
Nigredo: un grimdark marcio fino al midollo
Uno dei lati più belli del book-mondo all’epoca dei social è l’immensa quantità di storie che riescono a trovare un pubblico senza bisogno di una CE che faccia da intermediario: il mondo del self-publishing è infatti stracolmo di piccoli gioielli sfuggiti all’editoria tradizionale che si fanno strada nei nostri feed. Ed è proprio tra un reel e un carosello che chi scrive ha scoperto Nigredo di Raffaele Rubechini. Primo volume della quadrilogia della Teogonia (e qui già sale l’hype), Nigredo è un dark fantasy dalle atmosfere gritty, vibes da body horror e uno slow-burn queer che è tanto slow quanto accattivante.
Nigredo, la trama
La prima regola di Ewigstadt?
Non fidarti di nessuno.
Josef lo sa bene: alchimista di talento, truffatore per necessità, investigatore del paranormale per disperazione, vive nel Nestwurm, il ventre marcio della città di Ewigstadt, dove le Corporazioni soffocano la gente più delle esalazioni delle industrie e la vita vale meno di un grammo d’oro alchemico.
Josef ha un debito di sangue da riscuotere.
La Contessa ha ucciso suo padre.
Ora lui vuole uccidere lei.
Posso biasimarti per ciò che stavi per fare? In questa città maledetta, il dolore è il cibo con cui si viene ingozzati fin dalla nascita. Hai solo aperto la bocca per avere l’ennesima porzione. Tu vuoi soffrire, Josef. Scappi dal dolore solo perché sai quanto ti piaccia. E questo posso capirlo molto bene.
Nigredo, Raffaele Rubechini
Quando sua madre Viktoria lo manda in un postribolo per recuperare un oggetto cruciale alla loro vendetta, Josef trova invece Adam — un mangiamente albino dalla lingua affilata e la memoria in frantumi. Odioso, arrogante, inaffidabile, Adam è un fastidio di cui Josef non vede l’ora di sbarazzarsi, ma è in possesso di informazioni sulla Contessa che potrebbero cambiare tutto.
Poi arrivano gli omicidi.
Una famiglia decimata, omicidi inspiegabili, patti demoniaci, un fantasma fuori controllo, un assassino che gioca con la morte. Josef e Adam vengono trascinati nelle indagini e all’improvviso, la vendetta non è più la priorità: Josef deve capire cosa sta succedendo, prima che l’oscurità di Ewigstadt divori sia lui che Adam. Ma più scava, più la sua realtà si sgretola. E più si avvicina alla verità, più si rende conto che la cosa più pericolosa di tutte potrebbe essere proprio scoprirla.
Fonte: Amazon.it
Un Frankenstein tra demoni e alchimia
Nigredo è un romanzo al sapore di caligine, che trasuda inesorabile tra le pagine mentre il suo protagonista ci trascina dentro i vicoli più malfamati di Ewigstadt, la “città eterna”. Tra sangue, viscere, demoni dell’inferno, Raffaele Rubechini non ha di certo creato un romanzo per i deboli di cuore – e forse il merito più grande della sua prosa si trova proprio nell’estrema vividezza delle sue ambientazioni, nell’olio che sembra ungere le nostre mani di lettori e nell’acredine che infesta ogni singola scena, ogni singola riga.
Ma non ci sono principesse, qui, né fiori. C’è solo la morte. C’è solo la solitudine di cui sono fatte le nostre vite. Sprofondare è l’unica cosa che possiamo fare.
Nigredo, Raffaele Rubechini
In Nigredo i richiami a Frankenstein e al dottor Faust si mescolano all’atmostfera da belle epoque corrotta, che poggia su pilastri semplici ma efficaci, primo fra tutti l’utilizzo del tedesco come base per l’ewastiano (Nestwurm, il “nido di vermi”; Mogenheim, la “casa del piacere”) che ha mandato l’autrice di questo articolo in brodo di giuggiole, ma anche la ghettizzazione delle classi operaie in logori quartieri dove non vige legge alcuna.
Se nel mondo alchemico – quello vero – la nigredo è la fase della putrefazione nel percorso che porta alla creazione della pietra filosofale (e qui ringraziamo tutti mamma Wikipedia per l’informazione), il romanzo Nigredo, con i suoi crimini e i suoi più che letterali demoni, è marcio fino al midollo ed un perfetto incipit per una saga chiamata Teogonia. Certo, i difetti di un esordio ci sono tutti – tra spiegoni alchemici (che per i non addetti ai lavori come la sottoscritta è comprensibile più o meno come la lineare B), un ritmo altalenante soprattutto nella seconda metà ed eventi frammentari lasciati un po’ appesi lì, di certo chi scrive si è persa un po’ per strada – ma Nigredo ha una caratteristica che li fa dimenticare tutti: JOSEF.
I protagonisti: Josef e Adam
Non è vero che evil Jesper Fahey non esiste e non può farvi del male: evil Jesper Fahey esiste, si chiama Josef von Karlenstein e ha una particolare tendenza all’omicidio involontario.
Voce narrante della storia, Josef è irriverente ed inaffidabile, un metaforico scaricatore di porto capace di travolgere il lettore con l’intensità delle sue emozioni. Chi scrive non ama la prima persona, ma Josef è riuscito nel difficile compito di farmi ricredere; il suo arco narrativo, costellato di mistero, traumi e devastanti scoperte è paragonabile ad una catabasi fisica e morale che coinvolge anche noi.
A fargli da contraltare c’è Adam, un giovane ed algido mangiamente recuperato dal bordello più lussuoso della città in una missione roccambolesca all’inizio del romanzo — un’altra incognita, completamente diversa, Adam si contraddistingue per la sua lingua tagliente e i suoi silenzi. Tra due facce della stessa moneta il romance sembra citofonato come in una qualsiasi puntata di Affari Tuoi (il Dottore offre un rivals to lovers, che fai, accetti?), ma come tutto in Nigredo, nulla va dato per scontato.
Adam esce, ma prima di imboccare il corridoio, si ferma a fissarmi un’ultima volta. I suoi occhi rosa s’infilzano dentro di me come due spade. “Chiamami un’altra volta puttana e ti faccio vomitare il cervello.
Nigredo, Raffaele Rubechini
Romanzi self: perché leggerli?
Nigredo è un romanzo lungi dall’essere perfetto, ma vorrei spendere due righe per rassicurarvi: ne vale la pena. Siamo spesso abituati a guardare con sospetto i romanzi indie come Nigredo, aspettandoci una qualità mediocre perché sicuramente se un romanzo è pubblicato in self, significa che nessuna casa editrice lo ha voluto – e l’editoria tradizionale è sempre una garanzia, vero?
Ciò che rende “di qualità” un libro tradizionalmente pubblicato è il lavoro costante e professionale di editor e artisti che contribuiscono a renderlo la miglior versione di sé. Cosa succede, allora, quando un autore self si avvale dello stesso contributo? Succede Nigredo, e decine di altri libri self con potenziale da vendere.