OPINIONISTA
Il tema del doppio: Stevenson incontra King

Il tema del doppio: Stevenson incontra King

L’uomo è sempre stato attirato dal mistero, affascinato dai suoi contorni fumosi e dalle sue forme inconsistenti. Così come la luna, anche l’uomo ha il suo lato oscuro, e a volte riesce a prendere il sopravvento.

La letteratura del doppio nasce dall’esigenza di superare i limiti dell’uomo, che siano relativi all’individuo o alla società, attraverso un alter-ego, spesso un agglomerato di sentimenti negativi e istinti repressi. La nuova identità prende forma e si fa strada nella realtà che lo aveva rifiutato in modo violento e animalesco, infrangendo non solo la legge ma anche le regole comportamentali che regolano il quieto vivere. Il doppio, la maggior parte delle volte, è destinato a soccombere. L’elemento di disturbo deve essere rimosso per far sì che l’equilibrio sociale venga ristabilito.

Il doppio nella psicanalisi

Freud parla del doppio come del “perturbante”:

“La parola tedesca unheimlich [perturbante] è evidentemente l’antitesi di heimlich [da Heim, casa}, heimirch [patrio, nativo], e quindi familiare, abituale, ed è ovvio dedurre che se qualcosa suscita spavento è proprio perché non è noto e familiare

Unheimlichè è quindi qualcosa che non è familiare, è l’in-solito, che coglie l’uomo alla sprovvista e perciò, dice Freud, “genera angoscia e terrore”: Il perturbante sarebbe propriamente sempre qualcosa in cui per così dire non ci si raccapezza.

Nello stesso periodo in cui Freud elaborava il concetto di Perturbante, Jung dava forma al concetto di Ombra, che può includere tutto ciò che è al di fuori della luce della coscienza, e può essere positiva o negativa; ma poiché si tende a rifiutare o rimanere ignoranti degli aspetti meno desiderabili della propria personalità, l’ombra è in gran parte negativa, istintiva e irrazionale. Nonostante tutto, però, si può tentare un incontro con l’ombra:

“[Se e quando] un individuo fa un tentativo di vedere la sua ombra, egli diventa consapevole (e spesso si vergogna di) quelle qualità e impulsi che nega in sé stesso ma può chiaramente vedere negli altri – cose come l’egoismo, la pigrizia mentale e la trascuratezza ; le fantasie, gli schemi e le trame irreali; la negligenza e la codardia; l’amore smodato per il denaro e per i beni.”

Lo scioglimento della persona e l’avvio del processo di individuazione porta con sé anche “il pericolo di cadere vittima dell’ombra… l’ombra nera che ognuno porta con sé, l’aspetto inferiore e quindi nascosto della personalità“, il risultato sarebbe una fusione totale con l’ombra.

Sul tema del doppio abbiamo riflettuto anche in un appuntamento di #SquiLibri, affrontandolo analizzando la sua radice più psichiatrica: per leggere l’articolo clicca qui

Il doppio nell'opera di Stevenson

Il testo chiave della letteratura del doppio racconta proprio la lotta continua di un uomo che tenta di non venir cancellato e inglobato dalla sua parte oscura, dal suo essere perturbante, dalla sua ombra. Lo strano caso del Dr. Jekyll e del signor Hyde racconta chiaramente i pericoli che si corrono nell’incontrare se stessi e allo stesso tempo il proprio doppio, e prendere coscienza del lato oscuro che non sapeva di avere.

La fascinazione per l’essere umano e i suoi impulsi è stata la causa scatenante della nascita di Hyde, gemello cattivo di Jekyll che riunisce nella sua figura tutti gli atteggiamenti depravati e repressi dell’individuo. Durante il corso del racconto, Hyde diventerà sempre più forte e difficile da mantenere sotto controllo, portando al momento finale in cui il dottore sarà costretto a suicidarsi per evitare che il mostro, creato da lui stesso, vaghi per il mondo compiendo atti sempre più degenerati.  Il doppio, libero da ogni inibizione, sfida i sistemi comportamentali della società, creando scompiglio e, nel caso di Hyde, atti violenti e volutamente offensiv

Stevenson maestro di King

Seguendo la strada tracciata da Stevenson, ad oltre un secolo di distanza, Stephen King esacerba le componenti violente di Hyde nel personaggio di George Stark, pseudonimo e doppio di Thad Beaumont, protagonista del suo capolavoro La metà oscura. Con elementi che strizzano l’occhio alla storia di Jekyll e Hyde, King crea una nuova ombra che, minacciosa, si allunga sempre di più, lasciando al suo passaggio una scia di sangue.

Quando Thad tenta di “uccidere” George rivelando la sua identità e annunciando di non voler più usare uno pseudonimo, le parole di Thad “prendono vita” e George diventa reale, mosso dalla sete di vendetta e dalla volontà di prendere il posto di Thad, uscendo dalla dimensione nella quale era relegato e reclamando con la forza il suo posto nel mondo. I due doppi, Hyde e George, condividono l’incapacità di scrivere di proprio pugno. Hyde, non possedendo una vera e propria identità socialmente accettata, deve far ricorso a Jekyll per risolvere i problemi creati dall’insolenza verso le regole della società.

“Mi capitò un incidente di cui farò appena cenno, in quanto non ebbe conseguenze. Un atto di crudeltà verso una bimba suscitò contro di me la collera di un passante, che l’altro giorno riconobbi nella persona di quel vostro parente; a lui si unirono un medico e la famiglia della piccola; a un certo punto ho temuto per la mia vita; e infine, per placare il loro più che giusto risentimento, Edward Hyde si vide costretto a portarli fin sulla porta del laboratorio e a versare loro un assegno a firma di Henry Jekyll.”

Similmente, George si rende conto di non poter mettere nero su bianco solo il suo nome, due parole svuotate ormai da ogni significato e importanza.

“In un box di scrittura chiuso su tre lati, pigiando i tasti con le dita tremanti, aveva riscritto solo il suo nome, questa volta in lettere maiuscole: GEORGE STARK, GEORGE STARK, GEORGE STARK. Finiscila! aveva urlato a se stesso. Scrivi qualcos ‘altro, qualsiasi cosa, ma finiscila! E ci aveva provato. Si era chinato sulla tastiera, sudando abbondante-mente, e aveva scritto: la volpe fulva e veloce scavalcò il cane pigro. Solo che quando rilesse si accorse di aver scritto invece: il georgestark starkgeorge e starkoce giorgiò il george stark.”

Entrambi sono bloccati a metà tra due dimensioni, ombre che vedono la luce ma non riescono a camminare in essa, parassiti che si cibano della forza vitale della loro controparte nella feroce speranza di prenderne il posto e poter appartenere finalmente alla realtà, restando però in continua lotta con la società.

Come Rank dice: il sosia era in origine un’assicurazione contro la scomparsa dell’Io, una “energica smentita del potere della morte”, ma l’esistenza stessa del doppio all’infuori della propria dimensione è estremamente instabile, come un grande buco nero che trascina tutto al suo interno, decretandone la scomparsa. Il doppio non è la smentita della morte quanto forse, al contrario, la personificazione della stessa.

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