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Il Depositario dell’Eco: recensione di uno steampunk italiano

Il Depositario dell’Eco: recensione di uno steampunk italiano

Chi di noi non ha mai sognato di salpare a bordo di un’aeronave ed esplorare città esotiche alla ricerca di misteriosi artefatti? Chi non ha mai desiderato avventurarsi alla scoperta dei segreti di civiltà perdute? Se poi il tutto è ambientato in un’era futura in cui elementi del passato si fondono con tecnologie fantascientifiche e la storia viene trainata da personaggi di innegabile simpatia e carisma, l’avventura diventa un vero e proprio viaggio straordinarioBadate bene, lettori e lettrici: non vi sto parlando di una fantasia irrealizzabile, è tutto vero! E l’unico modo per partire per l’impresa è leggere Il Depositario dell’Eco, l’ultima uscita di Lumien Edizioni ed esordio alla scrittura di Carlotta Martello.

Il Depositario dell'eco: un'avventura Steampunk da non perdere!

Questa novità della fantascienza tutta italiana ha fatto subito parlare di sé come un esordio ambizioso: un romanzo fantascientifico primo di una trilogia Steampunk e che prende ispirazione dal classico romanzo d’avventura di Stevenson e Verne. Oggi posso affermare con certezza che l’entusiasmo è tutto meritato e che Il Depositario dell’Eco è uno di quei romanzi da tenere in considerazione per i vostri acquisti al Salone del Libro di Torino! In questa recensione senza spoiler vi parlo di tutti gli elementi che rendono questo romanzo un esordio vincente, pur senza tralasciare qualche critica.

La trama: una missione pericolosa alla scoperta di un segreto

La storia di Il Depositario dell’Eco si svolge in un futuro lontano e inizia a Nova Londra dove Kyle Blackburn, giovane ladro del Collettivo, si prepara a mettere a punto il colpo che cambierà la sua vita per sempre. Il colpo ha successo ma durante la fuga Kyle, spinto da un’irrefrenabile voglia di riscatto, sottrae anche un gioiello molto speciale: l’anello della nobile francese Astrid St.Clair. Ma il gioiello nasconde tanti segreti e indossandolo Kyle attiva un meccanismo che gli inietta una misteriosa sostanza nel corpo. Il ragazzo capisce che i sussurri nella sua testa e le frequenti visioni sono sintomi di un veleno che lo sta lentamente corrodendo e solo Astrid St.Clair può aiutarlo a trovare un antidoto e a far luce sulla storia di un monile che appartiene alla sua famiglia da generazioni.

Ha così inizio il viaggio di Kyle che, in compagnia di Astrid e della sua fidata guardia del corpo Alistair, esplorerà il mondo alla ricerca di un antidoto e degli artefatti di una civiltà perduta che, stranamente, sembra avere molto a che fare con le visioni e le voci nella sua testa. Ma la missione sarà tutt’altro che semplice: una cospirazione è in atto nella République e sembra che qualcun altro sia alla ricerca degli artefatti. I tre protagonisti dovranno combattere con tutte le loro forze per risolvere il mistero dell’anello e Kyle dovrà imparare a compiere scelte difficili pur di restare vivo.

Gli ingredienti di Il Depositario dell'Eco: Steampunk, avventura e tante vibes

Da lettrice amante dei romanzi d’avventura mi sono buttata a capofitto nell’esordio di Carlotta Martello, ed è bastato un attimo per venirne rapita. Il romanzo è immersivo sin dalla prima pagina, sono entrata immediatamente nel flusso della storia lasciandomi trascinare dalle atmosfere misteriose descritte magistralmente dalla sua autrice. Sin dai primi capitoli si percepisce l’evidente ispirazione che ha preso Carlotta Martello da prodotti della cultura pop come Il Pianeta del Tesoro e Atlantis. Ma le ispirazioni non si fermano ai film, arrivando anche dal mondo dei videogiochi e la loro influenza si percepisce chiaramente se guardiamo attentamente alla struttura del romanzo, costituita per l’appunto da un viaggio a tappe che i protagonisti dovranno affrontare per ottenere dei artefatti fondamentali per la riuscita della loro missione.

