
Pillion non è una commedia
Grazie a I Wonder Pictures e Studioventinove abbiamo potuto vedere in anteprima Pillion – Amore senza freni, film del 2025 scritto e diretto da Harry Lighton, adattamento cinematografico del romanzo del 2020 Box Hill di Adam Mars-Jones, e in sala dal 12 febbraio 2026.
La storia è stata presentata come una commedia queer camp, perfetta per un San Valentino alternativo, ma forse non è del tutto vero.
La trama in breve (no spoiler)
A differenza del romanzo originale, ambientato negli anni Settanta, il film trasferisce la vicenda ai giorni nostri, in un piccolo paese inglese. Protagonista è Colin (Harry Melling), un uomo sulla trentina, dichiaratamente omosessuale, la cui vita cambia quando incontra Ray (Alexander Skarsgård), un motociclista affascinante e carismatico. Fin dal primo momento Ray mostra un interesse nei suoi confronti, ma lo fa in modo ambiguo e indecifrabile, alimentando un senso costante di mistero. Tra i due si instaura rapidamente un legame complesso e sbilanciato, segnato da una dinamica di potere che assume i contorni di un rapporto servo-padrone. Una relazione intensa e tormentata, fatta di attrazione, silenzi e tensioni irrisolte, che si sviluppa tra alti e bassi emotivi.
Cos'è davvero il BDSM?
In una società ancora fortemente eteronormativa e poco abituata a rappresentare forme relazionali non tradizionali – spesso etichettate in modo frettoloso come “kink” – è utile fare chiarezza su cosa si intenda davvero per BDSM e su quali siano le sue principali declinazioni.
L’acronimo BDSM racchiude Bondage (immobilizzazione), Disciplina/Dominazione, Sottomissione/Sadismo e Masochismo: termini che rimandano a dinamiche relazionali fondate su ruoli, accordi e gerarchie consensuali, differenti rispetto ai modelli convenzionali. Si tratta di un termine ombrello che comprende pratiche e configurazioni di coppia anche molto diverse tra loro.
Tra le principali tipologie relazionali troviamo:
- Dom/Sub (Dominazione/Sottomissione): una persona (Dom/Domme) esercita il controllo, mentre l’altra (Sub/Bottom) lo cede in modo consensuale.
- Master/Slave (M/s): forma più strutturata e totalizzante della dinamica Dom/Sub, talvolta estesa alla quotidianità (anche 24/7).
- Switch: chi alterna ruolo dominante e sottomesso.
- Top/Bottom: il Top compie l’azione (per esempio infligge dolore), il Bottom la riceve.
- Dom/Brat: il sottomesso provoca o sfida il dominante in una dinamica spesso giocosa e ritualizzata.
Alle dinamiche relazionali si affiancano le pratiche, tra cui:
- Bondage: legature e restrizioni fisiche.
- Discipline: sistemi di regole, premi e punizioni concordati.
- Sadismo/Masochismo (S&M): piacere legato alla somministrazione o ricezione di dolore o stimoli intensi.
- Impact play: uso di strumenti come paddle, fruste o sculacciate.
- Sensory deprivation: limitazione dei sensi tramite bende, cuffie, gag.
- Roleplay: interpretazione di ruoli (capo/segretaria, medico/paziente, ecc.).
- Pet play: gioco di ruolo in cui uno dei partner assume caratteristiche animali.
Se tutto questo può apparire distante o provocatorio, è interessante notare come gli ultimi dati ISTAT evidenzino che che nei Paesi industrializzati 1 adulto su 6 ha fantasie erotiche di questo tipo e 1 su 10 le ha messe in pratica in forme più o meno intense. Il BDSM, dunque, è molto più diffuso di quanto la sua rappresentazione stereotipata lasci intendere. Eppure, nell’immaginario collettivo continua a essere ridotto a latex, frustini e relazioni disfunzionali. È proprio qui che Pillion complica il discorso. Il film non è una commedia né un’opera che voglia raccontare il BDSM nella sua dimensione autentica e consapevole. La relazione tra Ray e Colin si configura come un rapporto Master/Slave, ma è segnata da una mancanza fondamentale: l’esplicitazione del consenso.
Fin dall’inizio comprendiamo che Colin trova nella sottomissione una dimensione in cui riconoscersi, così come Ray sembra a proprio agio nel ruolo dominante. Tuttavia, mentre Ray appare saldo nella propria posizione, Colin manifesta progressivamente un disagio legato all’assenza di dialogo e di reale costruzione condivisa del rapporto. Una relazione non convenzionale non deve necessariamente aderire ai codici emotivi tradizionali, ma dovrebbe sempre fondarsi su un equilibrio tra volontà, limiti e desideri di entrambe le parti. Le dinamiche BDSM, quando sane, si basano su negoziazione, consapevolezza e definizione chiara dei confini. In Pillion, invece, questa dimensione viene lasciata in ombra. Ed è proprio in questa omissione – più che nelle pratiche in sé – che si annida il vero nodo problematico del film.
Non tutto deve essere spiegato... o sì?
La relazione tra Ray e Colin appare fin dall’inizio profondamente squilibrata, segnata da un consenso che, nel caso di Colin, risulta fragile e incompleto. La sua adesione alla dinamica non è mai pienamente convinta: Colin si dichiara inesperto sul piano sessuale, si autocommisera, si scusa continuamente per la propria inadeguatezza. È un personaggio che vive la sottomissione più come un tentativo di compiacere che come una scelta consapevole. Per tutta la durata del film non lo vediamo mai davvero sereno o appagato nel ruolo che ricopre.
Senza entrare nei dettagli della trama, è evidente già dal primo incontro quanto l’approccio di Ray sia aggressivo, invasivo, privo di qualsiasi costruzione graduale. Ed è proprio qui che il film inciampa in un punto cruciale: una relazione BDSM autentica non nasce dall’imposizione né da un primo appuntamento dominato da molestie e ambiguità. Si fonda piuttosto su dialogo, negoziazione, definizione esplicita dei limiti e reciproca conoscenza. Elementi che tra Ray e Colin non trovano mai spazio.
Nel corso della narrazione emerge con forza un altro aspetto: né i protagonisti né lo spettatore arrivano davvero a conoscere l’uno o l’altro. La loro relazione resta superficiale, opaca, quasi programmaticamente vuota di confronto emotivo. Resta allora un dubbio critico: l’uso delle dinamiche BDSM è una scelta consapevole per estremizzare e mettere a nudo meccanismi di tossicità relazionale molto diffusi, oppure questa superficialità è involontaria? Il risultato è un film ben interpretato, ma che fatica ad andare oltre la superficie dei suoi personaggi, lasciando la sensazione di un’opera intensa nelle premesse ma carente di reale tridimensionalità.
Se è vero che, tanto nel cinema quanto nelle relazioni umane, non tutto deve essere spiegato o giustificato, è altrettanto vero che scegliere di portare sul grande schermo una realtà ancora così spesso stereotipata e fraintesa come quella di una relazione queer BDSM comporta una precisa responsabilità narrativa. In questo senso, Pillion dà l’impressione di essere un’occasione mancata: avrebbe potuto approfondire, problematizzare, persino provocare con maggiore consapevolezza.
A rendere il tutto ancora più ambiguo è la sua promozione come commedia camp esilarante, etichetta che finisce per creare uno scarto evidente tra aspettative e risultato finale. Perché il film, più che giocare con i codici del genere o sovvertirli, rimane sospeso in una zona indefinita, lasciando irrisolte proprio le tensioni che avrebbe potuto esplorare con maggiore coraggio e complessità.