
Sangue madre: manuale impossibile per farsi giustizia da sole
Sangue madre, edito Mercurio e pubblicato il 10 aprile 2026, è una critica feroce e sanguinosa alla cultura misogina coreana.
Seguendo le tracce di quello che sembra un killer psicopatico, con un modus operandi incredibilmente distinto rispetto a ogni altro caso mai seguito dalla polizia coreana, si percorrono lentamente le tappe di una violenza sistemica, denunciando come la società, la polizia e la giustizia siano spesso la mano che esacerba la violenza già subita dalle donne, dentro e fuori le mura domestiche.
Violenza sistemica in Sangue Madre: un rimmedio innaturale a un problema quotidiano
Sangue Madre – sperando di non stravolgere nessun lettore con questa affermazione – è la storia di una madre che, assetata di vendetta, si ritrova trasformata in vampira. (Il titolo inglese del libro è altrettanto brillante, MotherSucker, gioca sull’insulto Motherfucker e il fatto che i vampiri siano, letteralmente, dei blood-sucker).
Cosa può accadere a una persona perché la necessità di vendicarsi sia così forte da snaturare il ciclo della vita e trasformare in altro una persona fino a quel momento normale?
La violenza di genere. Nella sua manifestazione domestica, radicata e normalizzata, rafforzata dalla violenza sistemica. Un poliziotto che non crede, un padre che chiude un occhio nei confronti del proprio figlio, un giudice clemente per cameratismo nei confronti di un esponente del proprio sesso che insomma, dai, ha avuto un momento di confusione. Ha fatto un errore, non può mica rovinare una vita. Dall’altro lato una vita è persa, distrutta, stravolta. E quando il sistema che dovrebbe garantire la sicurezza di ogni persona fallisce, la giustizia si fa personale. In questo caso, vampira. Un ribaltamento di ruoli che però non è sufficiente a ribaltare anche i poteri.
La madre, in fondo, è una.
Critica violenta, soluzioni radicali
Sangue Madre non è solo la storia di una vigilantes, costretta a farsi giustizia da sola e a salvare, nella sua scia di omicidi, la vita di altre donne. Dietro la violenza della vampira, si nasconde un senso di comunità, di protezione, un messaggio di speranza.
Il romanzo deve essere contestualizzato nella società coreana di questo secolo. Scavalcando la skincare in tendenza e il k-pop, lo spaccato del Paese è tragico. Uno dei più alti divari nella parità salariale, legislazione discriminatoria, pene leggere per reati a carattere sessuale, il tasso di fertilità e di natalità tra i più bassi al mondo (e nella lista viene incluso, a seconda dell’ente di cui si considera l’indagine, anche lo Stato Vaticano. Fortunatamente la Corea del Sud non è ancora a un tasso negativo, ponendosi sopra la città papale).
La Corea è la culla del movimento 4b. Una forma di femminismo radicale e separatista, il cui nome deriva dai quattro comandamenti, quattro negazioni (bi, particella per il “no”). Non avere relazioni sessuali con gli uomini, non avere figli, non uscire con uomini, non sposarsi con uomini.
Sangue Madre è un’espressione di questa società, dove di fronte al machismo normalizzato e statale, la reazione è quella di scelte radicali e privazioni personali. Non sto affermando che il sottotesto della lettura siano i sopracitati comandamenti, ma più mi immergevo nella storia, più mi sono dovuta interrompere per andare a fare controlli incrociati di legislazione, indagini statistiche, come distinguere il voluntary childness (l’assenza di procreazione volontaria) da quella non volontaria. Le pagine tremano per la rabbia, per la voglia di bruciare tutto, per la necessità di sentirsi al sicuro al costo di diventare mostri.
(Ho prediletto gli studi e le indagini dell’OECD, del WEF e dell’UN. Internet è vasto, le pubblicazioni accademiche e amatoriali innumerevoli, se avete voglia di approfondire il tema rimboccatevi metaforicamente le maniche della camicia e iniziate a scavare).
Sangue Madre, un preferito del 2026
Il romanzo è coinvolgente, ad alta tensione, brillantemente costruito e familiare nel suo uso del punto di vista molteplice tra polizia, killer e vittime. Già mi sento di dire che è una delle migliori letture che posso aver fatto in questo anno, e siamo solo ad aprile.
Ma soprattutto è una lettura che porta a riflettere. Ad informarsi. Ad indignarsi. E potenzialmente ad agire. Non con il metodo della protagonista vampira, chiaramente.