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La Figlia della Dea della Luna: vale la pena leggere la dilogia?

La Figlia della Dea della Luna: vale la pena leggere la dilogia?

Originaria della Malesia, Sue Lynn Tan ha studiato a Londra e in Francia, prima di trasferirsi a Hong Kong con la sua famiglia. Sviluppa fin da bambina una grande passione per la mitologia e le fiabe, in particolare quelle cinesi, da cui ha infatti preso ispirazione nella stesura della sua dilogia fantasy intitolata La figlia della Dea della Luna, oggi in corso di traduzione in oltre sedici Paesi. In occasione dell’uscita del volume conclusivo, intitolato Il cuore del guerriero del Sole, edito Oscar Vault, possiamo tirare le somme di questa dilogia di successo: vale la pena cominciarla? 

Il volo di Chang’e sulla Luna: il mito da cui prende ispirazione La figlia della Dea della Luna

“Non ero più una bambina disposta a farsi trascinare dalla marea: avrei remato controcorrente se avessi dovuto. E se avessi vinto, per chissà quale strabiliante colpo di fortuna, non mi sarei mai più sentita impotente.”

Secondo il calendario lunare cinese, il 15 agosto ricorre la Festa di Mezzo autunno, una delle tre feste tradizionali cinesi. Durante questa ricorrenza, le famiglie si riuniscono ad ammirare la Luna e mangiano cibo ad essa dedicato. Il mito alla base della dilogia di Sue Lynn Tan è strettamente legato a questa festività e racconta la storia del volo di Chang’e sulla Luna. Chang’e era la moglie del leggendario guerriero Houyi, che eccelleva nel tiro con l’arco. A Houyi il Dio del Cielo assegnò il compito di eliminare delle bestie feroci che minacciavano tutta la popolazione, mortale e immortale. Houyi scese nel mondo terreno con la moglie e, proprio quando stava per portare a termine il compito, in cielo apparvero gli uccelli del Sole. La temperatura del mondo aumentò drasticamente, le foreste e i campi presero fuoco, i bacini d’acqua si prosciugarono e gli umani cominciarono a morire a causa delle ustioni.

Compatendo la popolazione per le sue sofferenze, Houyi cercò di intercedere presso gli uccelli del Sole, chiedendo pietà per il popolo mortale, ma fu costretto a usare il suo arco divino per colpire le creature. In un attimo, colpì nove uccelli del sole. Solo quando l’ultimo riconobbe il suo errore e chiese pietà, l’eroe si fermò. Eliminando gli uccelli del Sole, Houyi aveva però offeso il Dio del Cielo, che gli proibì di tornare nel mondo celeste insieme alla moglie. Saputo che la Regina madre dell’Occidente possedeva un elisir che poteva restituire loro l’immortalità, Houyi lo chiese in dono. Tuttavia, la Regina non ne possedeva che una dose. Non volendo lasciare la moglie, Houyi portò l’elisir a casa e lo nascose. Alla fine Chang’e scoprì il segreto del marito e nella notte del 15 agosto, quando la Luna era più luminosa, inghiottì in segreto l’elisir. Il suo corpo si fece sempre più leggero e alla fine raggiunse la Luna, di cui diventò la DeaHouyi visse così da solo nel mondo terreno, continuando a fare del bene alla popolazione e insegnando il tiro con l’arco.

La figlia della Dea della Luna

“In pochi scrivevano poesie sulla mezza luna o la immortalavano nei loro dipinti, priva com’era dell’arco elegante di una luna crescente o della perfezione di quando era piena. Rimaneva sospesa tra la luce e l’oscurità, persa da qualche parte lì nel mezzo. La sentivo in sintonia con me, figlia di un mortale e di un’immortale, vissuta all’ombra dei miei genitori.”

Sue Lynn Tan fa sua questa leggendaria storia per scrivere la dilogia fantasy di La figlia della Dea della Luna, la cui protagonista è Xingyn, figlia immortale di Chang’e, tenuta nascosta fin da prima della sua nascita agli occhi dell’Imperatore e dell’Imperatrice Celeste. Chang’e, infatti, nasce mortale e da mortale si innamora del leggendario arciere Houyi. Dopo aver ucciso gli uccelli del Sole, l’Imperatore Celeste gli fa dono dell’elisir che gli avrebbe permesso di ascendere al Regno Immortale. Chang’e, che aspettava Xingyn, beve l’elisir e viene punita dall’Imperatore, che la confina sulla Luna. Xingyn cresce sulla Luna insieme alla madre, ignara del pericolo che la sua esistenza significa, fin quando una visita inaspettata dell’Imperatrice Celeste la costringe a lasciare la sua casa e a rifugiarsi proprio nel cuore dell’Impero Celeste, dove è destinata a diventare leggendaria arciera per l’esercito celeste.

Questa la trama a grandi linee del primo volume della dilogia, la quale prosegue con una nuova minaccia che rischia di cambiare il destino del mondo immortale. Vecchi e nuovi personaggi, antiche ferite e legami che si credevano perduti si intrecciano in questo vorticoso viaggio che inizia con La figlia della Dea della Luna e che trova una conclusione con Il cuore del guerriero del Sole, secondo e ultimo volume della serie.

