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Comandante, l’ultimo libro di Sandro Veronesi

Comandante, l’ultimo libro di Sandro Veronesi

Il Comandante Todaro e la capacità di rimanere umani

“Lo spettacolo della guerra […] è vedere in pochi secondi un manipolo di ragazzi che si tirano frustate con l’asciugamano diventare una macchina di morte”.

Comandante, scritto da Sandro Veronesi ed Edoardo De Angelisè un romanzo corale che racconta di chi è sopravvissuto e di chi si è sacrificato per un “bene superiore”, ma anche e soprattutto per il bene dei soldati sconosciuti diventati fratelli di disgrazie, legati dall’ardore per la patria e dall’angoscia della guerra. Bompiani lo ha presentato alle librerie italiane il 25 gennaio del 2023. 

La trama

“Si dicono tante cose di lui, che era a bordo del Malaspina quando ha affondato la British Fame, che è un mago, un fachiro, un ipnotizzatore, che non dorme mai”: questo sanno del loro Comandante gli uomini che all’alba del 28 settembre 1940 si imbarcano sul sommergibile Cappellini per andare alla guerra. Sanno anche che il Comandante potrebbe rimanere a terra, al riparo, perché un incidente lo ha condannato a vivere in un busto d’acciaio che gli toglie il fiato. E invece lui, Salvatore Todaro, è lì, pronto a guidarli al di là delle mine che rendono Gibilterra una trappola, a combattere per l’Italia nell’oceano aperto, e “quando lui è sicuro, ti senti sicuro”. […] Raccontando e restituendo al nostro legittimo orgoglio uno degli episodi meno conosciuti e più luminosi dell’ultima guerra, Edoardo De Angelis e Sandro Veronesi denunciano la barbarie di ogni conflitto e celebrano la grandezza dei valori dell’umanità quando ci sono donne e uomini pronti ad affermarli nonostante tutto.

Nuove armi ma uomini diversi

“Questa bestiaccia lunga 73 metri e larga 7 ha un motore termico da 3000 cavalli per la navigazione di superficie e due motori elettrici da 1300 cavalli l’uno per la navigazione subacquea. Ha due cannoni da 100 […] dodici siluri di dotazione […]. E la prua d’acciaio rinforzato per volere del nostro Comandante, “perché non si può mai sapere”, ha detto, ” può essere che la guerra moderna ci richieda un sforzo arcaico di speroramento”. “

Persino la forza più imponente della nuova guerra, le armi che – anno dopo anno – diventano sempre più mortali, hanno dietro di sé l’ombra di chi le ha precedute. Nuovi conflitti, nuove battaglie, nuove perdite, non cancellano mai il sangue versato e che ormai la terra ha assorbito. Anche se le armi migliorano, le guerre sono sempre le stesse: sono gli uomini che le combattono a cambiare. Saranno i loro corpi ad essere dimenticati mentre i loro fantasmi sopravvivranno nella memoria, alimentati dal dolore della perdita di chi è rimasto e aspetta il ritorno del soldato senza nome. E il tempo che prende e che dà ogni tanto lascia andare qualcuno, aggiungendo alla storia un nuovo nome, ormai ancorato alla guerra che l’ha rapito dalla sua casa, forgiato nel dolore, e perso in mezzo al mare o ad un campo lontano

La guerra per il Comandante Todaro

Sin dalle prime pagine Sandro Veronesi ed  Edoardo De Angelis riescono a tratteggiare con estrema precisione i contorni di un uomo la cui figura verrà esemplificata, con il susseguirsi delle pagine, dalla devozione alla sua patria ma soprattutto dalla sua profonda e inscalfibile umanità: Salvatore Todaro. Un uomo forte il cui dolore più grande non è la sofferenza del corpo ma dell’anima, che si dirama nell’impossibilità di dimostrare il suo valore che non sta nei gesti plateali ma nella lotta quotidiana e inarrestabile in ciò che ritiene giusto. 

“[…] gli ho detto che lui la vita alla patria l’aveva già data, era caduto con l’idrovolante. “Due volte?” gli ho chiesto, “Vuoi dargliela due volte?”.

Partire con il destino nel taschino

Sfidando le stesse acque che da secoli i marinai solcano come amiche e combattono come nemiche, Todaro salpa con il suo destino in tasca, ricalcando le orme dei grandi eroi greci di cui ancora oggi si cantano le gesta. Come un moderno Ulisse, Todaro lascia la sua terra, il suo amore, Rina, sapendo in cuor suo che ritoccare quelle coste e stringere di nuovo quella donna è soltanto una possibilità remota.

“Siamo in guerra, Rina. E tu sai bene quanto io rispetti la guerra. Sai quanto mio essere sia plasmato per combattere e sai quanto alla guerra io sia disposto a sacrificare. Lo sai perché il mio sacrificio alla guerra sei tu stessa: il nostro amore, la nostra famiglia. Siamo in guerra, sì, e io lo so benissimo: però non siamo solo in guerra. Siamo in mare. E siamo uomini. E anche il mare ha le sue leggi, anche l’essere uomini le ha, guerra o non guerra.”

Il Comandante Todaro, proprio nel momento in cui avrebbe potuto voltare le spalle alla propria umanità, ne fa una spada da impugnare di fronte alle ingiustizie della guerra, che nella sofferenza perde ogni bandiera. Nel pieno del conflitto, in mare aperto, mettendo a rischio non solo se stesso ma anche le vite dei suoi sottoposti, Todaro decide di salvare il nemico, che ai suoi occhi semplicemente è un uomo con il “suo stesso identico umore ma la divisa di un altro colore” (F. De André, la guerra di Piero). Dimostrandoci che la scelta più difficile, a volte, è restare umani.

Prossimamente al cinema

La storia di Salvatore Todaro, passata dal mare alla carta, sta per diventare anche un film nei cui panni del Comandante troveremo Pierfrancesco Favino. 
La sceneggiatura vedrà ancora una volta la magia della penna di Veronesi a cui si affiancherà quella di Edoardo de Angelis, che annovera tra i suoi lavori la regia di La vita bugiarda degli adulti, serie tv tratta dall’omonimo libro di Elena Ferrante. 

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