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Good Omens 2, una storia d’amore eterno

Good Omens 2, una storia d’amore eterno

Il 28 luglio è finalmente stata rilasciata da Amazon Prime Video l’intera seconda stagione di Good Omens, arrivata con un ritardo lungo quattro anni che ha fatto tribolare i fans più sfegatati della storia di Neil Gaiman, tenuti a bada giusto dall’uscita, nel mentre, di Sandman. Composta solo da 6 episodi, la seconda stagione di Good Omens è scivolata dolcemente nei nostri stomaci e lì si è depositata per bene, in attesa di notizie sull’ipotetica terza stagione che tutti noi, ne sono certa, desideriamo vedere al più presto sullo schermo. E se la diceria che lo stomaco è il secondo cuore dell’Uomo ha un qualche fondamento, allora è proprio vero che Good Omens, oltre a stimolarci una fortissima emozione, ci ha decisamente reso tutti un po’ più innamorati. Se ancora dovete vedere la seconda stagione non temete, questo articolo contiene una parte NO SPOILER e una parte SPOILER (attentamente segnalata!). Per tutte le persone che hanno visto la serie, ci vediamo a fine articolo; per tutte quelle che lo potranno leggere solo per metà, vi consiglio di recuperare il nostro articolo “Good Omens: recap della prima stagione“, per prepararvi al meglio a questo nuovo tuffo nel mondo di Aziraphale e Crowley. 

Cos'è cambiato dalla prima stagione di Good Omens?

La grande differenza che si è riscontrata nella sceneggiatura della seconda stagione di Good Omens è certamente quella di essere una sceneggiatura non più adattata ma originale. Infatti, se la prima stagione aderiva in maniera molto affidabile alle pagine del romanzo omonimo, scritto a quattro mani da Neil Gaiman e Terry Pratchett, un sequel del libro non esiste e Neil Gaiman ha ridato spazio alla sua geniale manualità di autore televisivo per tirare su una storia tutta nuova. Questo dettaglio secondo me è abbastanza evidente: nel momento in cui c’è un grande libro alla base di un prodotto televisivo è difficile topparlo, specialmente se a lavorare all’adattamento c’è l’autore stesso; è il materiale originale che fa sempre vacillare un po’ di più e devo ammettere che questa seconda stagione, rispetto alla prima, un pochino ha vacillato. 

Nella prima stagione di Good Omens abbiamo gustato più azione: c’era una missione più grande a cui fare capo, c’era un maggior numero di personaggi protagonisti, aveva tutto una coralità più travolgente. La seconda stagione è leggermente carente di “cose da fare”, ma non temete: questo non “rovina” la visione, poiché i creatori della serie hanno avuto l’intelligentissima idea di sostituire l’azione adrenalinica della prima stagione con l’approfondimento psicologico e sentimentale dei personaggi. Una stagione più introspettiva, questa, che ha fatto battere i cuori, oltre che i tamburi di guerra dell’Apocalisse!

Crowley e Aziraphale: come li avevamo lasciati e come li ritroviamo?

La prima stagione di Good Omens si era conclusa nel modo più classico possibile: dopo aver sventato la fine del mondo, il demone Crowley e l’angelo Aziraphele si vedono per una ricca colazione al Ritz, a base di champagne e crepes. Nonostante tutti i pasticci combinati, i due personaggi sembrano affrontare l’avvenire in modo piuttosto sereno e questo a noi spettatori fa leggermente storcere il naso, perché, effettivamente, ci rendiamo conto che quei due sono nei guai fino al collo. Crowley ha perso il suo posto all’Inferno, così come Aziraphale è stato bollato come traditore in Paradiso. Ma loro hanno l’un l’altra e questo basta a superare ogni problema. 

