
Lois la strega di Elizabeth Gaskell – La recensione
Pubblicato a puntate sull’All the Year Round di Charles Dickens nel 1859, Lois la strega dimostra l’ironia acuta e lo spirito di denuncia sociale di Elizabeth Gaskell. Un racconto di appena 132 pagine nella nuova edizione di Elliot Edizioni, è vero, ma pur sempre specchio impietoso della società inglese di fine Ottocento/inizio Novecento e, forse, persino della nostra.
Salem, anno 1691
Quando Lois Barclay rimane sola al mondo è costretta ad abbandonare Bardford e tutto ciò che conosce per iniziare una nuova vita nel Nuovo Mondo. Un lungo viaggio sulla nave Redemption la conduce oltreoceano, nel New England, dove viene accolta con poco entusiasmo dalla famiglia di uno zio materno di cui non aveva mai sentito parlare se non al capezzale della madre. Forse lo zio Ralph Hickson l’avrebbe anche accolta e cresciuta con amore come fosse sua figlia, ma il fato, che era già stato duro con Lois, vuole che l’uomo sia molto malato e costretto a letto, mentre la conduzione della casa è nelle mani della giunonica e irreprensibile Grace Hickson, che al contrario di come suggerisce il nome è assolutamente incapace di grazia.
Lois impara a conoscere la nuova casa, le cugine Faith e Prudence e l’anziana domestica Nattee, fonte della saggezza sibillina che appartiene alla cultura dei nativi americani. Misterioso e incomprensibile, invece, è il cugino Manasseh, che ha sempre lo sguardo perso nel vuoto quando non mormora sui libri di teologia.
La vita in casa Hickson procede nel più serrato rispetto della parola del Signore; mentre Grace si vanta (vantarsi non era peccato?) della sua incrollabile fede nota alla comunità, i suoi occhi rimangono ciechi di fronte a quanto accade tra le mura della sua dimora. Il rigore morale e le superstizioni instillate dal pastore Tappau negli abitanti del villaggio, e più di tutti in Grace, hanno creato dei disordini psichici in ciascuno dei giovani Hickson.
È il 1691 e a Salem la paura della stregoneria si diffonde come un morbo contagioso, annebbiando menti e cuori di autoproclamati fedeli devoti. È facile impressionare la giovane Lois, terrorizzata a sua volta dall’idea che il Maligno possa trovarsi davvero sulla terra e camminare liberamente tra gli abitanti del villaggio.
Malvagità dissimulata
Tutto precipita quando le figlie del pastore Tappau vengono affette da convulsioni, sicuramente opera del diavolo. L’inesorabile macchina dell’isteria viene innescata e presto, sulla forca, penzola il corpo della prima vittima di Salem. Lois è sempre più terrorizzata dal terribile peccato della stregoneria: Satana aveva persino provato a entrare nella casa di un ministro di fede infettando il corpo di due giovani innocenti. Chi sarebbe stata la prossima vittima? Come poteva avere la certezza che il Maligno non si stesse già servendo di lei?
Ma Satana abita già a casa Hickson. L’anima della giovane Lois si trova in pericolo, perseguitata dal cugino Manasseh, invidiata dall’ossessiva Faith e invisa persino alla malevola Prudence, finché, celandosi dietro volti amati e parole di fede, il Maligno riesce a raggiungerla.
Lois la strega è un libro che difficilmente si riesce a mettere giù prima dell’ultima pagina. Riga dopo riga, ci si sente trascinati tra le strade di quel villaggio del New England, tra le mura di casa Hickson, con il crescente desiderio di interagire con i personaggi e sabotare il meccanismo che muove la spirale ineluttabile di un destino ingiusto che noi lettori del presente conosciamo già.
La storia di Lois restituisce la triste verità senza tempo dell’egoismo umano e del rancore, terreni perfetti cui attecchisce il seme della crudeltà. Tra le tenebre sempre più vischiose in cui il miope pastore Tappau intrappola gli abitanti del villaggio, atrofizzandone menti e cuori, non c’è spazio per la presenza di Lois, la cui luce non può che finire soffocata, ma che persino di fronte alla morte ha il coraggio di perdonare. Un perdono a cui credo, noi lettori, non saremmo tanto inclini.
Una storia di critica sociale
Fuori dalle mura della prigione, la paura delle streghe e il fervore contro la stregoneria si diffusero con una rapidità spaventosa. Molte donne, ma anche uomini, furono accusati, indipendentemente dal ceto sociale o dalla loro condotta. D’altro canto, si ritiene che fino a cinquanta persone furono gravemente tormentate dal diavolo e da quelli a cui aveva trasmesso il suo potere come abietta e maligna ricompensa. Quanto rancore – chiaro, inconfondibile, personale rancore – si mischiasse a quelle accuse, nessuno può dirlo mai.
La Strega, Elizabeth Gaskell
Elizabeth Gaskell parla ai lettori del suo tempo, ne guida lo sguardo e le menti con sapienza registica, e mostra il vero volto del male dietro l’artificio. Ricordata come una delle più importanti voci femminili vittoriane, in questo romanzo breve da leggere tutta d’un fiato l’autrice britannica traccia una riflessione che getta un’ombra oscura sul suo periodo storico: come nelle comunità del New England, anche nella coeva società inglese dietro decoro e apparenze si celano ombre e malignità di ogni genere, tutelate da una collaudata ipocrisia che obnubila le coscienze e soffoca la verità col suo cappio. Perché non deve esserci perdono per Lois la strega.