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Una lezione di vendetta: recensione arrabbiata

Una lezione di vendetta: recensione arrabbiata

Oscar Vault porta nelle librerie italiane l’ennesimo romanzo che ci cattura con una copertina intrigante e con una trama densa di elementi che piacciono all’interno della BookCommunity: Una lezione di vendetta di Victoria Lee, infatti, si presenta come un dark academia con elementi sovrannaturali, in cui la figura della strega gioca un ruolo centrale e in cui si intrecciano mistery e romance con tematiche LGBTQ+. Insomma un calderone che promette meraviglie ma che, alla fine della lettura, produce solo una gran puzza di bruciato. 

Una trama contorta che non porta da nessuna parte

Felicity Morrow è una ragazza ricca e privilegiata che frequenta un’elitaria scuola femminile, la Dalloway. Qui, insieme ad altre ragazze provenienti dalla sua stessa estrazione sociale, studia Letteratura e si concentra sul portare a termine l’ultimo anno. Ma le cose per Felicity non sono affatto facili. L’anno precedente, infatti, la ragazza ha assistito alla morte della sua ragazza, Alex, la quale è scomparsa in circostanze fumose. La polizia e i medici continuano a rassicurare Felicity: non è stata colpa sua, non c’è nulla di strano nella morte di Alex. Ma la ragazza è tormentata dagli incubi e da strane visioni che sembrano ritrarre spettri e fantasmi. Se tutto il mondo è convinto che nella scomparsa di Alex non ci sia nulla di strano, Felicity non lo è affatto. Felicity ricorda perfettamente la notte in cui, insieme ad Alex e ad una tavola ouija, ha evocato qualcosa… qualcosa che sembra aver lanciato sulle due ragazze una terribile maledizione. Come se non bastasse, il nuovo anno alla Dalloway, che doveva essere per Felicity sinonimo di tranquillità e riassestamento, viene invaso da Ellis Haley. Brillante studentessa e già autrice di un best seller, Ellis è una ragazza determinata, con qualcosa di oscuro dentro e una strana ossessione per Felicity, la quale è sempre più convinta che le maledizioni esistano e che il passato non la lascerà andare finché non ci sarà la resa dei conti.

Una lezione di vendetta ci propone un piatto freddo... o per meglio dire congelato

Vi vedo già ad indicare con la freccetta del mouse tutti gli elementi della trama di Una lezione di vendetta che vi hanno fatto dire “questo libro è una figata!”. Ci sono passata anche io, capisco l’adrenalina di vedere in una stessa trama parole come “stregoneria“, “scuola di letteratura” e “maledizione“. Ma, purtroppo per noi, all’interno di questo romanzo Victoria Lee ci preannuncia un bel piatto d’arrosto ma ci serve a tavola solo fumo. Una lezione di vendetta vuole essere talmente tante cose che alla fine si rivolta su se stesso per non essere un bel niente: un mistery senza un mistero accattivante, un romance senza una storia d’amore sensata, un libro sulla stregoneria senza le streghe. A metà della lettura mi risuonava in testa solo la domanda: che cosa ci faccio ancora qui? Perché le ragioni per abbandonare il romanzo le avevo tutte in mente. 

Il grave problema di Una lezione di vendetta è la debolezza della sua trama. Sembrerebbe impossibile toppare una storia che, di per sé, racchiude così tanti elementi interessanti (come l’elaborazione del lutto, la guarigione da un trauma, ritrovare la fiducia nell’amore, risolvere un mistero, capire se la magia è reale oppure no). Eppure Victoria Lee eccelle nell’abbassare l’attenzione dei lettori ad ogni capitolo che passa. Un memo per Victoria: non basta concludere ogni singolo capitolo con una frase ad effetto per invogliare chi legge a proseguire. Alla quattordicesima frase fatta di cinque parole messe a capo alla fine del capitolo volevo solo lanciare via il libro dalla finestra. Mi sono sentita presa in giro da questa storia che promette tantissimo e ti lascia in mano solo un’accozzaglia di elementi pescati da una bacheca di Pinterest. Se volevo immaginare ragazze in gonnelline scozzesi e fiocchi neri in testa che tengono in braccio una copia di Byron potevo tranquillamente scrollare l’hashtag di Instagram “dark academia”. 

Quando l'aesthetic non basta per scrivere un libro

Ultimamente il popolo dei lettori e delle lettrici è sempre più attratto dal mondo degli aesthetic: ed io sono la prima vittima di questa splendida maledizione. Certi immaginari ci conquistano e basta trovare un elemento “fairycore” o un “dark academia” nella trama di un libro per convincerti a comprarlo. Spesso, però, le nostre aspettative sono puntualmente deluse. Una lezione di vendetta non sfugge a questa categoria di libri che a me sembrano scritti unicamente per abbellire le nostre librerie ed ingolosirci con gli hashtag che la casa editrice propone sui suoi canali social. Ma lettrici e lettori non sono sciocchi: se hanno acquistato quel libro attirati dalla sua estetica, non significa che il libro gli piacerà comunque anche se privo di una storia. Lee ha voluto architettare una trama in cui fossero presenti i temi (sempre più affrontati) della salute mentale ma questo ponte è destinato miseramente a crollare. Sembra che l’autrice non abbia mai visto in vita sua una persona che prende psicofarmaci. Così come sembra non aver mai letto di una relazione amorosa sana: perché questo libro fa anche il passo falso (falsissimo) di romanticizzare una relazione che è tossica quanto un barile di score radioattive

