OPINIONISTA
#SquiLibri: Ansia sociale & schizofrenia

#SquiLibri: Ansia sociale & schizofrenia

Siamo finalmente tornati con un nuovo appuntamento di SquiLibri, la rubrica in cui si affronta la letteratura classica e moderna analizzando situazioni, autori, autrici e i loro personaggi con un’ottica psicanalitica, cercando di scovarne i disturbi che oggi verrebbero riconosciuti come patologia psichiatriche. Nello scorso articolo abbiamo affrontato: “Una fame da lupi” di Adelaide Tamm e “I was born for this” di Alice Oseman. Oggi tratteremo due tematiche molto discusse, come l’ansia sociale e la schizofrenia. I titoli di questo appuntamento sono: “Noi siamo infinito” Stephen Chbosky e “Chiudo gli occhi e il mondo muore” di Francesca Zappia.

Adolescenza, timidezza e introversione

Titolo originale dell’opera è “The perks of being a wallflower” ed è proprio quest’ultima parola, wallflower, che costruisce la personalità dello stesso protagonista. Il ragazzo da parete, letteralmente la traduzione di wallflower, è una tipologia di personalità introversa che partecipa agli eventi sociali ma evita le luci della ribalta per timore o per semplice timidezza. Essenziale per queste persone è analizzare ogni cosa che li circondi, anche stando lontani dalla folla, ed a volte ciò può sfociare nell’overthinking o, peggio, nel disturbo d’ansia sociale. Ma la storia che analizzeremo incomincia con un evento tragico, l’unico amico di Charlie si suicida e così l’adolescente, a causa della sua introversione, rimane da solo.

Vivremo la sua storia sotto forma di epistole che raccontano a un destinatario immaginario la “nuova vita” e l’inizio del liceo. La vita di Charlie diviene spunto di riflessione per molti lettori degli anni 90’, attualmente considerato un romanzo di formazione. Chbosky attraverso le epistole ci coinvolge nel periodo adolescenziale del protagonista, ci mostra tutte le sue difficoltà e soprattutto ci accompagna a scoprire gli oscuri segreti che si celano nella mente di Charlie.

La mente un abisso da scoprire: disturbo da stress post traumatico

Iniziare il liceo non è mai semplice, soprattutto quando il tuo unico amico viene a mancare. Ma Charlie incontrerà Patrick e Sam: i due sono fratellastri, degli studenti più grandi di lui che frequentano l’ultimo anno e lo condurranno alla scoperta di ciò che la vita può offrire. Charlie, una volta entrato nel suo gruppo di amici, comincia a utilizzare tabacco, alcol e sostanze stupefacenti. Questo abuso di sostanze fa emergere in lui una crescente sensazione di colpa, in relazione alla tragica morte di sua zia Helen.  Ciò che le sostanze d’abuso fanno emergere sono due traumi importanti per il protagonista: il suicidio del suo unico amico e gli abusi che ha subito sin da bambino ma che la sua mente aveva “rimosso” per proteggerlo.

Come abbiamo trattato in uno dei precedenti articoli di #SquiLibri, il disturbo da stress post traumatico (PTSD) ha una presentazione differente sia nell’età di insorgenza ma anche come può sfociare. Nel caso del protagonista, Charlie, il suo trauma era sepolto nella memoria per poterlo proteggere dall’atrocità vissuta. Il trauma è un evento che la persona coinvolta percepisce come estremamente stressante, po’ essere una minaccia fisica o psicologica propria o altrui. È essenziale ricordare che questa tipologia di eventi producono delle reazioni emotive e/o corporee importanti, poiché il cervello non riesce a rielaborarli. La violenza sessuale vissuta da Charlie emerge in un momento trigger (ovvero evento riconducibile al trauma stesso) e la sua prepotenza lo fa cadere in uno stato catatonico dove vi è la necessità d’intervento. Il PTSD che presenta il protagonista gli fa rivivere l’evento traumatizzante molti anni dopo averlo vissuto, compare sotto forma di immagini/ricordi che alimentano la sua ansia e depressione.

L' ansia sociale : un disturbo invalidante

Charlie non soffre solo del disturbo post traumatico da stress ma anche di ansia sociale. Basti pensare alla sua personalità taciturna e chiusa verso l’apertura sociale, nonostante le frequentazioni di Patrick e Sam. Per quanto quest’ultimi gli facciano vivere la società adolescenziale, il ragazzo non riesce a trovare appagamento attraverso le interazioni amicali.

La fobia sociale, o anche detta disturbo d’ansia sociale, è attualmente classificata nel DSM V e caratterizzata da forte e intensa paura che riguardano situazioni sociali definite. Le cause della fobia sociale possono essere dovute a degli atteggiamenti appresi oppure a pensieri disfunzionali sulla propria persona o a chi ci circonda. Tali eventi negativi possono essere: l’essere umiliati pubblicamente, critiche o aggressioni e ciò possono contribuire allo sviluppo di tale disturbo.

È stato determinato da vari studi che le persone affette da fobia sociale presentano una bassa autostima e un’autocritica elevata, in connubio con una forte paura del rifiuto e del giudizio altrui.
La persona affetta da fobia sociale è costantemente preoccupata dal timore che le sue azioni o comportamenti possano risultare inappropriati. Questa ansia spesso si traduce nella paura che i sintomi fisici dell’ansia stessa, come la sudorazione eccessiva, l’arrossamento, il vomito, i tremori o la voce tremolante, possano diventare evidenti agli altri. Inoltre, la persona teme di perdere il filo del discorso o di non riuscire a trovare le parole giuste per esprimersi.

