, una storia di celebri personaggi di fine Cinquecento ci offre un esempio di esperienze universali, dai traumi legati alla famiglia al dolore per un lutto. Con il tempo, la guarigione è possibile – anche grazie all’arte.