Retelling e fantasy romance: il duo di cui non sapevamo di aver bisogno

Il mercato editoriale degli ultimi anni ci ha servito il genere del retelling in tutte le salse, tanto che ormai pensavamo di averle viste tutte. La stessa Oscar Vault aveva pubblicato solo un anno fa un retelling sempre di ispirazione e ambientazione cinese basato sull’antico mito della nascita del tè, Una magia infusa di veleno (di cui stiamo aspettando la conclusione con il secondo e ultimo volume). Sue Lynn Tan ci regala invece una dilogia che riesce perfettamente a combinare il retelling mitologico con il fantasy romance, combinando gli elementi caratteristici di entrambi i generi senza che nessuno dei due prevalga sull’altro. Draghi, creature mitologiche, divinità che covano vendetta, elisir e incantesimi, una grande storia d’amoreIl risultato di questo mix è una meravigliosa storia che cattura fin dalle prime pagine e il cui cuore pulsante è l’amore, un concetto di cui Sue Lynn Tan sviscera ogni singola sfaccettatura.

“Era là che conducevano tutti i sentieri dell’amore? Verso un cuore spezzato, che fosse a causa di una separazione, di un tradimento o della morte? Una gioia fugace valeva la sofferenza che arrivava dopo? […] nei momenti più cupi, incombeva su di me una sorta di oscurità, pronta a sussurrarmi cose odiose: che ero una sciocca, una codarda, a essermi fatta scaricare con tanta facilità. Avrei alleviato il mio dolore assillante se mi fossi arresa all’odio, lasciando che il risentimento soffocasse la sofferenza e incolpando Liwei per le pene che mi aveva provocato. Eppure sarebbe stato solo un sollievo momentaneo, perché ciò che rimpiangevo più di qualunque orgoglio ferito era l’amore che avevamo perso, il futuro che non ci apparteneva più.”

L’amore incondizionato per i figli, quello per i genitori, l’amore non corrisposto, gli amori finiti, quelli ostacolati dalle circostanze, l’amore tradito, l’amore combattuto. Le pagine di questa serie sono imbevute di amore e riescono a catturare anche il lettore più cinico. Con uno știle estremamente scorrevole, ma che riesce a raggiungere dei toni quasi lirici, La figlia della Dea della Luna non si fa fare lo sgambetto nemmeno da quello che noi lettori amiamo chiamare “il triangolo scemo”, ovvero il tema del triangolo amoroso, un trope particolarmente spinoso che l’autrice è riuscita invece a inserire con molta maestria all’interno della storia e che trova una degna conclusione in Il cuore del guerriero del Sole. La fine della storia tra Xingyn e Liwei e tra Xingyn e Whenzi non lascia dubbi al lettore; è una conclusione che, inserita all’interno dell’arco narrativo dei due libri, chiude un cerchio. È un finale dolce-amaro, che fa male al cuore, ma è un finale giusto. Attorno al mito originale, Sue Lynn Tan riesce a tessere i fili di una storia fantasy, con anche quegli elementi chiave del genere romance, che, alla fine, diventa un’estensione naturale di quella di partenza.

Un viaggio vorticoso ai confini del Regno Celeste

Se La figlia della Dea della Luna ci conquista con dei toni delicati e lirici persino nelle scene più movimentate, in cui sono presenti delle battaglie o degli scontri particolarmente epici, il ritmo in Il cuore del guerriero del Sole si fa sicuramente più frenetico, pur mantenendo la bellezza delle prosa. Un ritmo frenetico che ben rappresenta il vagare incessante di Xingyn per le terre del Regno Celeste e il continuo susseguirsi di eventi che non lasciano al lettore un momento di pace. Dopo un inizio che fatica ad acquistare dinamicità, dal momento in cui Xingyn è costretta a fuggire di casa è un viaggio vorticoso fino alle terre più remote del regno, e non solo. Quello che affronta Xingyn è soprattutto un viaggio alla scoperta di sé e dei suoi più profondi desideriTutto la conduce al momento finale, in cui è proprio lei a doversi scontrare con Wugang, un villain a tutto tondo che diventa simbolo della più efferata crudeltà umana. 

“Forse, nel profondo, l’eroismo era una storia meno bella di quanto si credesse. Parole come “onore” e “valore” stendevano una patina dorata sulla necessità e sulla nuda verità, ovvero che non c’era altra scelta.”

Tiriamo le somme: vale la pena leggere la dilogia di La figlia della Dea della Luna?

Quando una serie, o un romanzo in generale, si porta dietro un certo bagaglio di aspettative, è sempre difficile affrontarne la lettura, perché il rischio è che tali aspettative siano troppo alte e che il libro alla fine ci deluda. La figlia della Dea della Luna, però, non ci reca questo torto. Anzi, riesce ampiamente a soddisfare un lettore carico di hype. È una lettura che consigliamo sia agli appassionati lettori di retelling e fantasy romance, ma anche agli affezionati del fantasy più classico, che potrebbero davvero apprezzarne molte sfaccettature.  Il 31 gennaio è prevista l’uscita di Tales of Celestial Kingdom, il nuovo libro dell’autrice, che raccoglie nove storie, due già pubblicate e le restanti inedite, ambientate sempre nel Regno Celeste, ma con nuovi personaggi. In attesa di leggere questo suo nuovo lavoro in italiano, correte a recuperare la sua serie di debutto, che saprà sicuramente come conquistarvi!

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