
L’ultima speranza: un’altra storia di prescelti ed eroine invincibili
Il debutto romantasy della scrittrice di thriller Rachel Howzell Hall, L’ultima speranza, si impone con prepotenza come una storia piena di azione e a tratti epica, con venature al limite del cringe. Completa il quadro una protagonista invincibile e sarcastica che cerca – con scarsi risultati, c’è da dirlo – di conquistare la simpatia di chi legge con il suo modo di flirtare nei momenti (e nei modi) meno opportuni e con la sua snervante testardaggine.
L’ultima speranza è un mattone di quasi 600 pagine che desidera essere fin troppe cose, ma che è condannato a essere un romanzo mediocre con una scrittura banale e un world building inesistente.
L'ultima speranza: la trama
Fonte: neonlibri.it
I personaggi de L'ultima speranza: tra prescelti e burattini
La lettura de L’ultima speranza si presenta sin da subito piena di ostacoli. La promessa di una protagonista avvolta dal mistero, costretta a intraprendere un viaggio per scoprire se stessa e il suo passato, mi aveva spinta a credere di trovarmi davanti a una storia avventurosa, con personaggi interessanti a cui affezionarmi e un world building tutto da scoprire. Niente poteva essere più errato.
Kai si risveglia nuda e senza alcun ricordo della sua vita, derubata e furiosa. Già dalle prime righe la scrittura dell’autrice aveva ridimensionato le mie aspettative. I libri narrati in prima persona al presente non sono proprio my cup of tea, ma per una trama intrigante avrei potuto fare un’eccezione. Lo stile di scrittura, privo d’ispirazione e inadatto a un contesto come quello costruito dall’autrice, ha pregiudicato l’intera esperienza di lettura. Kai, la nostra protagonista, ha un modo di parlare comune ai miei coetanei, del tutto normale e giustificabile in un contesto contemporaneo. Tuttavia, in un mondo connotato da esseri soprannaturali, maghi, saggi e chi più ne ha, più ne metta, l’ho trovato a dir poco fuori luogo, tanto da far perdere credibilità al romanzo sin dalle prime pagine.
La caratterizzazione di Kai è costellata da cliché di ogni tipo: indomita e sfacciata prima, credulona e ingenua subito dopo. D’altra parte, il rapporto con l’interesse amoroso, Jadon, è un palese insta-love scandito da conversazioni ricolme di doppi sensi. Nonostante i plot twist finali, ho avuto l’impressione che Jadon non abbia mai avuto uno scopo ben definito. Oltre a essere insopportabile, il rapporto con Kai ha avuto degli aspetti tossici e opportunistici sin dal principio. Le motivazioni che guidano le azioni di Jadon si contraddicono man mano che la verità viene svelata. Tutt’ora non riesco ancora a capire quale sia il suo vero obiettivo o cosa voglia davvero.
Anche gli altri personaggi secondari mi hanno dato l’idea di marionette mal caratterizzate che non hanno mai avuto alcun obiettivo se non quello di aggiungere altri ingredienti a una minestra ormai fredda. Solo Veril e i suoi capitoli – un saggio molto più simpatico e interessante di tutti gli altri protagonisti – hanno leggermente smosso il mio interesse. Peccato che sia durato ben poco.
Quando l'esecuzione non è all'altezza dell'idea
Se i personaggi de L’ultima speranza sono facilmente dimenticabili, il world building e il sistema magico – nonché la trama vera e propria – sono inesistenti. Gli interminabili spiegoni che cercano di gettare un po’ di luce sul world building non fanno che ingarbugliare la storia ancora di più. L’autrice ci propina infiniti dialoghi sulla situazione religiosa che interessa il mondo: un imperatore assetato di potere che si proclama una vera e propria divinità e una malattia che minaccia la salute dei cittadini. Una vera e propria novità nel panorama fantasy!
Gli ultimi capitoli del romanzo cercano di sbrogliare tutti quei nodi che si erano venuti a creare precedentemente con altri monologhi confusionari: Jadon non è chi dice di essere; Kai non è chi crede di essere; Elyn non è chi tutti credono che sia. Tutto viene ribaltato e se prima c’erano degli innocui buchi di trama, ora niente sembra avere più senso. Mi sono trovata davanti a un caos mascherato da plot twist. Le scoperte vengono fatte, non sorprendono il lettore, ma lo confondono. Non ci sono stati indizi tali da poter collegare tutti i puntini e guardare il nuovo quadro degli eventi.
