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Tempesta, l’esordio di Camilla Ghiotto

Tempesta, l’esordio di Camilla Ghiotto

Camilla Ghiotto nasce a Vicenza, figlia del partigiano Renzo Ghiotto, detto Tempesta, che diventò protagonista del romanzo I piccoli maestri di Luigi Meneghello e che ora torna nella memoria di tutti noi attraverso le parole della figlia. Tempesta è il romanzo d’esordio di un’autrice giovanissima che ha deciso di regalare ai lettori un racconto profondamente intimo che sviscera non solo la storia di Renzo in quanto partigiano e fervido antifascista, ma che riflette soprattutto sul suo ruolo di figlia. Un romanzo che analizza senza indorare la pillola le difficoltà di una bambina che conosce un padre già alle soglie della  vecchiaia, un padre che aveva una storia importante da raccontare e con il quale non ha mai capito come rapportarsi, neanche quando era ormai chiaro che non gli rimaneva più tanto tempo.

Tempesta è la storia della resistenza partigiana, è la memoria collettiva di un intero Paese, ma è anche il tentativo da parte dell’autrice di riscoprirsi come figlia, un ruolo che forse le è stato sempre troppo stretto quando si trattava del padre, ma di cui ora si vuole riappropriare.

La storia di una figlia e un padre che devono imparare a conoscersi

Il romanzo Tempesta si apre con il funerale di Renzo Ghiotto, il padre di Camilla, un coraggioso ex partigiano che a Vicenza era conosciuto da tutti, caro amico di Luigi Meneghello e attivo antifascista. Renzo ha voluto una cerimonia laica, nell’oratorio di San Pietro.                                                                                              

Le mani di Camilla hanno lasciato quelle del padre tre giorni prima per essere prese da quelle delle persone venute in preghiera a dargli un ultimo saluto. Ci sono amici di vecchia data, ex operai della Lowara, persone che provengono da una vita precedente a quella che Camilla ha conosciuto.                                        La distanza tra lei e il padre, ora anche fisica e spirituale, non sembra che aumentare a causa di quei piccoli particolari che le ricordano che prima che prima che arrivasse nella sua vita, Renzo aveva già fatto tutte le esperienze possibili.                                                                                                                    

Camilla si paragona a uno degli ultimi approdi di un padre astronauta che ha già attraversato decine di galassie prima di giungere a lei. Una metafora molto dolce e malinconica che rende perfettamente la sensazione di distanza che l’autrice percepiva quando si trattava del padre.                                                                  

Dopo il funerale di Renzo, Camilla comincia un viaggio indietro nel tempo alla scoperta di suo padre, dell’uomo che chiamarono Tempesta durante la guerra, grazie a dei manoscritti trovati nel suo studio che raccontano il suo vissuto, in particolare gli anni da partigiano.                         

Nome di battaglia “Tempesta”, non ancora ventenne Renzo Ghiotto combatté per la patria e subì torture fisiche e psicologiche le cui cicatrici lo accompagnarono per il resto della vita.                                                                    Alla fine della guerra gli fu data la possibilità di disporre a proprio piacimento del suo aguzzino, ma la proposta lo spiazzò così tanto che decise di andare a vivere in Argentina e qui vi rimase per circa vent’anni. Tornerà in Italia a causa di problemi di salute e qui incontrerà Laura, molto più giovane di lui, con la quale avrà poi Camilla.

Genitori e figli: un legame che sa essere burrascoso come una tempesta

Il rapporto genitori-figli è il rapporto più intenso che ognuno di noi sperimenta durante la propria vita, prima in ruolo e poi nell’altro, ma è anche senza ombra di dubbio quello più travagliato.

Diventa ancora più complicato se tuo papà lo conosci già con i capelli bianchi, il bastone per sorreggersi quando cammina, la schiena ricurva dal peso degli anni, le rughe che non sono più quelle di espressione già da un po’ e un bagaglio di esperienze che ti sembra irraggiungibile quanto a eroismo. 

Camilla-personaggio, così come Camilla-autrice, cresce con un papà che si esprime in modo molto diverso da ciò che ci si aspetta da un genitore. Renzo Ghiotto cerca di entrare in punta di piedi nella vita della figlia con poche carezze e tante citazioni letterarie, racconti dei tempi in cui fu partigiano, pillole filosofiche che Camilla, finché il padre non è morto, non riesce a cogliere come tentativi di avvicinarsi a lei, entrare in punta di piedi nel suo mondo nel solo modo che conosceva.

“Forse siamo entrambi troppo spaventati o timidi. Dovremmo inventare un linguaggio nostro e imparare a comunicare.”

In Tempesta leggiamo di un episodio  in cui il Renzo Ghiotto accompagnò la figlia a un concerto e viene riportato un dolcissimo dialogo, che inizia con Renzo che chiede alla figlia se è felice, e dice:

«Io lo sono, è la mia prima volta a un concerto come questo» dice. Subito sorrido. Sapere che è la sua prima volta mi emoziona, è anche la mia, ma soprattutto è la prima volta che gli vedo fare qualcosa per la prima volta.”

“Ha cercato di affacciarsi nel mio mondo, di venirmi incontro. Forse siamo, finalmente, dentro lo stesso momento.”