Il Depositario dell’Eco è quindi non solo un romanzo cinematografico per il modo di raccontare le vicende ma anche estremamente videoludico e questa è un’ulteriore caratteristica che contribuisce a renderlo innovativo. Le solide fondamenta su cui poggia la sua storia comunque sono pur sempre quelle del romanzo d’avventura, i cui importanti esponenti classici sono Jules Verne, Robert Louis Stevenson, Mark Twain e il nostrano Emilio Salgari. L’autrice dimostra di avere ben chiaro il processo che porta alla creazione di un romanzo d’avventura efficace: questo non è tale senza un protagonista capace di trainare la storia e in questo caso partiamo subito nel vivo conoscendo Kyle Blackburn, vivace e simpatico, un ragazzo normale con cui è facile empatizzare ma anche un giovane che colpisce per il suo ingegno. Oltre al protagonista non bisogna sottovalutare l’importanza del worldbuilding che fortunatamente è uno degli elementi più curati del romanzo; in ultimo un ottimo romanzo d’avventura ha bisogno di una trama dinamica in cui i colpi di scena sono sempre dietro l’angolo, e anche in questo caso Il Depositario dell’Eco non mancherà di stupirci!

Il Worldbuilding di Il Depositario dell'Eco: edifici costruiti sulle macerie della civiltà

l mondo del Il Depositario dell’Eco è uno dei punti di forza di questo esordio, Carlotta Martello descrive le città con maestria e attenzione non lasciandosi scappare neanche il più piccolo dettaglio sull’architettura, la storia e la struttura che le caratterizzano. La formazione storica da cui proviene l’autrice si sente tutta e ha contribuito alla formazione di un mondo ben definito che chi legge avrà la sensazione di toccare con mano. Ci troviamo 600 anni dopo la caduta della civiltà umana (che in questo romanzo vengono chiamati i Primi), in un futuro molto lontano dove le città sono quasi completamente trasformate così come i sistemi di governo. La prima città che ci viene presentata è Nova Londra: costruita sulle macerie della vecchia Londra che conosciamo, questa nuova città sorge su nove Livelli impilati su sé stessi, essendosi sviluppata in altezza.

La composizione della città in Livelli esprime lo spirito di prevaricazione sociale delle classi più ricche sulle classi più povere che domina a Nova Londra. Oltre al dominio degli aristocratici sulla gente comune, la città è dominata anche dal progresso sfrenato; infatti qualsiasi cosa considerata vecchia e superflua viene distrutta per far spazio all’innovazione e questa visione delle cose sarà di grande ispirazione per Kyle e le sue doti da inventore.

Al contrario di Nova Londra, dove le differenze sociali sono evidenti e anzi incoraggiate dalla nobiltà, Parigi, capitale della République, è una città sviluppata in orizzontale divisa in tredici cerchi concentrici governati ciascuno da un Conte o una Contessa appartenente al consiglio dei Tredici, che governa la città in una vera e propria oligarchia; è inoltre circondata da un enorme scudo elettromagnetico che la protegge da attacchi a sorpresa del vicino regno nemico. A Parigi si predica l’uguaglianza e vi è particolare attenzione per i resti della civiltà dei Primi che vengono integrati organicamente nella struttura della città. Purtroppo non è tutto oro quel che luccica e anche nella République non mancano i problemi. Il governo dei pochi conferisce una minima stabilità alla città, ma basta poco perché il meccanismo s’inceppi.