La seconda stagione ci presenta immediatamente due personaggi diversi rispetto a quelli che avevamo incontrato nella prima, specialmente Crowley. Il demone protagonista di Good Omens che avevamo imparato a conoscere, menefreghista e strafottente, sembra insofferente alla sua nuova condizione di “personaggio a metà”. Crowley non è più un beniamino dell’Inferno, da cui, anzi, è stato sostituito da un demone che ha anche il compito di sorvegliarlo. Allo stesso tempo sono secoli che non è più un angelo, condizione a cui non tiene tornare. Il suo luogo è la terra, una dimensione che propriamente non gli appartiene, ma in cui si barcamena allegramente in attesa dell’avvenire. Crowley è un personaggio anarchico, che non vuole rientrare negli schemi, perché ne conosce le storture. Questa condizione di precarietà è sanata solo da Aziraphale, sua roccia e punto fermo (per quanto stenti ad ammetterlo), che invece vive in maniera decisamente più serena del demone (o almeno è ciò che pensiamo). Aziraphale è un angelo e il suo scopo è, prima di tutto, quello di fare del bene: è con questa idea che aiuta la sua inquilina Maggie e accoglie all’interno della sua libreria l’angelo che, fino a qualche anno fa, aveva come più grande desiderio quello di distruggerlo.

Quando Gabriele si presenta alla libreria di Aziraphale, tutto nudo e con solo una scatola di cartone in mano, a noi tutti è scattato il campanello di allarme: Aziraphale, non fidarti! Ma al nostro angelo non riesce proprio di lasciare chicchessìa in difficoltà, quindi invita Gabriele ad entrare e… da lì cominciano i guai. L’arcangelo Gabriele, infatti, non ricorda più la sua identità e sembra essere completamente impazzito! Questo il mistero cardine di tutta la seconda stagione: cosa è successo a Gabriele? Dove sono i suoi ricordi? E perché continua a canticchiare una canzoncina protagonista di un miracolo avvenuto in un pub ad Edimburgo?

Good Omens 2 e la sua giostra dei sentimenti

L’arrivo di Gabriele darà molto filo da torcere ai nostri fidati compagni, Aziraphale e Crowley, i quali dovranno far fronte a Inferno e Paradiso, che pretendono, chi per una ragione, chi per un’altra, di riavere indietro l’arcangelo scomparso. Nel clima di lotta (che ormai conosciamo molto bene) tra Inferno e Paradiso, l’angelo e il demone ribelli faranno la differenza, escogitando mille piani folli per scoprire quale mistero si nasconde dietro l’amnesia di Gabriele e riportare tutto alla normalità. Allora la domanda nasce spontanea: qual è la normalità? Per rispondere mi è necessario fare qualche spoilerma non temete! Per chi non ha ancora recuperato la seconda stagione di Good Omens, ci vediamo nel prossimo paragrafo per una mia opinione più generale. Per chi ha già concluso tutti e sei gli episodi oppure è un temerario che non teme spoiler, ci vediamo tra qualche momento per un’analisi del finale di stagione. 

Good Omens 2, signori e signore, è l’ennesima dimostrazione che l’inventiva di Neil Gaiman, se affiancata da grandi attori, porta alle stelle. Questa seconda stagione è capace di portare lo spettatore su una vera e propria montagna russa di emozioni, che vanno dalla tristezza all’euforia, dal divertimento alla riflessione. Nonostante alla base ci sia sempre il perfetto e puntuale umorismo inglese che contraddistingue quasi ogni opera di Gaiman, non è scontato in questa seconda stagione farsi scappare anche qualche lacrimuccia. Michael Sheen e David Tennant sono in forma smagliante, perfettamente calati nel loro ruolo, nonostante i quattro anni che li avevano separati dall’uscita della prima stagione. Tra loro la chimica è stellare, specialmente in questa seconda stagione, dove sguardi, non detti e atteggiamenti la fanno da padroni sull’emotività di noi povero pubblico. La componente più incredibile di questa serie TV è che si vede quanto gli attori protagonisti tengano al progetto, quanto si vogliano realmente bene e quanto vogliano bene ai loro rispettivi personaggi. L’interpretazione di Sheen è semplicemente divina, con le sue buffe espressioni sempre sul confine tra imbranataggine e scaltrezza. Tennant, da bravo attore shakespeariano, sa come si interpreta un ruolo drammatico e ci mostra tutti i suoi assi nella manica quando a Crowley viene un attacco isterico. Quei due, esattamente come ogni altra grande coppia comica dello schermo, reggono l’intero show e lo rendono una vera e propria perla, oltre che una semplice serie TV fantasy. Ovviamente anche il resto del cast non è da meno:  Jon Hamm nei panni di Gabrile (Jim) è semplicemente esilarante in questa nuova veste completamente svampita ed innocente! Bravissima anche l’attrice Miranda Richardson, che nella prima stagione di Good Omens avevamo visto nei panni dell’iconica Madame Tracy, e che qui ritroviamo come demone arrivista. 

