
The Roses: la nuova commedia nera con Olivia Colman e Benedict Cumberbatch
Il 31 agosto è arrivata in sala The Roses, la nuova, attesissima, commedia diretta da Jay Roach (Ti presento i miei, Bombshell, Austin Powers – La spia che ci provava) con protagonisti Olivia Colman (The Crown, La Favorita, Fleabag) e Benedict Cumberbatch (Doctor Strange, The Imitation game, Il potere del cane). Sono questi due straordinari attori inglesi a raccogliere l’eredità di Kathleen Turner e Michael Douglas, i “precedenti” coniugi Roses, protagonisti dell’iconico film del 1989 di cui quello del 2025 si propone in qualità di remake. Un remake che ci propone una vera e propria guerra matrimoniale in chiave modernissima.
The Roses, la trama
Theo e Ivy sono sposati da circa quindici anni. Si sono conosciuti per caso e tra loro la scintilla è scattata immediatamente. Senza conoscere troppo l’uno dell’altra, hanno deciso di vivere la loro relazione come una straordinaria avventura. Entrambi dotati di un forte carattere e di una vena geniale – Theo in qualità di architetto e Ivy come chef da stella Michelin -, si ritrovano ben presto con una casa, due figli e un’equilibrio matrimoniale stabile: Theo lavora come brillante architetto e Ivy bada ai bambini, aprendo solo tre volte alla settimana il suo piccolo ristorantino sul mare che Theo le ha acquistato perché potesse dare sfogo al suo estro culinario. Tutto va bene, entrambi sono felici. Finché Theo non subisce una grave umiliazione pubblica che pregiudica il suo lavoro e Ivy non viene notata da una famosa critica gastronomica.
Un commento senza spoiler: The Roses è davvero un film così brillante?
Da spettatrice che ha amato La guerra dei Roses del 1989, sono entrata in sala carica di aspettative. Ricordavo l’originale come una commedia dall’umorismo nero, brillante e con una vena di assurdità. Le uniche informazioni che avevo su questo remake riguardavano il cast: Olivia Colman e Benedict Cumberbatch… con loro sullo schermo, cosa potrebbe mai andare storto? Poi, durante i titoli di testa, ho visto il nome che mi ha definitivamente convinta che questo film mi avrebbe fatta uscire dalla sala facendo i salti di gioia: Tony McNamara, sceneggiatore che, prima di lavorare ai The Roses, ha firmato pellicole come La Favorita (2018), Povere Creature! (2023) e un’episodio della serie The Great (2019). Le aspettative erano altissime e sono state tutte puntualmente soddisfatte.
L’estetica di questo film rispecchia l’apparenza che molte coppie sposate, compresi i Roses, vogliono mostrare: una regia ordinata, una fotografia pulita, che si divide in colori caldi (legati a Theo) e colori freddi (legati a Ivy), donando all’occhio una riposante vista su blu e marroni luminosi. Tuttavia ogni tipo di ordine è, di per sé, un’illusione: la vita è caos e Ivy e Theo sono esseri umani. L’ordine, davvero, non è contemplabile. Infatti iniziamo ben presto a notare le increspature sulla superfice, i primi segni di cedimento di questo edificio moderno e perfetto, pronto a venire giù da un momento all’altro. Il film si apre con Theo e Ivy nel mezzo di una seduta di terapia di coppia: i coniugi hanno solo insulti pungenti da rivolgersi l’un l’altro e la terapeuta ben presto li categorizza come “un caso senza speranza“. Poi ci muoviamo a ritroso e veniamo a conoscenza di tutta la storia, dal primo incontro alla felice infanzia dei due bambini. E allora iniziamo a domandarci… com’è possibile? Come può una coppia tanto affiatata ridursi a tanto? Qual è la causa scatenante? Per scoprirlo (siamo ancora nella parte senza spoiler!) dovrete andare in sala!