Per alcune persone con fobia sociale, l’ansia è legata specificamente all’esecuzione di determinate attività in contesti pubblici, ma non si manifesta quando svolgono queste stesse attività in solitudine. Alcuni esempi di situazioni che solitamente scatenano ansia in individui con fobia sociale includono:

1. Parlare in pubblico
2. Esibirsi davanti a un pubblico, come leggere in chiesa o suonare uno strumento musicale
3. Condividere un pasto con altre persone
4. Incontrare nuove persone
5. Mantenere una conversazione
6. Firmare documenti in presenza di testimoni
7. Utilizzare un bagno pubblico

I trattamenti necessari per questa tipologia di disturbo, così come accade a Charlie, devono essere supportati sia dalla persona stessa che dai familiari o le persone che si reputano importanti. La storia di Charlie non ci colpisce solo per il suo impatto emotivo elevato, ma anche perché ognuno di noi da adolescente immagino si sia sentito un wallflowers.

Chiudo gli occhi e il mondo muore tra realtà e allucinazioni

La storia di Alex incomincia con degli astici rossi. Tutto ciò che riguarda quell’evento avvenuto da bambina sembra perseguitarla e lei non sa più cosa sia reale o no. La protagonista è un’adolescente che soffre di schizofrenia paranoide e, per comprendere ciò che la circonda ha sempre con sé la sua fedele macchina fotografica. La ragazza è rammaricata poiché la sua condizione influisce costantemente sulle sue relazioni sociali e sul suo futuro all’interno della scuola. La tematica esposta dalla Zappia seppur delicata e indirizzata a un pubblico young, l’autrice riesce a colpire il cuore del lettore. Empatizzare con la protagonista è facile e diretto grazie proprio al vivere la sua storia attraverso i suoi occhi.

Spesso assieme a lei dubiteremo della realtà, se ciò che vive sia frutto della sua mente. Oltre la sua fedele macchina fotografica, il suo rifugio personale è la sorellina Charlie che ogni giorno riempie le sue giornate di Alex. L’incontro con Miles, un personaggio enigmatico, risveglia in lei non solo la voglia di scoprire ciò che l’amore adolescenziale può offrire ma anche a fidarsi di sé stessa e della sua malattia. La penna dell’autrice riesce a colmare i vuoti dell’ignoranza sulla malattia, la quale considerata una malattia invalidante per la persona. Essendo un volume per adolescenti, l’autrice si concentra sugli argomenti cardine della stigmatizzazione e della conoscenza della schizofrenia stessa. L’argomento centrale è principalmente vivere attraverso gli occhi di Alex ed aiutarla comprendere cosa sia reale o meno, anche con la sua fedelissima macchina fotografica.

Una macchina fotografica per capire la realtà

La schizofrenia paranoide (o psicosi paranoide) è uno dei disturbi che coinvolge: pensiero, comportamento e eloquio. Chi ha una presentazione clinica di tale disturbo non riesce a svolgere le normali attività quotidiane e sociali. I soggetti, così come la nostra protagonista, devono convivere con i deliri e le allucinazioni. Oltre ai fattori ambientali e genetici, una delle cause più note della schizofrenia è sicuramente una predisposizione che favorisce la vulnerabilità soprattutto incrementata da eventi psicosociali stressanti. La schizofrenia presenta varie fasi della malattia, ma non scenderemo nel dettaglio per evitare soprattutto dei tecnicismi. Generalmente la sintomatologia è caratterizzata da: sintomi negativi, sintomi positivi, sintomi cognitivi e disorganizzati.

Il soggetto affetto presenta:
• Sintomi negativi: appiattimento affettivo
• Sintomi positivi: allucinazioni e deliri
• Sintomi disorganizzati: pensiero bizzarro e disorganizzato
• Sintomi cognitivi: deficit della memoria, risoluzione dei problemi e l’elaborazione delle informazioni.

Ritornando alla nostra protagonista, che soffre di una specifica “tipologia” di schizofrenia anche se convenzionalmente non si classificano. In Alex ritroviamo oltre ai deliri o allucinazioni, la protagonista si ritrova a affrontare dei comportamenti poco comprensibili e non convenzionali, affettività altalenante e preoccupazioni immotivate. Per l’affettività altalenante s’intende una combinazione dei sintomi quali: deliri o allucinazioni con l’apatia. Nel corso del tempo, vedremo anche nella protagonista, la necessità del ritiro sociale a causa all’accentuarsi della sintomatologia.

Nel romanzo della Zappia appena conosceremo la malattia e la sua invalidità, l’autrice cerca di indorare la pillola poiché cerca di mandare un messaggio chiaro ai lettori. La storia di Alex fa da cornice a tante tematiche ma soprattutto a tante persone che convivono con questa tipologia di schizofrenia. La protagonista ha un ruolo edulcorato per i giovani lettori a causa della sua rappresentazione, a scopo di informare chi legge e coinvolgerlo alla scoperta della realtà… anche senza una macchina fotografica in mano.

#SquiLibri: una rubrica su letteratura e psicologia

Quelli di Charlie e Alex sono solo alcuni dei casi della letteratura con evidenze sia psichiatriche che psicologiche. Ma la letteratura classica e contemporanea ne nascondono centinaia. La rubrica #SquiLibri cerca di indagare i più interessanti, le malattie che hanno afflitto scrittori/scrittrici e, a volte, di conseguenza, anche i loro personaggi. Si tratta di profili talmente cupi e affascinanti da lasciarci senza fiato! Vi consiglio di iscrivervi alla nostra Newsletter per non perdere nessun aggiornamento e di seguirci anche su Instagram per contenuti extra e piccoli focus sul tema. Di quali romanzi o autori vi piacerebbe sentir parlare nella prossima puntata di #SquiLibri? Faccelo sapere in un commento!

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