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Good Omens 3: un finale malinconico, ma necessario (recensione SPOILER)

Good Omens 3: un finale malinconico, ma necessario (recensione SPOILER)

Su Amazon Prime Video dal 13 maggio 2026, il finale di Good Omens segue Aziraphale (Michael Sheen), ora Arcangelo Supremo, chiedere aiuto a Crowley (David Tennant) per un’ultima grande missione, ma i piani per il Secondo Avvento prendono una piega sorprendente e pericolosa.

Con una sola puntata di novanta minuti che ha diviso i fan, questo finale porta con sé una sensazione dolceamara, ma avrà dato giustizia alla storia di Terry Pratchett?

Nel gran finale della seconda stagione, Gabriele (Jon Hamm) e Belzebù (Shelley Conn) si tirano fuori dai giochi e scompaiono una volta e per sempre, in viaggio verso Alpha Centauri per poter godersi appieno il loro amore. Aziraphale ha accettato l’offerta del Metatron (Derek Jacobi) di diventato il nuovo Arcangelo Supremo. Crowley, in preda allo shock, confessa i suoi sentimenti per l’angelo. 

Non basta a fermare Aziraphale, che sale in Paradiso per poter prendere le redini del nuovo piano, mentre Crowley, col cuore spezzato, si allontana con la sua Bentley. Separati uno dall’altro, quale sarà il piano ineffabile (e finale) in riservo per entrambi? 

L'Apocalisse è alle porte (di nuovo)

Tutto è pronto per il Secondo Avvento. Gesù (interpretato dall’attore britannico-palestinese Bilal Hasna) deve tornare sulla Terra e seguire le direttive di Aziraphale: portare la pace sulla Terra tramite un discorso alle Nazioni Unite. Un piano non esattamente nelle corde dell’intero Paradiso, che spera più in un secondo Armageddon, con combattimenti e distruzione.

Una vicenda piuttosto familiare agli spettatori di Good Omens che seguono i personaggi dalla prima stagione: il copione sembra percorrere le stesse strade, le stesse decisioni iniziali. Un’Apocalisse da sventare, un prescelto perso, Paradiso e Inferno ai ferri corti e un angelo e un demone in mezzo, a dover mettere tutti d’accordo. Insieme, dalla stessa parte.

Ma i tempi sono cambiati e così anche il minutaggio per raccontare la storia: in appena un’ora e mezza il nostro angelo e il nostro demone preferito non hanno solo Gesù a cui pensare. C’è il loro rapporto da ricucire, la Bentley da recuperare da un gangster locale squilibrato, il Paradiso e l’Inferno da cui sfuggire… E in tutto ciò, il Libro della Vita non è più dove dovrebbe essere e gli angeli che abbiamo imparato a conoscere, tra cui lo stesso Metatron, Sandalphon e Uriel iniziano a sparire.

In una serie da sei episodi come le precedenti, un mistero del genere, con le sue varie sottotrame, avrebbero trovato il giusto spazio e la dovuta attenzione degli spettatori. Invece abbiamo a che fare con situazioni intricate e relativi dettagli in secondo piano in un film tv di soli novanta minuti.  Minutaggio prezioso viene così sprecato in scene che, se nelle scorse stagioni avrebbero rappresentato il classico siparietto ironico e britannico come Good Omens sa fare, questa volta finiscono per distrarci dal conflitto principale. Dobbiamo sapere e sapere in fretta.

Il finale si trascina problematiche evidenti per tutta la visione: ha fin troppe idee sul fuoco, troppe storie da dover raccontare allo spettatore e da concludere, ma nessuna si concretizza o lascia soddisfazione. Solo un vuoto– e non uno di quelli positivi, il vuoto che proviamo quando concludiamo una serie tanto amata, ma l’interrogativo che ci lascia senza una risposta soddisfacente. È altamente probabile che sotto forma di serie tv questi problemi non sarebbero esistiti, dato che Good Omens nasce con questo formato mediale. Quantomeno sarebbero decisamente minori.

Ma sappiamo quale sia stata la causa di tale decisione: c’era semplicemente da sperare che i tempi fossero ben spesi, cosa che purtroppo non è accaduta, almeno non del tutto.

(INIZIO PARTE SPOILER) "L'autore è morto, viva l'autore!"

