OPINIONISTA
LOL – Haters da best sellers

LOL – Haters da best sellers

Eccoci giunti al secondo sabato del mese, il che su Strega in Biblioteca significa solo una cosa: l’uscita di un episodio di LOL-Lampoon of Literature, la rubrica in cui ce la spassiamo alle spese dei grandi personaggi della letteratura, in cui sfottiamo insieme i seriosi protagonisti dei libri di Storia e in cui sdrammatizziamo la grande falsità comunemente riconosciuta che Storia e Letteratura sono ambiti noiosi! Nello scorso episodio abbiamo approfondito l’ossessione per Wagner del primo nerd della storia: Ludovico II di Baviera. Oggi invece parleremo di un argomento un po’ scottante: le critiche negative.

Nel grande e vasto terreno della letteratura si sono susseguiti autori e autrici che, pur essendo amati dal pubblico, non lo erano molto dai loro colleghi. Sarà un modo per distaccarsi dalla massa, o una semplice antipatia, ma spesso scrittori e scrittrici hanno mosso le critiche più taglienti di sempre e, a volte, si è sfociati nella pura e semplice cattiveria. Le penne di certi autori sono sicuramente più affilate delle lame di alcune spade.

Mark Twain VS Jane Austen: critiche all'autrice romantica per eccellenza

Primo tra tutti, Mark Twain ha avuto più volte da ridire su Jane Austen e, dalle sue parole, si percepisce un odio senza fondo. C’è da dire che, inizialmente, aveva cercato di nascondere i suoi pensieri più oscuri, dichiarando: «Non ho nessun diritto di criticare i libri, lo faccio soltanto quando li odio. Ho spesso voglia di criticare Jane Austen, ma i suoi libri mi fanno così incazzare che non riesco nemmeno a camuffare la mia furia, e così lascio perdere ancora prima di iniziare». Successivamente però è evidente che Twain ha smesso di lasciar perdere, infatti dichiara, con una cattiveria sconvolgente: «Ogni volta che leggo ‘Orgoglio e pregiudizio’ mi viene voglia di dissotterrare Jane Austen e di colpirle il cranio utilizzando la sua tibia… è un vero peccato che le abbiano permesso di morire di morte naturale».

Virginia Woolf VS James Joyce: critiche all'ermetico Ulisse

Virginia Woolf annotò, nel suo diario, le sue peripezie durante la lettura dell’Ulisse di Joyce, e si capisce perfettamente che, sin dall’inizio, la storia non era propriamente entusiasmante…

Mercoledì, 16 agosto 1922:
Leggerò l’Ulisse per intero e mi farò un’opinione al riguardo. Per il momento ho letto 200 pagine (nemmeno un terzo): i primi due o tre capitoli, fino alla fine della scena del cimitero, mi hanno intrattenuta, divertita, affascinata, interessata. Ma poi questo studente universitario impegnato a grattarsi i brufoli mi ha confusa, irritata, annoiata e disillusa. Tom, il brillante Tom [T.S. Elliot], crede che questo romanzo sia al livello di Guerra e Pace! A me invece pare un libro analfabeta e vile, il libro di un autodidatta della classe operaia, e sappiamo tutti quanto possano essere angoscianti, egotistici, insistenti, rozzi, impressionanti, in definitiva nauseanti. Quando uno può avere della carne ben cucinata, perché mangiarla cruda? Ma, in fondo, per gli anemici come Tom c’è gloria anche nel sangue. Essendo io stessa alquanto tradizionalista, mi sento di nuovo pronta per i classici. Forse più avanti mi dovrò ravvedere. Non voglio compromettere il mio acume critico.

Si percepisce una Woolf già disincantata, rassegnata, ma ancora intenta a cercare di trovare qualcosa di positivo in quel libro impossibile che è l’Ulisse. Quasi un mese dopo, Virginia Woolf torna alla carica, e non ce n’è più per nessuno:

Mercoledì, 6 settembre 1922:
Ho finito l’Ulisse e penso sia un fiasco. C’è del genio, almeno credo, ma spilla da una fonte inferiore. Il libro è dispersivo. È ristagnante. È pretenzioso. È volgare, non nel senso più ovvio, ma in quello letterario. Un autore di prima classe avrebbe un rispetto talmente alto per la scrittura che non arriverebbe ad essere troppo complicato; troppo sorprendente; non farebbe tutte quelle acrobazie. Mi ha ricordato un ragazzo immaturo di una scuola privata, pieno di spirito e potere, ma troppo intento a darsi un tono e così egocentrico da perdere la testa, diventare stravagante, affettato, tumultuoso, a disagio; le persone buone si dispiacciono per lui e quelle più severe sono semplicemente seccate. Uno può solo sperare che sia solo una fase che supererà maturando, ma siccome Joyce ha 40 anni, non sembra molto probabile… Sembra quasi di venire colpiti da una miriade di piccole pallottole, ma senza ricevere la ferita mortale dritta in faccia, come con Tolstoj del resto. Ma è completamente assurdo paragonarlo a Tolstoj.