La terza tappa del viaggio dei protagonisti di Il Depositario dell’Eco è Bashir, capitale dell’Impero delle Sabbie costruita sulle rovine di Marrakech. Una città divisa anche questa in modo netto tra la città nuova, florida e piena di vita, e la Madinat, la parte più antica e degradata. La descrizione di Bashir è quella che, ahimè, risulta più debole tra le città raccontate dalla penna dell’autrice. Leggendola si ha la sensazione di trovarsi in una città mediorientale alla “Mille e Una Notte” in cui si sente la mancanza di un forte elemento Steampunk che la caratterizzi. Bashir avrebbe potuto avere più spazio nella sua interezza mostrando con orgoglio anche la sua parte più florida: ciò avrebbe reso ancora più evidente il distacco tra le due metà della capitale e ne avrebbe risaltato le luci e le ombre, come fatto con le altre città mostrate nel romanzo. Se a livello di creazione la città non mi ha convinta appieno, devo tuttavia ammettere che la sottotrama che si svolge tra i suoi vicoli è degna di un ottimo romanzo d’avventura.

Infine una delle città più intriganti mostrate nel romanzo è l’ultima tappa del nostro viaggio: Atene, una città-stato che ricorda la fiorente culla della civiltà dell’antica Grecia. A differenza delle altre città il suo sistema di governo poggia su una base esclusivamente matriarcale, è infatti dominata da una regina e difesa da un esercito di donne guerriere chiamate Nāga. Anche in questo caso l’elemento Steampunk è molto blando ma ciò è giustificato dalla filosofia di vita che domina ad Atene: una politica di chiusura al mondo esterno che ben si adatta ad una popolazione così somigliante alle civiltà dell’antica Grecia. Atene è la realtà cittadina che più si discosta dalla visione occidentale che hanno i nostri protagonisti, ciò è reso evidente dalle descrizioni minuziose che ancora una volta sono riuscite a trasportarmi in un luogo immaginario eppure così reale. Sento di dover fare un plauso all’autrice per aver delineato questa civiltà in maniera così dettagliata in quella che è, a mio avviso, una delle scene più emozionanti del romanzo.

I personaggi di Il Depositario dell'Eco: un protagonista fuori dal comune

Leggendo le sue avventure sarà impossibile non affezionarsi fin da subito al protagonista del romanzo. Kyle Blackburn è un protagonista dickensiano – coglieremo da subito le affinità che ha con Pip di Grandi Speranze unito a qualche accenno di Oliver Twist – con cui è facilissimo entrare in empatia. Questa aumenterà in maniera esponenziale quando verremo a conoscenza del suo background e del motivo per cui si è ritrovato a vivere nel degradato Primo Livello. Durante la lettura de Il Depositario dell’Eco saremo guidati dal punto di vista di Kyle: il ragazzo ci offrirà la sua prospettiva prima su Nova Londra e successivamente sulle altre città della storia; tale visione è ovviamente fortemente influenzata dalle sue origini. 

Capiamo subito che Kyle è ben cosciente delle condizioni di grande miseria in cui versano gli abitanti del Primo Livello, per questo osserva con durezza le realtà più agiate dei livelli superiori e non manca occasione per criticarne l’ipocrisia. Oltre alla passione che lo anima per le questioni di classe, Kyle è un protagonista molto sensibile ed empatico, caratteristiche che non sono molto comuni nei protagonisti maschili e questo lo rende un ottimo esempio di mascolinità positiva. Nonostante non manchi di dimostrare coraggio e consapevolezza, Kyle non è certo un eroe “canonico”: in fondo è un ragazzo come tutti gli altri che si porta dietro insicurezze e paure tipiche dell’età e sono queste caratteristiche in particolare a conferirgli tridimensionalità. Il viaggio di Kyle lo farà maturare notevolmente, il giovane neo-londinese si troverà davanti a misteri più grandi di lui e troverà in sé la forza di attuare scelte molto difficili pur di restare vivo e portare a termine la missione.

