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Grande Meraviglia di Viola Ardone: la recensione

Grande Meraviglia di Viola Ardone: la recensione

 

Viola Ardone torna in libreria con Grande Meraviglia, edito Einaudi. Possiamo dare il bentornato ad una delle migliori penne della narrativa italiana, che ci ha fatto viaggiare indietro nel tempo e ci ha fatto piangere il cuore con le sue storie ricche di emozioni, tragedie e sensazioni. Prima è stato il turno di Il treno dei bambini, nel 2019; abbiamo poi conosciuto Olivia Denaro e la sua lotta contro il matrimonio riparatore. Oggi è il turno di Elba, la protagonista di Grande Meraviglia, che vive in un manicomio. Elba non soffre di nessuna malattia psichiatrica, ma vorrebbe unirsi a quella schiera di “folli” vissuti durante gli anni che seguono la legge BasagliaLa giovane autrice Viola Ardone ci trasporta di nuovo nell’Italia degli anni ’80, per raccontarci di una ragazza che affronta i cambiamenti della cultura e della società italiana. 

Grande Meraviglia e l'ambientazione del manicomio

Elba è nata e cresciuta al mezzomondo. La conosciamo nel 1982, quando ha quindici anni ed è rientrata nell’unica casa che abbia mai vissuto: il manicomio. La legge sta cambiando: vogliono chiudere il manicomio, ma lei non ha alcuna intenzione di andarsene. Elba non soffre di follie, è sana come un pesce e conosce la pazzia meglio di chiunque altro, anche meglio dei medici. Noi lettori e lettrici abbiamo l’opportunità di seguire la storia di Elba, che prosegue fino al 2019, ma a raccontarla non è lei, bensì proprio uno di quei medici, il suo “Dottorino”, il Fausto Meraviglia che negli anni è stato un padre migliore per Elba che per i suoi stessi figli. Ora Elba e il dottor Meraviglia non parlano più, si incontrano solo sulle pagine del romanzo Grande Meraviglia, mentre le loro linee temporali si intrecciano e rincorrono dentro e fuori il Fascione, quel manicomio che Elba non riesce a non vedere come casa sua.

La scrittura di Viola Ardone è... una "grande meraviglia"

Sono i racconti di Elba e Fausto a creare un lungo e sofferente abbraccio di bellissime emozioni. I due, dottore e paziente, ingannano il lettore, il quale finisce per credersi folle egli stesso: non sa fino a che punto può fidarsi dei loro racconti dentro il Fascione, nessuno dei due è un narratore davvero affidabile, si stenta a credere alle loro fantasie e realtà. Vivono in un mondo di follie, che alla resa dei conti risultano essere le cose più credibili e travolgenti. Anche fuori dal manicomio, la realtà è colorata di pazzie. Un padre che non fa il papà per i suoi figli, ma è la figura paterna per la figlia di qualcun altro; una bambina che non è malata, ma che vuole vivere tra i pazzi; un dottore che non riconosce i disturbi dei suoi pazienti e una madre triste, disperata, che è stata scambiata per matta solo per aver amato la persona sbagliata. 

Viola Ardone racconta di “piante con le radici in vista”, le sue matte ancora rinchiuse al manicomio dopo la legge che ne prevedeva la chiusura. Ma non racconta solo delle loro radici: amplifica il suo campo narrativo strappando dalla terra le radici di chiunque, folle o meno che sia. Tutti abbiamo delle radici, alcune sono più in profondità e altre spingono la terra sopra di loro pur di uscire allo scoperto. Le radici possono essere marce, avvelenate, ma anche forti e vigorose, nascoste dalla terra che copre la loro meravigliosa essenza. Come uscire allora allo scoperto? Elba non ne vuole sapere di andarsene, il suo Dottorino Meraviglia invece la vuole aiutare a scappare da quelle mura del mezzomondo. Si può davvero aiutare chi non vuole essere aiutato? Come convincersi di non poter fare altro, dopo aver fallito? 

Una travolgente discesa nella tana del bian coniglio

Il romanzo Grande Meraviglia è doloroso, sofferente e incantevole. Il gioco di parole mi obbliga a definirlo una meraviglia, una grande, grandiosa meraviglia. Viola Ardone mi ha fatto conoscere Elba e i suoi sogni di bambina che desidera la stessa follia appartenuta alla sua mamma, anch’essa un “impostore” nel contesto del manicomio. Conoscerla è stato come un tuffo nel fiume che prende il suo nome: ho un po’ sbattuto contro le sponde prima di imparare a nuotare libera tra le sue parole. Parole che si aggrovigliano tra fantasia e realtà, tra le descrizioni di menti ingarbugliate e le spiegazioni della vita al Fascione: ogni paziente ha il suo nome e la sua storia, tutte commoventi ed emozionanti; le giornate non sono mai uguali e continuano a sorprendere nella loro assurdità. Elba è una Alice nel suo personale Paese delle Meraviglie. E anche lei ha il suo Cappellaio Matto. Solo che si tratta del dottore, chi i matti dovrebbe curarli: il Dottore Fausto Meraviglia, che cura i pazzi trattandoli come persone sane. Che sia questa la cura giusta? 

Raccontare i folli nel modo giusto

Esiste un modo per raccontare i folli correttamente? Come si scrive un racconto che somigli ad una favola invece che ad una cartella clinica? Se esiste, quel modo lo conosce Viola Ardone, che con maestria ed eleganza trasporta in una corte dei Miracoli, in una “festa dei folli”, creando un’empatia più unica che rara, facendoci meravigliare e sorprendere dell’assurda bellezza della vita. Dentro e fuori alle mura del mezzomondo di Elba. Fausto Meraviglia è l’altra faccia di Elba: colui che dovrebbe rappresentare la sua parte razionale, chi le dimostra che non è destinata a vivere nel Fascione, che è destinata al mondo. Invece è proprio la parte più folle e creativa della giovane ragazza, e dello stesso romanzo, assecondando questo continuo ribaltamento che Ardone crea tra raziocinio e insania. E forse è proprio questo il punto di Grande Meraviglia: lasciarsi meravigliare dalle assurdità della quotidianità. Siamo tutti un po’ “da ricovero”, dopotutto, e una cura forse non si troverà mai, per noi disperati sognatori.

Qualcuno diceva che “tutti i migliori sono matti”, altri che “la stessa realtà è una follia”. Io mi accodo alle parole di Viola Ardone e dico che la follia è una grande meraviglia: chissà come sarebbe il mondo se tutti accogliessero dentro di sé la propria unica e sana dose di follia…

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