OPINIONISTA
The Vampire Article

The Vampire Article

Analisi dal vampiro tradizionale a quello moderno

Il vampiro ha sempre affascinato la curiosità dei lettori ma soprattutto di chi credeva nelle leggende. L’essere della notte che risvegliava in tutti l’inquietudine e la paura. Il vampiro è un essere folkloristico e mitologico, il quale, nutrendosi di sangue, sopravvive di notte e si cela alle ore diurne. Le tradizioni dell’Europa dell’Est ritraggono le forme vampiresche in molti modi: simile all’uomo oppure come dei cadaveri putrefatti.

Le origini del vampirismo che conosciamo oggi risiedono nelle culture dell’Europa dell’Est, ma la rappresentazione del non-morto vi è sin dall’antichità. Basti pensare alle culture mesopotamiche, ebraiche, romane e greche, dove il demone veniva rappresentato come il precursore della creatura della notte. Le tradizioni popolari non danno una vera e propria rappresentazione delle sembianze vampiresche ma vi sono degli elementi che accomunano tutte le storie: il vampiro aveva una carnagione chiara o sanguigna (questo dovuto al suo alimentarsi attraverso il sangue), il soggetto nella tomba tendeva a perdere sangue dalla bocca e dal naso e spesso il suo occhio sinistro rimaneva aperto. E  i famosi canini? Beh, loro nella rappresentazione tradizionale non erano inclusi ma vennero successivamente introdotti grazie alla narrativa nata per questa figura così singolare.

Erano utilizzati molti metodi per poter identificare il mostro. Gli abitanti spesso scoperchiavano le bare sospette e, se il viso del cadavere fosse stato imbrattato di sangue si additava a vampiro; anche la morte misteriosa di bestiame e incubi ricorrenti pareva fossero segnali dell’attività vampiresca. I cittadini si proteggevano come meglio potevano da questi attacchi inspiegabili e notturni. Le protezioni conosciute in letteratura e cinematografia, invece, sono l’aglio, i crocefissi, l’acqua santa e i paletti di frassino da conficcare nel cuore del vampiro.

Un aspetto che fu anche posto cinematograficamente è l’utilizzo degli specchi: si credeva che l’essere notturno fosse privo di anima e di conseguenza il suo corpo non riflettesse sulla superfice. Il primo ad utilizzare questo particolare in letteratura fu Bram Stoker con il suo romanzo Dracula.

Caccia al vampiro nel XIX secolo

Il vampiro classico di Bram Stoker

Il conte Dracula, descritto nel celebre romanzo Dracula di Bram Stoker, fisicamente appare come un uomo distinto ma dai tratti quasi malvagi. La sua corporatura snella, i baffi bianchi, pochi capelli vicino alle tempie e dei denti molto bianchi e aguzzi (per non parlare delle orecchie appuntite) conferiscono al non-morto un aspetto temibile. Il vampiro in questo caso, attraverso le parole di Stoker, è la personificazione del male a causa dei suoi aspetti fascinosi e ammaliabili da un lato, ma dall’altro temibile e crudele. In questo caso la morte torna tra i vivi sotto forma di un non-morto, cammina tra i mortali e agisce manipolando le loro menti e le loro paure più profonde. 

A differenza dei romanzi dell’epoca, lo struggimento dell’uomo non è dovuto a una causa interna, ma ad una minaccia esterna. Con ingegno e maestria il vampiro s’insinua nelle anime pure e caste, alla ricerca di sangue e di vita per poter sopravvivere alla dannazione. Nel romanzo di Stoker possiamo anche denotare le debolezze della creatura: la sua mente infantile e la mancanza di poteri durante le ore diurne. Può vivere in eterno ma si “consuma” per la mancanza di sangue e può essere ucciso in un modo singolare (che noi tutti conosciamo). Per l’autore il vampiro è crudele, sanguinario e malvagio, dotato di un fascino innaturale e seducente. Vi è anche una simbologia erotica dietro il gesto di mordere il collo, soprattutto visto come un atto di dominanza molto intenso: in poche parole il non-morto sa di essere superiore all’umano. Considerata una delle opere più discusse e particolareggiate, il Dracula di Bram Stoker apre il via a mille romanzi con dei vampiri attenenti alla tradizione. Tradizione che però negli anni viene messa in discussione, rivoluzionando la figura vampiresca, mettendo in luce così varie sfaccettature molto contrastanti per una creatura della notte.

Il vampiro "sbriluccicoso" di Stephenie Meyer

La serie Twilight di Stephanie Meyer è sicuramente una delle più discusse sia per i romanzi ma anche per la sua trasposizione cinematografica. Inoltre prossimamente diverrà una serie TV, quindi le chiacchiere su di lei sembrano davvero destinate a non finire mai! Ammetto di essermi avvicinata alla figura vampiresca grazie alla scrittrice della serie e, da lì, è nata la mia curiosità per il vampiro. Non solo la storia che ci viene presentata è diversa dal romanzo ottocentesco di Stoker, ma anche la visione del vampiro che non attinge le sue radici nel folklore classico al tempo risultò innovativa. La stessa Meyer ammette di non aver fatto ulteriori ricerche sulla tradizione vampiresca, però vi sono degli elementi che accomunano il vampiro Dracula e la famiglia Cullen, come: la pelle pallida, l’immortalità, la mancanza di battito cardiaco, le capacità fisiche superiori all’umano e ovviamente il bere sangue.