Durante quel concerto, con Camilla in piedi mentre ballava insieme alla folla e Renzo seduto, appoggiato al suo bastone, ma con il piede che teneva il ritmo della canzone, la distanza tra di loro si è quasi annullata.

Camilla sconvolge la vita di Renzo e arriva quando lui ha già 75 anni, un passato travagliato alle spalle ed esperienze che di vite, forse, ne valgono troppe.

Renzo ha ancora la possibilità di bere con gli occhi di padre tutte le prime volte di Camilla, ma a lei questa opportunità invece non è concessa.

L’unica esperienza che Camilla può osservare di Renzo è il suo viaggio alla scoperta del ruolo di genitore, un ruolo che non si finisce mai di imparare e comprendere.

“So che è anche colpa mia, pretendo che sia lui ad accorgersi di me, quando potrei parlargli, semplicemente. Potrei raccontargli cos’è accaduto, confessargli che ho bisogno di lui. A quel punto cercherebbe in ogni modo di aiutarmi, lo so, ma non lo faccio. Rimango ferma a guardare mentre lui, senza nemmeno rendersene conto, lentamente scivola lontano da me.”

Il desiderio e l’attesa che siano i nostri genitori a fare un passo verso di noi non è qualcosa che sicuramente ha vissuto solo Camilla, quindi è un sentimento più che legittimo, ma che non può che essere amplificato da una differenza generazionale come quella esistente tra lei e il padre.

I passi che Renzo fa verso la figlia sono timidi e impacciati, mentre Camilla sembra scivolare volutamente via da lui, arrivando addirittura a non portare nessun amico a casa per paura che gli amici, come lei, non capiscano. È anche brutalmente sincera quando ammette di aver provato vergogna al pensiero di presentare agli amici un papà così vecchio, che spesso molti avevano scambiato per suo nonno.

Ciò che traspare maggiormente è il sentimento di soggezione che Camilla sente nei confronti dei racconti di una vita eroica, segnata da battaglie importanti, traguardi che oggi ci sembrano lontani.

Camilla-protagonista, come penso anche Camilla-autrice, si rende poi conto di quanto invece questo avesse rappresentato un gancio a cui aggrapparsi per annodare i fili della sua storia a quelli del padre. Le battaglie che porta avanti la nostra generazione sono molto diverse da quelle portate avanti da Renzo ventenne, ma non meno importanti, non meno degne di essere combattute.

E dunque, raggiunta la consapevolezza che non è mai troppo tardi per sentirsi figli, ripercorre i passi fatti dal padre nelle montagne che facevano da sfondo ai suoi racconti di guerra, sfoglia le pagine dei libri preferiti di Renzo, scoprendo qualche annotazione, citazioni che il papà recitava come mantra, piccoli pezzi di lui che glielo fanno scoprire vicino.

“Io da questo luogo vorrei qualcosa, non so che cosa di preciso, un ricordo, un segnale, un’assoluzione. Più di tutto. vorrei che fosse estate, che tutto tornasse al suo posto.”

In questi luoghi, Camilla cerca Renzo, cerca il ragazzo che lei non ha conosciuto, il papà che sente di aver trascurato. In questi luoghi, Camilla cerca il perdono del padre, ma anche il perdono da di se stessa. 

Camilla si perdona solo dopo qualche anno che ormai Renzo non c’è più, dopo aver letto i suoi manoscritti e aver viaggiato in Argentina, macinando chilometri su chilometri e battendo le strade battute dal padre fuggito da un’Italia appena nata che già non stava soddisfacendo le sue aspettative.

“Ho ancora paura. Ho paura delle cose irreversibili e di non saper riconoscere i momenti che vanno riconosciuti. […] Vorrei che mi dicessi di tutte le cose in cui sei stato felice. Ho paura di provare dolore come quando ti ho stretto la mano e tu, piano piano, te ne sei andato.”

Camilla si riscopre figlia e riscopre il bisogno di chiedere al padre qualche consiglio, riscopre il piacere di parlare del padre come una persona che è stata una figura di riferimento e d’ispirazione non solo per lei ma per tanti giovani che hanno assistito ai suoi discorsi e per quelli che leggeranno il suo libro e così il vissuto del padre.

Con Tempesta, Camilla Ghiotto ci regala un posto in prima fila per osservare il suo percorso di crescita, di accettazione del lutto e di riscoperta delle sue radici.

Una crescita che si riflette soprattutto sulla sua scrittura che, nonostante sia praticamente agli albori, essendo Tempesta il suo esordio, rivela una maturità che raramente possiamo riscontrare in autrici così giovani e appena inoltrate.

La lettura è scorrevole, carica di pathos sia nelle descrizioni sia nei dialoghi, senza mai sfociare nel troppo retorico. La lettera che Camilla autrice, infine, dedica al padre, ti spezza il cuore e ti fa sorridere allo stesso tempo.

È una storia che, nonostante vi sia qualche parte romanzata che si discosta dai fatti reali, sicuramente può insegnare tanto, in cui ci si può riconoscere oppure no, ma che senza dubbio si può comprendere. È una storia in cui non ci sono colpe, forse solo rimpianti che però Camilla ha saputo accettare e riscrivere in suo favore e che penso valga la pena di essere letta.

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