Good Omens 2: analisi SPOILER del finale

Non so se sono pronta a parlarne. Ma ciò che è successo l’abbiamo visto tutti e tutti abbiano sentito il nostro cuore prima riempirsi di gioia e poi rompersi irrimediabilmente (o non irrimediabilmente… vero terza stagione?). La conclusione della seconda stagione di Good Omens potrebbe sembrare banale, ma invece non lo è affatto, perché apre moltissime porte e asfalta la strada per diverse opportunità. Durante l’ultima mezz’ora della sesta puntata scopriamo che la perdita di memoria di Gabriele è in realtà un’ingegnosa trovata dello stesso arcangelo, il quale ha commesso lo stesso errore del suo “nemico” Aziraphale: ha contraddetto il Grande Piano. Dopo essersi fermamente opposto ad un secondo tentativo di Armageddon, Gabriele viene licenziato e invitato ad abbandonare discretamente il Paradiso. Ma all’arcangelo le condizioni di liquidazione dei suoi colleghi non vanno molto a genio, così pensa bene di nascondere la sua memoria in una mosca e di scappare dal Paradiso, per rifugiarsi nella libreria di una sua vecchia conoscenza.

Nel momento in cui Gabriele recupera i ricordi, ci ritroviamo ad assistere ad una storia assai strana: ogni tot Gabriele e Beelzebub, Signore delle Mosche, interpretato in questa seconda stagione da un’affascinante  Shelley Conn (che alcuni di voi avranno riconosciuto come Lady Mary Sharma, madre di Kate e Edwina Sharma nella seconda stagione di Bridgerton), si sono incontrati sulla terra, prima per parlare delle comode conseguenze dello sventato Armageddon e poi semplicemente per conversare e ascoltare musica in un pub di Edimburgo. Tra loro, in maniera del tutto inattesa, scoppia la scintilla e veniamo così a scoprire che tutto quello che Gabriele ha combinato, dal disubbidire al Grande Piano fino a nascondersi dal Paradiso, l’ha fatto per amore. Gabriele e Beelzebub diventano ufficialmente una coppia e creano, per la prima volta, un precedente: due esponenti delle fazioni rivali possono innamorarsi e stare insieme. Questo pone i nostri protagonisti in una situazione del tutto nuova e li costringe a confrontarsi con i loro reali sentimenti. Se Gabriele e Beelzebub hanno potuto farlo… perché non potrebbero anche Aziraphale e Crowley?

E allora eccoci di nuovo con dilemmi morali su dilemmi morali. Un demone può innamorarsi? E un angelo può nutrire sentimenti romantici? A quanto pare sì! Ed il primo a rendersene conto è proprio Crowley. C’era da aspettarselo: Crowley è, nonostante tutto, il personaggio più schietto e con più sicurezza in se stesso. Sa cosa vuole, sa cosa è giusto e farebbe qualsiasi cosa per proteggere quello che ormai non possiamo più chiamare “il suo migliore amico”, ma la persona che ama. Crowley si rende conto, grazie ad un piccolo aiuto strategico (Maggie e Nina siano lodate), di essere innamorato dell’angelo che reputa suo amico da un’eternità ed è disposto a rinunciare a tutto pur di stare con lui, a prescindere dai loro ruoli. Crowley ha trovato la sua ragione di vita e questa si chiama Aziraphale. Ma Aziraphale, proprio come Nina è invischiata in una relazione tossica che fatica a scrollarsi di dosso anche una volta finita, non sa rinunciare così facilmente al suo amore velenoso: l’amore verso il Paradiso e verso tutto ciò che rappresenta. L’amore di Crowley e Aziraphale, come tutti gli amori giusti e duraturi, si può coronare solo nel momento in cui le due parti prendono coscienza di loro stesse e di quelli che sono i loro desideri. Mentre Crowley ha finalmente capito a chi appartiene il suo cuore, Aziraphale è ancora diviso tra la trasgressione alle regole e lo schema prestabilito, trascinato dall’inguaribile convinzione di poter fare del bene anche lì dove dimora il marcio. 