Uno sgangherato trio di personalità riconoscibili

Co-protagonisti di questa storia misteriosa sono la nobile Astrid St.Clair e la sua fidata guardia del corpo Alistair Clerc, che insieme a Kyle si imbarcheranno in questo viaggio in giro per il mondo. I due sono indissolubilmente legati da un rapporto d’amicizia profondo oltre che da quello professionale. Alistair protegge Astrid da quand’era piccola e dopo tanti anni di servizio ha cominciato a sviluppare un amore paterno nei suoi confronti. Anche Alistair, proprio come Kyle, è un ottimo esempio di mascolinità positiva perché dietro l’apparenza da soldato inflessibile e pericoloso si cela un animo gentile e comprensivo, una saggia guida che più di una volta sarà d’aiuto a Kyle nel momento del bisogno. Alistair è quel personaggio che non puoi fare a meno di amare, quella figura paterna ideale che trasmette protezione e conforto, forza e gentilezza insieme, il personaggio che per forza di cose – data l’età e l’esperienza – ha raggiunto l’equilibrio caratteriale e aiuta i giovani a trovare il loro.

Era egoista, lo sapeva: come si poteva affidare a una ragazzina così giovane un tale fardello? Ma non aveva scelta. La sete di conoscenza era una tortura senza via di scampo, e sua nipote l’avrebbe scoperto, prima o poi.

Astrid l’ho lasciata volutamente per ultima perché è, senza alcun dubbio, la più complessa del trio e merita particolare attenzione. Martello ha creato una co-protagonista dall’apparenza altezzosa e snob ma che, dietro una corazza fatta di sguardi di traverso e bronci appena accennati, nasconde una tenue malinconia dovuta alla sua posizione sociale costantemente minacciata e al suo passato tormentato. Astrid è una ragazza forte, decisa e consapevole di sé stessa, ciò viene ben espresso dal suo linguaggio del corpo fatto di movimenti serrati e decisi che non lasciano trasparire alcuna traccia di turbamento e dal suo sguardo di ghiaccio che tende sempre verso l’alto. La giovane non è solo una ricca nobile che vive di rendita ma una vera e propria donna d’affari che gestisce insieme al padre i suoi commerci con il resto del mondo. 

Astrid è abituata a gestire gli affari di suo padre e la sua capacità di leadership si nota da come prende fin da subito le redini della missione ma, a parte i suoi tratti più spigolosi, non è solita mostrare senza filtri le proprie emozioni; è inoltre una giovane donna molto consapevole di sé stessa, non solo delle sue capacità ma anche della sua avvenenza, e non mancherà di usare a suo vantaggio questa consapevolezza: un vero esempio di empowerment femminile! Tuttavia anche lei, come Kyle, è una ragazza normale, con le sue paure e le sue fragilità nascoste e in questo è racchiuso tutto il suo enorme fascino.

L'energia di Il Depositario dell'Eco: un esordio sensazionale

Se dovessi associare una parola a questo romanzo sarebbe “energia”. Il Depositario dell’Eco è un romanzo energico che parte subito in quarta con la dinamicità di un fulmine: tutto in questa storia trasuda energia e leggerlo è stato come essere colpita da una scarica elettrica. Carlotta Martello è riuscita nella sua prima opera a cogliere l’essenza dello Steampunk, un genere poco esplorato ma che prende vita grazie ad autori e autrici dalle cui parole scaturiscono storie e riflessioni sul nostro rapporto col progresso, la civiltà umana e la brama di potere. A questo Martello aggiunge il tema del libero arbitrio e delle scelte, un tema sempre molto interessante da esplorare in romanzi come questo, ricchi di personaggi grigi in continua evoluzione le cui azioni hanno delle conseguenze concrete e spesso molto dolorose. Così si arriva alla fine di un viaggio rocambolesco, a volte troppo frenetico e al cardiopalma, ma ricco di spunti di riflessione e momenti iconici. Dopo questo primo volume le aspettative per il sequel sono oltre le stelle, ma confido nella bravura dell’autrice e nella casa editrice Lumien che ringrazio per la copia,  e aspetto con trepidazione il ritorno di Kyle Blackburn!

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