Il romance senza senso di Una lezione di vendetta

Ellis e Felicity, che capiamo a pagina 2 che saranno le protagoniste della componente romance di Una lezione di vendetta, sono la coppia peggio assortita di cui abbia mai letto. Felicity è una ragazza in un periodo della sua vita estremamente difficile, che la rende fragile e paranoica. Ha subito un lutto importante e crede di essere perseguitata da presenze oscure. La sua vita è tutt’altro che felice e l’ultima cosa che le servirebbe è una donna come Ellis accanto. Ellis è profondamente egocentrica, arrogante, falsa come una moneta da tre euro e manipolatrice fino all’ossessione. Tutti questi elementi sono palesi a noi che leggiamo ma sembrano sfuggire totalmente a Felicity, che le va dietro come un cagnolino senza mai chiedersi qualcosa del tipo “ma che diavolo sto facendo?”. Vi propongo una scena del libro senza contesto, ma per chi non vuole nessun tipo di spoiler, la segnalo immediatamente.

Piccola scena per capirci meglio: SPOILER SENZA CONTESTO

Alex è morta affogando nel laghetto di fronte la Dalloway, cadendo da una scogliera (ci sono le scogliere sui laghetti? Boh). Felicity era lì con lei, stavano litigando e i suoi ricordi sono confusi riguardo la scomparsa della sua ragazza. Il corpo di Alex non verrà mai ritrovato e nella sua tomba verranno sepolte solo delle cose che le appartenevano. Ellis, nel cuore della notte, prende Felicity e, senza il suo consenso, la trascina in macchina verso il cimitero in cui spicca la lapide di Alex. Felicity è debole, sotto psicofarmaci che ha smesso di prendere senza il benestare dei medici, e terribilmente traumatizzata. Ed Ellis tutte queste cose le sa perfettamente. Ma nonostante ciò la porta a fare una gita di mezzanotte al camposanto. Dopo aver lasciato qualche momento Felicity da sola sulla tomba di Alex, le si avvicina con una pala in mano e le propone di disseppellire la tomba. Allo sgomento e la protesta di Felicity viene risposto, con un tono che manco mia madre al banco del pane al supermercato è tanto serena, “tanto il corpo non c’è”. Fortunatamente Felicity riesce ad impedire questa pratica abominevole, partorita evidentemente da una mente poco equilibrata. Peccato che IL CAPITOLO DOPO ci siano scene di Felicity che si sofferma a guardare Ellis pensando a quanto sia bella, quanto sia elegante nel suo completo di tweed e quanto vorrebbe darle un bacio. Se a voi questa consecutio di elementi sembra sensata, fatemi sapere. Perché io volevo solo abbandonare la lettura e farmi una camomilla per calmare i nervi

Ultime note dolenti di Una lezione di vendetta: una scrittura banale e una lentezza ingiustificata

Lo stile di scrittura di Victoria Lee purtroppo non migliora la situazione. Una lezione di vendetta si presenta come un’accozzaglia di frasi fatte che avrete letto e riletto e riletto in centinaia di libri simili a questo. Alcuni paragrafi raggiungono una banalità che lascia senza parole. Durante una scena “spicy” (anche se il romanzo non si può categorizzare come spicy) sono stata in grado di prevedere letteralmente tutto quello che si sarebbe detto per descrivere la situazione. Le personagge hanno tra loro dialoghi piatti e vuoti e per l’intero libro non viene mostrato nulla. Se qualcuno di voi ha mai partecipato ad un corso di scrittura creativa, la prima cosa che l’insegnante spiga è la pratica del “show don’t tell“: un romanzo per essere immersivo non deve dirci quello che accade, ma deve farcelo vedere, farci entrare nella scena come se noi fossimo davvero lì. Questa pratica evita il terribile espediente dello “spiegone“, in cui ci tocca sorbirci la voce narrante che racconta e spiega gli intrecci della trama senza mai farcene fare esperienza. Una lezione di vendetta si comporta all’esatto opposto dello show don’t tell, propinandoci solo spiegoni noiosi e inutili che non creano atmosfera e che fanno risultare tutto terribilmente vuoto e dimenticabile. 

Tirando le somme di Una lezione di vendetta

In conclusione, Una lezione di vendetta per quanto mi riguarda è un’ottima occasione penosamente sprecata. Gli elementi per costruire una trama avvincente e atmosferica c’erano tutti ma Victoria Lee si impegna in modo quasi ammirevole a demolire ogni cosa. In questo romanzo ho visto tanto il desiderio di emulare scrittrici come Shirley Jackson e Daphne du Maurier (che sono, tra l’altro, citate nel romanzo come autrici amate da Felicity), le quali hanno entrambe scritto romanzi che sono veri e propri manuali per costruire la psiche rotta di una protagonista femminile, assalita da ricordi terribili e da visioni inquietanti. Felicity risulta una bruttissima copia di Lady de Winter, con Alex che vuole essere la sua Rebecca: ma tutto si limita ad essere una brutta copia di qualcosa che è stato già scritto e riscritto e riscritto. Non amo demolire i libri, ma Una lezione di vedetta (purtroppo) per me non si salva sotto nessun punto di vista. 

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