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Tell Me Lies di Carola Lovering: top o flop?

Tell Me Lies di Carola Lovering: top o flop?

Uscito il 2 maggio per Magazzini Salani, che ringrazio per la copia, Tell Me Lies. Dimmi bugie di Carola Lovering è un romanzo che porta con sé già un grande successo, tanto che è stato nominato da Vogue, Us Weekly, Cosmopolitan e PopSugar come Best Book of Summer 2018. Tell Me Lies ha anche ispirato la serie TV omonima di Emma Roberts disponibile su Disney+. La serie è stata bocciata su più fronti, dagli schemi narrativi che vengono ormai proposti in tutte le salse alla superficialità con cui il tema cardine della storia, ovvero l’amore tossico, viene trattato. Ma vediamo se, invece, il romanzo di Lovering ha saputo centrare l’obiettivo che la serie TV sembra aver totalmente mancato.

La bugia più vecchia del mondo: “Cambierò”

“«Lucy in the Sky with Diamonds». Stephen allargò un braccio come a indicare tutto il panorama intorno a noi. «Proprio come te». Fui invasa da un paralizzante senso di pura beatitudine. Il tempo si era fermato. Ne era valsa la pena soffrire così tanto. Per avere questo, ne era valsa la pena.”

Dopo la Cosa Imperdonabile, la vita di Lucy Albright è stata tutt’altro che rose e fiori.  L’occasione per fuggire da una casa che le sta stretta e dalla vita da perfetti borghesi che conducono i suoi genitori arriva con il college. Inizialmente determinata a percorrere la carriera giornalistica, Lucy si lascerà presto andare alla sensazione di sfrenata libertà che le feste al college di Baird offrono ai suoi studenti. Dopo la birra e la coca, Stephen DeMarco diventa la droga preferita di Lucy (semicit.), quella a cui non sembra riuscire a rinunciare.

Lucy sa che di Stephen non ci si può fidare, mentre Stephen sa benissimo che Lucy non lo lascerà mai. La loro relazione rivela fin da subito un potenziale distruttivo e finirà in un vortice impietoso di bugie, tradimenti, dolore e seduzione. Lucy è talmente accecata dai sentimenti che prova per lui, che non si accorge che Stephen le scivola via come sabbia tra le dita. Mentre non sembra preoccuparsi di nascondere il suo essere un traditore seriale, Stephen ha ben altro da tenere nascosto. Dopo anni di tira e molla e un addio che sembrava definitivo, l’occasione per la resa dei conti sarà il matrimonio di Bree ed Evan, loro amici in comune del college. 

“C’era una parte di me, testarda, schietta in modo irritante, che sapeva che desiderare Stephen era un errore. Se le zone grigie non fossero esistite, se avessi voluto essere veramente sincera con me stessa, se tutto nel mondo fosse stato suddiviso in bianco e nero, in buoni e cattivi, Stephen sarebbe ricaduto nella categoria dei cattivi. [..] Ma c’è una differenza tra qualcuno che ti piace e qualcuno che ami, e il potere di quella distinzione è abbastanza grande da cambiarti la vita.”

Tell me lies e la sua narrazione dell'amore tossico

“Sapevo che Stephen mi giudicava una ragazza facile, un’illusa; non è che non capissi certe cose. […] Non capivo se avevo una dipendenza dal dolore, o se l’amore fosse in sé un dolore che era necessario attraversare per accedere finalmente a qualcosa di più grande, a un risultato finale impossibile da cogliere a priori in cui si riponeva una fede cieca.”

A dispetto di quanto la copertina di questo libro, che sembra figlia di un romanzo di Dolly Alderton e di un qualsiasi romance spicy, possa dire, Tell Me Lies è tutto tranne che un romanzo superficialeL’ossessione, la manipolazione psicologica, l’amore totalizzante, i disturbi alimentari, la sindrome da stress post- traumatico: questi temi il romanzo li sviscera tutti, qualcuno meglio di altri. È importante sottolineare che non c’è alcuno sforzo da parte dell’autrice, e direi menomale, di romanticizzare la relazione tra Lucy e Stephen. Il lettore sa, fin da subito, che è una relazione sbagliata. Non ci sono giustificazioni, non ci sono attenuanti, ci sono solo due persone con un passato doloroso alle spalle che, purtroppo, si sono incontrate a un party universitario.