Argomenti molto dibattuti sono stati sicuramente la mancanza di non potersi specchiare e l’esposizione al sole che costella il personaggio di “brillantini”. Ma perché l’autrice sceglie di discostarsi dalla figura tradizionale proponendoci una versione molto dibattuta negli ultimi anni?

 

This is the skin of a killer, Bella

Il vampiro Edward ha una bellezza innaturale, degli occhi singolari e un pallore da far invidia ai nobili del 1700. I non-morti che ci vengono presentanti sono dei belli e dannati, hanno una forza sovraumana e i loro occhi cambiano a seconda della loro “dieta”. Infatti, la famiglia Cullen si nutre solo esclusivamente di sangue animale e i loro occhi appaiono ambrati, mentre altri clan o vampiri solitari che assumono sangue umano hanno una colorazione degli occhi rossa. Ciò ha destato numerosi interrogativi tra i lettori, soprattutto per quanto riguarda la scelta singolare dell’autrice di alludere nel romanzo a coesione ed evoluzione dei clan. Infatti, i Cullen sopravvivono proprio perché non sono competitivi tra di loro (soprattutto per l’assunzione di sangue animale), armonia impossibile tra chi assume sangue umano.

In particolare, dobbiamo considerare che i vampiri di questa saga non muoiono con l’acqua santa, quindi anche qui vi è un allontanamento dalla dannazione eterna e dal ruolo di Dio. Ma i vampiri della saga Twilight funzionano perché secondo molti studiosi vi è una propria evoluzione della specie vampiresca. Lo stesso Edward spiegherà a Bella che, come per gli animali vi è la legge della preda e del predatore, anche tra gli uomini vi è la necessità di un “compromesso”.

Negli ultimi anni la serie è stata odiata da lettori e non, alimentando non solo i suoi haters ma anche la sua notorietà. Infatti, Twilight rimane in vita specialmente per una notorietà alimentata dall’ambiguità del suo contenuto e dalla curiosità adolescenziale dei e delle teenager. I romanzi fantasy-romance, così come i film, sono una forma di evasione dal mondo che ci circonda e l’autrice invece di rendere il vampiro una creatura temibile ha creato un vampiro affascinante e travolgente, rifacendosi agli ideali più moderni. 

Un vampiro che ritorna alle origini gotiche

Attualmente sono molteplici le trasformazioni che ha subito figura vampiresca. Negli anni si sono visti vampiri legati alla tradizione di Bram Stoker o rivoluzionati nel concetto di bellezza e dannazione. Altro titolo che vorrei proporre è Velhot – Il Maestro delle Ombre un fantasy dalle sfumature romance made in Italy, che ha stuzzicato la mia curiosità per l’elemento sovrannaturale.

Velhot – Il maestro delle Ombre di Chiara Bastianelli ci introduce a uno scenario tipico dei romanzi gotici. Un piccolo paesino, una giovane ragazza anticonvenzionale e l’arrivo di uno straniero. Le cose incominciano a complicarsi quando si presentano le prime uccisioni e sparizioni. Nessuno però dubita dello straniero, anzi, avvengono delle lotte intestine per poter scoprire chi è il vero artefice degli omicidi. Lo straniero, Sariel, non è il tipico bello e dannato ma di lui ci colpiscono i modi magnetici e manipolatori.

Sariel sa giocare bene le sue carte, sa nascondere agli occhi degli altri la sua natura, tranne a Clara. Non dobbiamo dimenticare però la psicologia complessa del non-morto: la penna di Bastianelli ci presenta una metafora dietro il personaggio maschile, ovvero la crudeltà di un amante tossico. Non esistono eroi in questo romanzo, la creatura della notte non è fulcro di bellezza o amore, ma ritorna sui passi di Stoker, dove la paura domina l’essere umano attraverso un’inquietante seduzione. Il vampiro ha dei poteri che rimandano alla tradizione vampiresca: pelle candida e fredda, mutazione in pipistrello e la sua sete di sangue indomabile.

Il morbo del vampirismo è stato sempre visto come l’avvento di disgrazie e epidemie, ed è proprio questo che la Bastianelli vuole proporci. Le grandi idee rivoluzionarie di Sariel infettano le persone, le manipolano e le trasformano in progenie per il suo progetto di dominazione. Creatura leggendaria e divina, con una vasta conoscenza del mondo degli umani, ne dispensa i saperi con chi merita. Sariel non è un uomo, non si ama per quello che è ma è necessario porre il suo atteggiamento sotto l’ottica di un vero villain. È proprio lui il pericolo per il mondo che lo circonda, per chi ama. Poiché il vampiro prova sentimenti di devozione solo con chi lo merita realmente. La sua progenie infetta è alla ricerca di vittime da poter intossicare e condurre in un mondo dominato dall’adorazione della creatura della notte. Il sangue diviene così un motivo di rinascita

Il fascino vampiresco

Scegliere alcuni titoli per questo articolo è stato complesso e difficile, ma dobbiamo porci un quesito: quanto ci incuriosiscono le diverse sfumature vampiresche? Da lettrice credo che sia essenziale poter viaggiare in romanzi che, sotto mentite spoglie, denunciano la società o ci propongono una catena alimentare anche nel mondo degli uomini. Avvincente creatura notturna che domina i nostri incubi, il vampiro si aggira tra le pagine letterarie e pellicole cinematografiche nella speranza di poter sovrastare l’uomo. Il vampiro sembra quasi nato per mettere a tacere la superbia dell’essere umano, che per molti secoli si è creduto invincibile e che con il vampiro si è scoperto portatore dell’unica arma capace di distruggerlo: il proprio sangue, se stesso

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *