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Road to Oscar: The Holdovers, la recensione

Road to Oscar: The Holdovers, la recensione

The Holdovers- Lezioni di vita è l’ultimo film di Alexander Payne, che ritorna alla regia dopo una lunga pausa (Downsizing- Vivere alla grande è del 2017). Arrivato nelle sale italiane il 18 gennaio grazie alla distribuzione di Universal Pictures, The Holdovers si è già aggiudicato diversi premi, soprattutto per le interpretazioni dei suoi personaggi, ed è candidato agli Oscar in cinque categorie, tra cui miglior film e miglior attore protagonista. Da’Vine Joy Randolph vince la statuetta come miglior attrice non protagonista, mentre le altre quattro categorie sono rimaste senza statuette. Ma capiamo insieme se The Holdovers valeva davvero queste cinque candidature!

Collegi esclusivi e classismo

Vacanze di Natale, 1970. Al Barton College, esclusiva scuola preparatoria del New England, si respira aria di festa. I giovani rampolli dell’alta borghesia, gli esponenti della futura classe dirigente, sono pronti ad abbandonare libri e quaderni per due settimane di meritato riposo, lontano dai pretenziosi corridoi della scuola. Non tutti però sono toccati dal clima festivo, come per esempio l’impopolare – sia tra gli studenti che tra il corpo docente – professore di civiltà antica Paul Hunham (uno straordinario Paul Giamatti) che non lesina brutti voti nell’esame finale del suo corso, e senza indugio programma un compito di recupero subito dopo il rientro dalle vacanze. A causa di uno screzio con il figlio di un influente politico, è costretto a controllare gli alunni che rimarranno per le vacanze invernali. Nemmeno Angus Tully (Dominic Sessa alla sua prima ma brillante interpretazione) è investito dallo spirito natalizio: la madre l’ha abbandonato a scuola per passare la luna di miele con il nuovo marito.

Pochi giorni dopo l’inizio delle vacanze però i ragazzi, ad eccezione di Angus che non è riuscito a contattare la madre, vengono portati via da uno dei genitori, e così nella vuote e fredde aule rimangono solo il professor Hunham, Angus e la cuoca Mary Lamb (Da’Vine Joy Randolph, premiata con un Spirit Award e un Oscar come migliore attrice non protagonista), che ha perso recentemente il figlio in Vietnam.

Emarginazione e solitudine: i temi cardine di The Holdovers

Gli “holdovers” del titolo sono gli avanzi. Avanzi come i ragazzi lasciati a scuola nel periodo delle vacanze natalizie, durante le quali le famiglie si riuniscono per stare insieme. Dimenticati dalle famiglie. Ma i veri avanzi non sono i giovani ricchi annoiati: sono Paul, Mary e Angus, ognuno rinchiuso in un personale solitudine. Paul è un professore odiato sia dagli studenti, per il suo atteggiamento rigido, che dal resto degli altri insegnanti, soprattutto dal preside. Immune al favoritismo riservato agli studenti di una scuola elitaria, vive solo, lasciando raramente il campus ed evitando il contatto con gli altri, anche a causa del proprio strabismo e della trimetilaminuria, una rara malattia che causa uno sgradevole odore corporeo.

Angus è un studente capace, ma caustico e con problemi di disciplina: già espulso da tre scuole, il Barton college è l’ultima speranza prima dell’accademia militare. Abbandonato dalla madre, ansiosa di rifarsi una vita, vive nel ricordo del padre, rinchiuso in una struttura psichiatrica, temendo allo stesso tempo però di poter essere vittima della stessa malattia mentale che affligge il genitore. Mary è cuoca alla  mensa della scuola: gli sforzi di una vita non sono bastati per evitare al figlio una fine tragica. Diplomato al Barton, ma non avendo i fondi necessari per continuare gli studi, è stato arruolato in Vietnam, dove è morto poco prima della pausa natalizia. Costretti dalle circostanze, Paul, Mary e Angus passano un periodo insieme, conoscendosi e venendo a patti con le loro differenze, e senza saperlo formano un gruppo familiare atipico, unito non dai legami di sangue ma piuttosto dalle comuni difficoltà e mancanze. Si va quansi a creare, in The Holdovers, l’amato trope della found family.

The Holdovers e la rappresentazione di mentori improbabili

Dimenticatevi il professor Keating de L’attimo fuggente: il professor Hunham non si alzerà in piedi sulla cattedra per declamare qualche poesia di Walt Whitman per ispirare atti di ribellione negli studenti, ma più facilmente citerà Cicerone o riporterà qualche massima di altri autori antichi, magari sorseggiando un goccio di scotch d’annata, possibilmente rubato al preside, aiutando così Angus a trovare la propria strada. I due in realtà si copriranno le spalle a vicenda in più occasioni: Paul aiuterà Angus in pronto soccorso dopo un incidente in palestra, mentre il ragazzo lo coprirà fingendosi il nipote durante un incontro con un ex compagno di università, incrociato per caso durante una finta gita a Boston.

Questi eventi li avvicineranno, e li porteranno ad aprirsi l’uno con l’altro: Angus rivelerà il vero motivo della visita a Boston, per incontrare il padre non morto ma malato, mentre Paul svelerà il motivo del suo odio per il nepotismo dilagante nelle scuole elitarie: mentre stava studiando ad Harvard fu espulso ingiustamente con l’accusa di aver copiato il lavoro del proprio compagno di stanza, proveniente da una famiglia influente e facoltosa. Senza laurea, era tornato a insegnare nella scuola dove aveva studiato, il Barton College, dove era rimasto per tutta la sua vita da adulto. Sono un padre e un figlio putativo, che cercano di superare al meglio delle loro possibilità le difficoltà che la vita propone, anche andando contro il motto “Gli uomini del Barton non mentono”.

The Holdovers e la nostalgia del passato

The Holdovers  è il primo film in costume per Alexander Payne. L’atmosfera degli anni ‘70 è costruita ad arte non solo grazie ai costumi o alla colonna sonora che ripropone i classici dell’epoca (Cat Stevens in primis), ma soprattutto grazie ad un uso sapiente di certi colori, caldi e morbidi, quasi come se ci fosse un filtro retrò sulla macchina da presa. Anche i tagli delle inquadrature e i titoli di testa aiutano a creare quello stile New Hollywood e a donare quell’aria nostalgica. Le crepe di quel mondo dorato, fermo nella propria stabilità, si mostrano negli accenni al conflitto in Vietnam, mostrandoci la divisa ben ripiegata del figlio di Mary, e nel rapporto conflittuale tra genitori e figli che serpeggia tra gli studenti del college, soprattutto attraverso Angus e la sua ribellione contro la madre. The Holdovers- Lezioni di vita riesce con il suo trio di personaggi a creare una relazione con noi spettatori, in un coming of age che ci trascina nelle polverose aule di un college destinato a pochi ma che parla a molti.

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