La storia è raccontata attraverso i punti di vista alternati di Lucy e Stephen e anche la storyline si alterna, passando dai fatti accaduti nel 2010 a quello che succede invece nel presente del 2017. L’alternarsi dei pov comporta alcune ripetizioni che, nonostante il rischio di cadere nel “brodo allungato”, ritengo siano state invece funzionali alla caratterizzazione di entrambi i personaggi. Lucy è incapace di superare la Cosa Imperdonabile, episodio che riguarda sua madre e che ha lasciato, prima nella Lucy adolescente e poi nella Lucy adulta, profondi traumi psicologici, che si sono radicati anche a causa del suo rifiuto di parlare dell’accaduto, che tace anche allo psicologo. 

Lucy è una persona emotivamente fragile, è affetta da disturbi alimentari e ciò la rende una vittima perfetta per Stephen, sociopatico, manipolatore, traditore seriale. Lucy viene da una famiglia benestante di Long Island, dove tutto, anche i rapporti tra coniugi e tra genitori e figli, devono essere tirati a lucido insieme all’argenteria. Tutto è perfetto, almeno fino alla Cosa Imperdonabile, almeno finché Lucy cancella dal suo vocabolario la parola “mamma” e la sostituisce con “CJ”. Stephen nasce in seno a una famiglia problematica, con una madre affetta da disturbi psichici e un padre che, quando si decide a chiedere il divorzio, non si rende conto che per la salute mentale dei figli il danno è già stato fatto. Stephen cresce incapace di creare relazioni durature, ma perfettamente consapevole di quanto riesce a ottenere manipolando le persone con cui, di volta in volta, si relaziona.

“[…] Fu così che compresi di essere diverso. Non volevo ferire le persone, ma avrei potuto, e quando succedeva ci trovavo un che di catartico e liberatorio, soprattutto perché il danno inflitto era quasi sempre rimediabile.”

Con i capitoli raccontati dal pov di Stephen, Lovering si assicura che tu, lettore o lettrice, abbia un quadro ben preciso della sua personalità. Stephen è una persona fredda, calcolatrice, lucida nella manipolazione del suo rapporto con Lucy, ma anche con Diana, la sua fidanzata storica. Se vogliamo, quella che l’autrice dipinge, è la personalità del perfetto serial killer. Di seriale, in questo caso, sono invece i tradimentiE anche quando è lui stesso ad ammettere a Lucy questi tradimenti, riesce a far sì che quella in difetto sia lei. Lucy sa che di lui non ci si può fidare, ma è anche perfettamente convinta che, alla fine dei giochi, il dolore che si auto-infligge ne sarà valsa la candela. I mesi in cui lui sparisce, i giorni in cui la tradisce, tutto ciò è sopportabile se avrà le attenzioni di Stephen di nuovo su di sé, per quanto possa essere effimero il tempo che trascorreranno insieme.

Tell me lies promosso, con riserva

“Manipolazione non dovrebbe essere considerata una brutta parola. Manipolare non equivale ad avere una mentalità cinica, è un approccio produttivo mirato a sfruttare al meglio le opportunità.”

Carola Lovering ha reso perfettamente, secondo me, la tossicità della relazione tra i due personaggi, che continua, per un periodo, anche dopo il college e il ritorno di Lucy a New York. La rende così bene che volte sentivo la tentazione di girare lo sguardo e fare altro per superare la sensazione di angoscia, il magone che la presenza di Stephen ti lascia. Ciò che non ha reso, anzi omette completamente, ed è il motivo per cui promuovo il romanzo con riserva, è il percorso di guarigione di Lucy. Perché è vero che la resa dei conti si ha solo al matrimonio di Evan e Bree, e fino alla fine non è chiaro di che natura sarà, però c’è effettivamente un lasso di tempo in cui Lucy riesce a prendere in mano le redini della sua vita. C’è una risoluzione in merito ai suoi disturbi alimentari e c’è un superamento di alcuni traumi, ma il lettore non sa come ci si arriva. Per quanto riguarda questo aspetto, la storia è totalmente monca.

Il tema dell’amore tossico, dell’ossessione e dello stress psicologico a cui una relazione nociva può sottoporre l’ho trovato ben raccontato, senza filtri e privo di qualsiasi romanticizzazione (e menomale!). Quindi, nonostante non abbia visto la serie omonima, a conti fatti mi sento di promuovere invece il romanzo di Carola Lovering, che trovo un esperimento di scrittura abbastanza riuscito, seppur con qualche “buco di trama”.

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