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TRASH RADAR! Ragazze lupo: cambiare pelo, non perdere il vizio

TRASH RADAR! Ragazze lupo: cambiare pelo, non perdere il vizio

Lo so che dicembre non è esattamente la stagione in cui vi aspettereste di sentire ululare licantropi alla luna. Eppure eccoci qui, con un nuovo appuntamento di Trash radar, dove ci chiediamo, accendendo le lucine dell’albero di Natale, se recuperare un libro dell’inizio degli anni Duemila sia una scelta ardita e audace, o solo un po’ trash.

Non sto parlando della ristampa di Twilight, ma di Ragazze Lupo di Martin Millar. Stessa area tematica direte voi. “Vi sbagliate!”, urlo io dall’alto di un pulpito di carta fatto di letture sconsigliabili. Prima di procedere, un appunto:

NON CONTINUARE LA LETTURA SE I TEMI CHE SEGUONO NON SONO QUALCOSA CHE VUOI AFFRONTARE OGGI: DISTURBI ALIMENTARI, GRASSOFOBIA, DISTURBI PSICOLOGICI, ABUSO DI SOSTANZE E DI ALCOOL, VIOLENZA FISICA, VIOLENZA PSICOLOGICA, AUTOLESIONISMO, IDEAZIONE SUICIDARIA.

Per chi ha deciso di continuare a farmi compagnia, che lettura simpatica si prospetta, vero?

Ragazze lupo: gli attori in scena

Ragazze lupo è il primo libro della trilogia, pubblicata tra il 2007 e il 2013, dello scrittore scozzese Martin Millar. La protagonista indiscussa della saga è Kalix. Non una ragazza come tutte le altre. Lei è una diretta discendente del più antico e potente clan di licantropi del mondo. Come se non bastasse, è nata in forma ferina in una notte di luna piena. È l’equivalente di Hulk per i lupi mannari, ‘na macchina da guerra e istinto – follia – omicida.

Ma a noi, tutto questo, non interessa.

Quello che ci interessa è che Kalix è bellissima, anoressica e pazza. Vorrei dirvi che sono impazzita anche io e ho deciso di mia sponte di descrivere così brutalmente un personaggio immaginario; invece, è l’unica caratterizzazione offerta dallo scrittore. Poi approfondisce che non è proprio pazza, solo affetta da depressione e da attacchi d’ansia, ma agli occhi di tutte le persone che la circondano continua ad esserlo. Invece l’utilizzo dell’anoressia come componente centrale del personaggio resta tale. E attenzione, la questione non è che non se ne può parlare. Ma forse evitare che la magrezza connessa a un disturbo alimentare sia un tratto distintivo della sua bellezza, anche complimentato da alcune delle altre ragazze nel libro, potrebbe essere un punto di inizio. 

Ma a Millar questo non interessa, e nello spettro di tutte le fanciulle che si affacciano su questa storia le abbiamo proprio tutte le caricature stereotipate! Dalla gallinella senza molto cervello dietro a ciglia civettuole, all’intelligente gelida e anaffettiva (intelligenza e freddezza a braccetto, sembrerebbe, perché una persona che sa ragionare in qualche modo deve essere resa meno accattivante, W l’antintellettualismo), sembra un concentrato di stereotipi sessisti impacchettato alla luce della luna piena. 

Non preoccupatevi, il lato maschile non è risparmiato: dai brutti ceffi usciti dalla Banda Bassotti all’uomo effemminato, nessuno è esente da colpi!

Prima che inizino a essere puntate dita per questa lettura woke del libro, sottolineo che tutto ciò diventa problematico per il modo in cui viene inserito e descritto durante lo svolgimento della storia, e da quanto spesso vengono ripetute queste caratterizzazioni come unica forma di descrizione e introspezione sui personaggi. 

What about the trama?

Ma insomma, cosa fanno le nostre lupesche macchiette, sparpagliate tra la tenuta scozzese del clan e il cuore pulsante di Londra?

Tramano, intrigano, si drogano. Attaccano, uccidono, bevono. Si provano qualche centinaio di scarpe e vestiti. Complottano. Il mattoncino di 730 pagine in qualche modo deve essere riempito, suvvia. 

Potremmo però individuare le tre questioni principali che si intrecciano: la lotta di successione al trono dei licantropi, la persecuzione di Kalix come persona non gradita al clan, una sfida di moda all’ultimo sangue. E i vari personaggi si affacciano su tutte e tre, pestandosi i piedi e rovinando i piani altrui. 

Una lettura che ha tutto il potenziale di essere immersiva e intrigante, ma che preferisce perdersi in altro. Insomma, quello che manca è la delivery della buona idea alla base. 

Nonostante ciò, la lettura resta un’esperienza vivace: continui cambi di scenario e di punti di vista, sono diversi i personaggi che ci offrono, in terza persona, la propria visuale sugli avvenimenti in corso. Singhiozzante nell’attenzione che riesce a canalizzare, a volte il ritmo della narrazione rallenta, per poi riprendere con qualche prevedibile, ma in fondo gradevole, colpo di scena.

Ragazze lupo è quindi una lettura da trash radar? Senza ombra di dubbio. È figlia dei suoi anni, con un’attenzione diversa (se non inesistente) per temi sensibili. Ma se si sorvola su questo punto, intrattiene nel suo essere scontata. Prima di lasciarvi però, vorrei fare una riflessione più seria. 

L'uso del Trigger Warning è sufficiente a rendere un libro meno problematico?

Aprendo Ragazze lupo ci si trova davanti a dei TW: autolesionismo, disturbi del comportamento alimentare, grassofobia.

Mentre leggevo continuavo a riflettere sul fatto che questo è un libro figlio dei suoi tempi. Siamo negli anni in cui Britney Spears veniva accusata di obesità pur essendo una taglia 2 US, una 38 italiana. In cui un uomo può parlare del corpo di una donna in termini oggettificanti. L’importante è la bellezza, non lo spessore del proprio carattere o della propria intelligenza. Non voglio appiattire il discorso pubblico intorno al corpo (specialmente femminile) degli anni 2000-2010, sicuramente complesso sia per chi lo ha vissuto sulla propria pelle adolescenziale sia per chi ne ha solo percepito l’eco, ma si può pacificamente affermare che la grassofobia era normalizzata. La marginalizzazione sociale per la taglia dei pantaloni una banalità giornaliera. E le pagine di Ragazze lupo esalano questa cultura.

Esempi di rimozione del grasso boccale

In un momento storico come quello corrente, dove l’utilizzo di farmaci dimagranti è alla portata di tutti (Ozempic solo uno tra i più noti e accessibili), incentivato dalla cultura pop, dove il buccal fat removal è all’ordine del giorno per le figure del cinema, donando un aspetto emaciato alle persone che vediamo nei film, nelle serie, nei programmi di intrattenimento. Quando la magrezza è di nuovo il focus del discorso pubblico, cancellando i pochi anni di body positivity passati.

Quando il discorso è di nuovo rivolto a forme di controllo su come si presenta il corpo, è sufficiente mettere dei trigger warning per giustificare la pubblicazione di un libro con questo tipo di contenuto e discorsi dentro?

Lascio aperta la domanda, per quanto forse l’ho posta in modo retorico. 

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