The Roses si classifica come una delle commedie più brillanti del 2025, preziosa nella sua sceneggiatura senza esclusione di colpi, puerile e crudele ma che mai perde quell’eleganza british che contraddistingue lo stile di McNamara. I dialoghi si svolgono come un duello a colpi di pistola, le parole fischiano come proiettili, in un escalation che è tutta fatta di toni della voce, sguardi, borbottii. Colman e Cumberbatch sono incredibili: tra loro c’è una chimica irripetibile, tanto nelle scene in cui i loro occhi si scambiano sguardi d’amore tanto in quelle in cui sembra che vogliano uccidersi a vicenda da un momento all’altro. Non sarebbe strano vederli comparire nelle categorie di Miglior attore e Miglior attrice protagonista durante la prossima stagione dei premi, con buone possibilità di portarsi a casa un numero cospicuo di statuette.
Nel complesso, The Roses vi farà vivere un’ora e quaranta (esatto, un film che per una volta non è un sequestro di persona!) di pura follia, di brutale divertimento, portando sul piatto tematiche sociali e sentimentali profondamente attuali e che, in modi diversi, coinvolgono ogni relazione di coppia. Tony McNamara, d’altronde, ha già mostrato la sua propensione nei confronti delle storie che approfondiscono i legami complessi tra gli esseri umani, stipulando con Yorgos Lanthimos un proficuo sodalizio interessato ad indagare in modo del tutto inedito le dinamiche di potere. The Roses di Jay Roach non fa eccezione. Proprio come un Negroni, il cocktail preferito dai coniugi, questo film scende liscio lungo la gola, lasciandoci in bocca un gradevole sapore amaro e nella testa una frizzante sensazione di vertigine.
Allerta SPOILER: analisi di una guerra per la detenzione del potere
Ci siamo posti una domanda, poco fa. Come fa una coppia composta da marito e moglie a passare dall’amore all’odio reciproco? Quali sono le cause? Beh, ogni storia è diversa. Quella di Theo e Ivy ha senz’altro ha che fare con il potere. Theo è un architetto di grande successo, con un ego smisurato che ha sempre bisogno di essere alimentato. Anche Ivy è un’artista, una chef brillante che, tuttavia, dopo il matrimonio si è ritrovata a badare ai suoi figli, rinunciando al lavoro per una vita casalinga. Tuttavia, Ivy non è scontenta e non vive questo cambiamento come un’imposizione: adora prendersi cura dei bambini, educandoli nella più totale libertà. Theo e Ivy sono felici ma tra loro è evidente uno squilibrio di potere: Theo è un astro nascente dell’architettura, Ivy un’ottima chef i cui piatti, tuttavia, sono assaggiati solo da due bambini di dieci anni; Theo ha un ruolo sociale prestigioso, Ivy no; Theo è costantemente incensato e ha mille occasioni per dimostrare al mondo il suo valore, Ivy no. Tuttavia, sono felici. Finché i ruoli non si invertono.
Ivy viene scoperta da una critica gastronomica di fama mondiale, il suo successo diventa nazionale e ben presto il piccolo ristorantino che Theo aveva comprato per lei si trasforma in un impero della ristorazione di lusso. Theo, invece, è disoccupato: il suo grande progetto, la sua occasione di una vita, viene costruito ma durante una tempesta crolla. Ed è tutta colpa sua. Ivy suggerisce di andare avanti così per un po’: lei lavorerà finché Theo non troverà un’altra occasione, e Theo, nel frattempo, baderà ai bambini. Mentre Theo sprofonda in una crisi depressiva, Ivy è più raggiante che mai. Tra i due iniziano a sorgere invidie, insoddisfazioni, incomprensioni. Finché tutto non cola rovinosamente a picco. Questa è la solita storia su un uomo che non riesce ad accettare di essere scavalcato da una donna, starete pensando. La solita storia in cui il marito non digerisce che la moglie abbia più successo di lui. Vi posso dare ragione, ma solo in parte. Tutti questi elementi sono senz’altro presenti nel film, ma c’è dell’altro. Un tema che spesso tendiamo a dimenticare: l’ambizione non ha genere. E cosa succedere quando l’ambizione assume il suo volto più oscuro, meschino, e si trasforma in un’insaziabile sete di successo?