L’apoteosi viene raggiunta dalla proposta che il Metatron fa ad Aziraphale: tornare a diventare un angelo benvoluto dal paradiso e ricoprire il ruolo vacante lasciato da Gabriele, massimo esponente delle schiere angeliche. Questo nuovo ruolo comporta anche la possibilità di far tornare Crowley un angelo. Aziraphale salta di gioia all’idea di poter essere nuovamente accettato nei ranghi e di poter portare con sé anche il suo migliore amico “come ai vecchi tempi”. Ma Crowley, una volta ascoltata la proposta dell’angelo, sente il cuore spezzarsi. Crowley sa che nulla potrà mai tornare come prima, perché lui conosce il Paradiso e sa che è un luogo più oscuro ed insidioso dell’Inferno: è un meccanismo politico che punisce e distrugge, dove non c’è posto per il bene inteso come lo intende Aziraphale. Questa la secchiata di ghiaccio che uccide il fuoco dei sentimenti di Crowley, che, dopo IL BACIO DELLA VITA, se ne va, guardando il suo amore ricadere nelle mani di chi non esiterebbe un secondo a farlo scomparire per sempre. D’altronde per cancellare Crowley era bastato disubbidire a un ordine, e questo il demone lo ricorda benissimo. 

Good Omens 3: che cosa aspettarsi?

Abbiamo visto tutti l’espressione affatto rassicurante lanciata dal Metatron nell’ultima scena in ascensore, quando Arizaphale accetta il suo nuovo destino. Quell’espressione non premette nulla di buono e fa assolutamente presagire che i veri guai non sono affatto finiti, ma a mala pena iniziati… Proprio per questo il terreno fertile per una terza stagione attende solo di ricevere semi, o dollari. Come fare a superare la botta finale di Good Omens senza un proseguo non è un problema che intendo risolvere ora: ora non mi resta che controllare ogni giorno su Internet l’annuncio di un rinnovo. Fortunatamente abbiamo gli attori dalla nostra parte, che in un’intervista per ComicBook.com hanno detto:

Non dipende da noi” ha detto Tennant. “Se dipendesse da noi si, ma…” ha aggiunto Sheen. “Noi ci speriamo, deve raggiungere un numero di spettatori sufficiente questa seconda stagione, in modo da rendere evidente che c’è bisogno di continuare“. 

Lo stesso Gaiman ha confermato che il materiale e le idee per la terza stagione ci sono, ma sarà necessario l’aiuto dei fan. Gaiman ha addirittura rivelato in un’intervista che la terza stagione è già stata completamente scritta e che, in realtà, sarebbe dovuta uscire come seconda: ma l’autore ha pensato di arrivare agli avvenimenti della terza stagione passando per uno step intermedio, che ha richiesto inevitabilmente la realizzazione di una “stagione transitoria”. Considerando che aveva detto le stesse parole anche per la seconda stagione di Sandman, mi sento di essere fiduciosa! Ma più della fiducia possono aiutare le minacce: andate a vedere la seconda stagione di Good Omens e, se non avete visto la prima, correte a recuperare l’intera serie, vi assicuro che non ve ne pentirete. Questa è una serie TV che scalda il cuore, vi tiene accoccolati in una coperta intrecciata con risate, magia, stranezze di ogni genere e commozione. Sul cast non avrete nulla da ridire, come non l’avrete neanche su fotografia e regia: e se vi piace smentire le opinioni troppo sfacciate correte a recuperare la serie per tornare qui e dirmi tutti i difetti che vi avete ritrovato. Secondo me saranno molto pochi. 

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