D’altronde, sebbene Joyce abbia dichiarato: «vi ho messo così tanti enigmi e rompicapi che terranno i professori occupati per secoli a chiedersi cosa ho voluto significare», possiamo dire con certezza che Virginia Woolf non era una di quelle personalità che avrebbero perso il sonno pensando all’opera.

Charlotte Brontë VS Jane Austen: la sfida tra le due eroine ottocentesche

È inutile girarci intorno, Charlotte Brontë ce l’aveva a morte con Jane Austen e non le ha risparmiato un bel po’ di critiche (anche se dubito che l’odio di Twain possa avere dei valorosi rivali). L’autrice criticò non solo il famosissimo Orgoglio e pregiudizio, ma non risparmiò da qualche parolina tagliente nemmeno Emma.

In una lettera a G.H. Lewes, 12 gennaio 1848 scrisse:
Non capisco perché Miss Austen vi piaccia così tanto. Sono molto confusa. Non avevo mai letto Orgoglio e pregiudizio fin quando non mi sono imbattuta nella vostra dichiarazione. Ho dunque preso e studiato il romanzo e cosa vi ho trovato? Un preciso dagherrotipo di un volto banale, un giardino attentamente recintato e ben coltivato, con fini intagli e fiori delicati, ma nemmeno la vista di una fisionomia luminosa e vivida, nessuno spazio aperto, niente aria fresca, nessuna collina azzurra, nessun torrente impetuoso. Non mi piacerebbe affatto vivere con le sue damigelle e i suoi gentiluomini nelle loro case isolate ed eleganti. Questo mio pensiero probabilmente vi irriterà, ma correrò il rischio.
Posso capire l’ammirazione per George Sand, pur non avendo letto i suoi lavori l’ho sempre ammirata (…anche se non comprendo del tutto il suo modo di vedere la mente, non ho altro che rispetto nei suoi confronti). Lei è sagace e profonda, Miss Austen è solo scaltra e osservatrice. Mi sto sbagliando o avete dato un giudizio affrettato?

Qualche anno dopo, in una lettera a W.S. Williams, nell’aprile 1850 dichiara:
Anche io ho letto uno dei lavori di Miss Austen (Emma), con interesse e proprio con il grado di ammirazione che lei stessa avrebbe ritenuto ragionevole e accettabile. C’è attenzione nei dettagli, ritrae con la delicatezza di una miniatura. Non agita i suoi lettori con la veemenza delle emozioni e nemmeno li disturba con temi eccessivamente profondi. La passione le è totalmente sconosciuta, nega anche il saluto a questa sorella impetuosa. Anche ai sentimenti a cui concede spazio non accorda più di un aggraziato e distante riconoscimento; una frequente conversazione scompiglierebbe la liscia eleganza del suo racconto. Non si preoccupa tanto del cuore umano ma più degli occhi, la bocca, le mani e i piedi. Per lei è un oggetto di studio interessante tutto ciò che vede acutamente, parla propriamente, si muove elegantemente; ma ignora ciò che palpita veloce pur stando nascosto, ciò che fa ribollire il sangue, ciò che nella vita rimane celato e il fine della morte… Jane Austen era di certo una signora per bene e ragionevole, ma altrettanto incompleta e abbastanza insensibile (non irrazionale). Se questa è un’eresia, non la posso evitare.

David Foster Wallace VS Bret Easton Ellis

In tempi più recenti, David Foster Wallace ha raccontato i suoi pensieri (e le sue critiche) su un cult del secolo: American Psycho in un’intervista con Larry McCafery, pubblicata su The Review of Contemporary Fiction nel 1993.

DFW: American Psycho di Ellis asseconda per un po’ il sadismo del pubblico, ma alla fine diventa chiaro che l’oggetto del sadismo è la lettrice stessa.

LM: Perlomeno nel caso di American Psycho, mi è parso che ci fosse qualcosa di più oltre al desiderio di infliggere dolore, o comunque che Ellis fosse crudele nel modo in cui anche tu hai detto che gli artisti seri dovrebbero essere.

DFW: Stai solo mostrando quel tipico cinismo che porta i lettori a essere manipolati dalla pessima scrittura. Credo che oggi Ellis e certi altri confidino nel cinismo nero dei loro lettori. Pensaci, se la condizione contemporanea fa cagare e non c’è speranza di miglioramento, se è insipida, materialista, emotivamente stitica, sadomasochista e stupida, allora io (o qualsiasi scrittore) ce la caveremmo facilmente mettendo insieme storie con personaggi stupidi, scialbi ed emotivamente stitici, cosa abbastanza semplice dato che personaggi di questo tipo non richiedono un gran sviluppo. Se i lettori finiscono per credere che il mondo è stupido, vuoto e crudele, Ellis può scrivere un romanzo vuoto e stupido che appare come un caustico e umoristico commento sulla malvagità di ciò che ci circonda. Puoi difendere American Psycho dicendo che è una raccolta performativa dei problemi sociali della fine degli anni ‘80, ma non è molto più di questo.

Chissà cosa ne penserebbe Patrick Bateman se potesse sentire le dichiarazioni di Wallace…

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