Good Omens: The Nice and Accurate Prophecies of Agnes Nutter, Witch ha visto la sua genesi come libro nel 1990, frutto di due penne conosciute nell’ambito del genere fantastico: Neil Gaiman e Terry Pratchett. Il primo ha continuato la sua profilica carriera da scrittore, mentre quella di Pratchett è stata stroncata con la sua morte prematura nel 2015. Gaiman ha sempre sottolineato come la serie televisiva sia stata una promessa fatta all’amico defunto e di come quella che avrebbe dovuto essere la terza stagione era in realtà l’idea che avevano avuto per un possibile sequel del libro.

Se quindi la serie si può considerare di Gaiman fino alla seconda stagione, buona parte della storia e soprattutto della “terza stagione” appartiene a Pratchett: quell’autore che, anche da morto, è riuscito a riappropriarsi di una storia che ha rischiato di non raggiungere la sua conclusione. Gaiman nel finale non trova più uno spazio se non in un breve accenno per l’ideazione dello screenplay, come si legge nei titoli di testa.

Morto un autore si può onorare l’altro, perché Pratchett non è morto: vive nella sua creazione e nel (nuovo) universo di Good Omens. È suo Thief Of Time, il libro verdognolo con un pendolo in copertina che è esposto dietro Eric/Metatron in libreria nella parte finale del film; suo è il ritratto nel pub; suo è il nuovo aspetto dei “mariti ineffabili” in spoglie umane alla fine del film, ma soprattutto è suo il cappello che rimane appeso all’attaccapanni della libreria di Aziraphale, come uno spirito osservatore che ha messo radici nella sua antica dimora, allontanatosi per pochi minuti e pronto a varcare la soglia delle sue storie. Terry Pratchett continua a vivere, e direi che anche i suoi personaggi lo fanno: perché sì, ormai la parte di storia che apparteneva anche a Gaiman è morta e sepolta, uccisa dalle sue stesse creature. Pertanto, non gli appartiene più. Hanno abbandonato dei ruoli che ormai a loro stavano stretti, riappropriandosi della nuova identità: a questo serviva un finale simile.

Satana e Dio dopotutto discutono già di una versione alternativa di questo finale mentre i protagonisti sono via. Eppure, la decisione non spetta a loro: spetta alle loro creature di ribellarsi e riappropriarsi di ciò che desiderano e di chi amano.

L'amor che muove il mondo e le alte stelle (e fa cantare gli usignoli)

Perché darmi Crowley? Perché rendermi completo per poi portarmelo via? 

Good Omens (Amazon MGM Studios, 2019-2026)

L’amore è ciò che salva: amore per l’umanità, amore per la creazione e amore l’uno per l’altro.

Aziraphale e Crowley si completano, sono figli di un Dio che li trova adorabili ma ribelli e sciocchi, seppur si intrattiene (come noi) nell’osservarli dimenarsi e combattere per ottenere un finale giusto. Good Omens non poteva che finire così come è iniziato: in un giardino, solo Crowley e Aziraphale davanti ad una decisione non facile. Cedono, ma sono loro a scegliere. Finalmente di fronte a Dio e Lucifero, liberi di poter chiedere, il loro desiderio finale è un atto d’amore: se non esiste umanità, non possono esistere nemmeno Aziraphale e Crowley.

Il loro amore non può sbocciare in un giardino spoglio, senza il cantare degli usignoli, senza quell’umanità che hanno imparato a conoscere, a proteggere ed apprezzare fin dalla prima stagione, fin da quando non erano altro che inchiostro su carta. Amando l’umanità, Crowley e Aziraphale non potevano che scegliere di far parte di loro: in un mondo senza Dio (non a caso, cambia anche la fotografia e il formato, oltre che i costumi di molti personaggi che ritornano), un mondo vivo grazie alle loro lotte per (e contro) un’entità onnisciente e onnipotente, sono finalmente insieme.

La Terra è il loro giardino, la loro fazione. Marito l’uno per l’altro, possono finalmente ascoltare il canto degli usignoli e noi non possiamo far altro che ringraziarli per la compagnia sulle spalle.

Seppur con molte domande alle quali, forse, non avremo mai risposta.

Non voglio niente di più: ho la vastità dell’universo e ho te.

Good Omens (Amazon MGM Studios, 2019-2026)

Guarda il trailer di Good Omens 3: The Finale

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