Un film che ci mostra quanto sia facile perdere il controllo delle nostre vite
Ivy ha sempre sottolineato che la sua vita da mamma non la rendeva insoddisfatta. Non è lei a chiedere a Theo un ristorante in cui lavorare, ristorante che tiene aperto solo tre giorni la settimana e in cui entrano pochissimi avventori. Ad Ivy non sembra importare: ama la sua famiglia, il suo tempo libero e ama suo marito, con cui ha un rapporto schietto e paritario. Niente, in effetti, nei comportamenti di Theo lo classifica come un maschio alpha dal machismo tossico: non sminuisce la moglie, non la lascia in un angolo, con lei è affettuoso e la stima profondamente come donna. È Theo che sprona Ivy a lanciarsi di nuovo nel mondo del lavoro. Tuttavia, nel momento in cui raggiungi il successo e poi perdi tutto (come accade a Theo) ti rendi lentamente conto che il tuo mondo ruotata tutto intorno ad esso. Non sopporti l’idea di averlo perso. E nel momento in cui il successo lo assapori per la prima volta (come accade a Ivy) non hai più intenzione di lasciarlo andare. The Roses a questo punto prende una sterzata: non si tratta più solo di questioni di genere, non è la società patriarcale a distruggere i Roses. A farlo, invece, è l’individualismo.
Ivy diceva di amare i suoi figli più di ogni altra cosa, ma per loro non c’è più tempo quando sei la regina di un business in crescita. Vede la loro infanzia scivolarle tra le dita e da un momento a l’altro i bambini sono diventati adolescenti, pronti a lasciare il nido per un’esclusiva scuola di atletica: ciò non la rende felice, non la libera di un peso, ma la fa sentire derubata di qualcosa di prezioso, in colpa per non esserci stata. Theo, invece, quei bambini li ha resi dei campioni. I suoi campioni. Dopo il licenziamento, aveva bisogno di un nuovo campo in cui eccellere e ha deciso di prendere due bambini golosi di biscotti glassati ed educati da una madre anarchica per trasformarli in due giovanissimi fanatici dello sport. Invece di fare il padre, è diventato un coach. Capiamo allora che ogni gesto di Ivy e Theo non ha nulla a che fare con il concetto di “famiglia”, ma è solo l’ennesimo sfogo del loro egocentrismo. The Roses è un film che racconta con brillante consapevolezza la nostra epoca, denominata da sociologi e psicologi come la società dell’Io: l’individualismo dilaga nelle nostre vite, solo apparentemente connesse. I legami interpersonali perdono appeal quando ogni freccia punta nella nostra direzione.
Amarsi perché l'uno lo specchio dell'altra: i Roses, da soli, non possono più esistere
Il film d’un tratto ci pone di fronte a un capolinea. Dopo lotte verbali, legali e fisiche, Theo e Ivy raggiungono una consapevolezza: si odiano senza mai aver smesso di amarsi. Sembra un paradosso, eppure è perfettamente coerente. Al di fuori della loro casa si muovono personaggi che non li hanno mai compresi – come i folli amici americani di Theo, che aborriscono le armi ma adorano sparare al poligono, e che vivono i loro matrimoni mediocri sopportandosi a vicenda – e da cui i Roses si sentono distanti. Oltre la loro coppia non ci può essere nient’altro, perché è nella loro bellissima casa progettata da Theo e nelle raffinatissime pietanze cucinate da Ivy che si crogiolano i loro ego. Questo è il motivo per cui, durante l’ultima, gloriosa lite, i due affermano reciprocamente che non possono vivere senza l’altra. L’ultimo passo, allora, è farla finita insieme; non volontariamente, ma per un calzante scherzo del destino che fa esplodere la villa, mentre i due, distesi sul letto matrimoniale, si scambiano un bacio. Questo l’unico finale possibile per due persone diventate incapaci di vivere una vita in cui potesse esserci spazio per altro se non per loro stessi.