In particolare l‘ultimo capitolo prima dell’epilogo ha avuto lo spiacevole compito di rivelare tutta la verità, nient’altro che la verità. Non so neanche mettere per iscritto le spiegazioni che vengono date in questo capitolo perché non voglio fare spoiler, ma anche perché la storia è talmente tanto farraginosa da rendere impossibile tenere il passo con l’evolversi degli eventi.
Passando al world building e al sistema magico, credo che l’autrice si sia fatta prendere troppo la mano nell’invenzione di creature mitologiche. Non c’era niente di particolare o innovativo nel loro aspetto. Erano solo degli strumenti utili a compromettere il viaggio dei personaggi. Anche le scene in cui combattevano queste creature sono ripetitive e prive di pathos.
Indosso un’armatura del colore del sangue e dell’oro. Le mie dita terminano in artigli d’argento, e il mio pendente brilla di una luce irreale. Sono in piedi in cima a una roccia grigia e frastagliata. Sotto di me, i flutti di un mare rabbioso trascinano bestie e uomini sotto la sua superficie torbida. Faccio scorrere nell’aria i miei artigli, ora macchiati di rosso, e intravedo il mio riflesso su ogni dito d’argento. La mia bocca sanguina. La mia pelle è lacerata e abrasa. E ora sono sola su questa montagna desolata, e grido, e singhiozzo, e urlo: «Aiutami! Salvami! Presto.»
L’ultima speranza, Rachel Howzell Hall
I poteri di Kai dipendono e crescono grazie ai suoi abiti e all’amuleto che porta al collo. Eppure, non viene specificato il motivo dell’importanza di quest’ultimo o come Kai lo abbia ricevuto. Può leggere la mente, usare il vento e il fuoco, sa combattere perfettamente. Cos’altro? Non sembra avere dei punti deboli e proprio questo è un aspetto che ci saremmo dovuti lasciare alle spalle già da molto tempo. Devo anche porre questa domanda: se può leggere la mente di Jadon, come ha fatto a non scoprire prima la sua vera identità?
Il trope del prescelto è stato usato e riusato così spesso che ogni volta spero di trovare qualcosa di diverso che possa rinnovare questo strumento narrativo. Kai è una prescelta nel senso negativo del termine, quindi ho trovato quest’idea ben più innovativa rispetto al world building o al resto della trama.
Ci sono delle note positive?
Sono sempre pronta a trovare degli aspetti positivi nei libri che non mi hanno propriamente conquistata, ma in questo caso sto facendo molta fatica. L’idea di partenza era molto interessante: una dea senza memoria, bistrattata dalle persone che incontra appena dopo il suo risveglio, e costretta a intraprendere un viaggio con un fabbro e sua sorella per riscoprire la sua identità. Questo romanzo aveva la possibilità di essere molto più di dialoghi cringe in cui i protagonisti flirtano come due ragazzini delle medie o pieni di info dump senza né capo né coda.
Non è la presenza di cliché o di argomenti fin troppo comuni a rendere il romanzo sgradito, ma il modo confusionario e contraddittorio in cui questi vengono presentati.
La contraddizione tra Jadon e Kai – due poli opposti che nonostante tutto decidono di scegliersi a vicenda – sarebbe potuta essere un tema affascinante in circostanze diverse e con una scrittura differente. Il personaggio di Veril, così come il rapporto tra Olivia e Philia, si sarebbero potuti rivelare il punto di svolta per questo romanzo.
L’ultima speranza è un romanzo scorrevole che si legge in pochissimo tempo, nonostante la mole considerevole. Seppur non di mio gradimento, la scrittura dell’autrice fa in modo che si riesca a divorare il romanzo in men che non si dica. Se si è alla ricerca di un libro facile da leggere con temi conosciuti e una storia d’amore piena di ostacoli, allora potreste dare a questa nuova uscita una possibilità.