BEST SELLER
Il Maestro e Margherita, un classico assurdo e straordinario

Il Maestro e Margherita, un classico assurdo e straordinario

All’interno delle sue autobiografie, Michail Bulgakov non fa parola dei suoi tre romanzi, scritti negli anni ’30, e pubblicati solo vent’anni dopo la sua morte. In particolare, Il Maestro e Margherita, su cui l’autore lavorò dal 1928 fino alla sua morte, uscì sulla rivista «Moskva» tra il 1966 e il 1967. Tuttavia, il testo apparso sulla rivista russa non venne riportato nella sua interezza e numerosi tagli avevano di fatto eliminato episodi interi. Tutti i passi mancanti vennero pubblicati per la prima volta nel 1967 dall’editore Einaudi e, dallo stesso autore, venne la prima edizione integrale del romanzo.

È questo un passaggio fondamentale nell’opera di Bulgakov che, ricordiamo, studia medicina ed, equiparato a un qualsiasi impiegato statale, viene mandato nel 1916 a prestare servizio presso il governatorato di Smolensk. Ma la sua vera passione per la letteratura e il teatro prende il sopravvento: nel 1919 rinuncia all’attività di medico trovando però grosse difficoltà lavorative a causa della sua voce dissidente nei confronti del regime sovietico. In seguito a un appello aperto nei confronti di Stalin, l’autore riuscì incredibilmente ad ottenere un lavoro in teatro ma soprattutto riprese a scrivere Il Maestro e Margherita, di cui aveva bruciato il manoscritto in un momento di profonda disperazione.

IT'S OKAY TO BE CLASSIC: Il Maestro e Margherita, un classico da riscoprire

In questo articolo cercherò di riassumere ciò che un’opera come Il Maestro e Margherita, scritta ormai più di cento anni fa, ha ancora da raccontare al lettore e alla lettrice contemporanei. Cos’è che rende il romanzo di Bulgakov resistente allo scorrere del tempo? Cosa lo rende un “classico”, nel senso più tradizionale del termine? Scopriamolo insieme in questo nuovo episodio di It’s Okay to be Classic, la rubrica di Strega in Biblioteca che vi racconta i classici della letteratura tentando di renderli meno spaventosi di quanto potrebbero sembrare a chi non è avvezzo ad avvicinarvisi… 

Scopri qui l’episodio precedente!

Una trama teatrale e un mix di generi

La passione di Bulgakov per il teatro è viva all’interno del romanzo, strutturato in tre parti o, se vogliamo, su tre coppie narrative: la letteratura/critica, il teatro/vita e la storia/quotidianità. Il Maestro e Margherita ci racconta la visita di Satana, Woland, a Mosca, capitale del governo sovietico e primo Stato al mondo apertamente ateo. Woland ascolta la conversazione di due intellettuali seduti al parco, profondamente convinti dell’inesistenza di Dio e di conseguenza del Diavolo, sentendosi profondamente contrariato. Parallelamente si dipana la storia d’amore tra uno scrittore anonimo, indicato come il Maestro, e Margherita Nikolaevna, le persecuzioni politiche di lui e il suo riscatto finale. A questi due filoni si interseca la vicenda di Gesù Cristo e Ponzio Pilato a cui era presente anche Woland, che costituisce a sua volta anche la trama del racconto dello stesso Maestro, il quale, in un momento di follia, decide di dar fuoco alle sue pagine in seguito al rifiuto di pubblicazione a causa della censura operata dal regime. Il racconto appare al lettore come un mix di generi incredibile, un romanzo storico e religioso con elementi soprannaturali e fantastici, tratti umoristici brillanti capace di sfidare le categorie letterarie finora conosciute.

Tutto questo universo letterario è fittamente abitato da maschere, dal demonio con i suoi valletti, gatti parlanti che acquistano biglietti per salire sul tram, streghe, uomini e donne che impazziscono portando scompiglio all’interno del romanzo e, in maniera più tangibile, all’interno della società russa. Il romanzo è colmo di incontri, trasformazioni, eventi inattesi che si snodano sullo sfondo di una quotidianità banale e a tratti ridicola. Libero, poetico e mai frivolo Il Maestro e Margherita mostra tutto l’ingegno del suo autore e propone un flusso narrativo di rara varietà e ritmo. Gli episodi divertenti si alternano sempre a scene grottesche, quasi horror, il genere fantasy è capace di sconfinare in quello farsesco e i picchi comici si innescano esplosivi durante la lettura. Da lettrice ricordo un episodio e scoppio a ridere da sola e allo stesso modo provo inquietudine, trepidazione.

La questione del potere e il bene/male in Il Maestro e Margherita

Tutto il racconto appare come una storia nella storia, con elementi che si intersecano e si rincorrono tenendo però in primo piano l’aspetto del potere: il Maestro perseguitato da una classe di critici letterari ottusa e meschina che, per il tema religioso affrontato nella sua opera, ha bocciato e schernito l’autore poiché in una Russia atea non era più culturalmente interessante parlare di spiritualità; ma anche Ponzio Pilato, costretto a condannare Gesù per le pressioni popolari pur non essendone pienamente convinto ma dovendo necessariamente rispondere al potere che gli era stato assegnato. In tutto questo il diavolo Woland abbraccia idealmente entrambe le vicende: esistendo da sempre assiste al processo in Giudea e allo stesso tempo nella contemporaneità diventa il benefattore del Maestro e Margherita. 

Il ruolo del potere parte dagli albori della Storia e si specchia nella modernità russa, fatta di burocrati e governi ciechi incapaci come Pilato, il primo a non essere stato in grado di comprendere la realtà e a commettere un errore di enorme portata. Chi detiene il potere, per Bulgakov, è la prima vittima del potere stesso e il diavolo, attraverso il suo tentare, smaschera senza pietà una società corrotta, viziata dal denaro e dal lusso trasformandosi in una presenza positiva perché portatrice di verità. Si tratta di una dicotomia bene/male tremendamente anacronistica in quanto Satana, pur inducendo gli uomini al peccato ne porta a galla la vera natura

“Dunque tu chi sei?” / “Una parte di quella forza che vuole costantemente il Male e opera costantemente il Bene.”

Goethe, Faust

Il Maestro e Margherita, un classico assurdo e straordinario

È possibile dire che Il Maestro e Margherita, seppur scritto negli anni Trenta, si presta benissimo alle temperie moderne e contemporanee. Bulgakov, mettendo in scena uno spettacolo incredibile, talvolta confusionario e rumoroso, ci ricorda che la verità è possibile grazie alla compresenza degli opposti ed è, soprattutto, più profonda e ricca di quanto pensiamo. Quello di Il Maestro e Margherita è un autore travolgente e di un ingegno unico: alla fine della lettura si ha la sensazione di aver partecipato a una festa folle ma anche di aver detto addio a una persona cara.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *