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Le falene di Ursula: oltre il mito di Madre Shipton

Le falene di Ursula: oltre il mito di Madre Shipton

Pubblicato a maggio da Rebelle edizioni e arricchito dalle magnifiche illustrazioni di Ilaria D’Angelo (@larteecaffe), Le falene di Ursula è un romanzo che non cammina in linea retta, ma segue sentieri nascosti, avvolti dalla nebbia e dal silenzio. Alessia Amati sceglie di raccontare con lentezza, con rispetto, con quella precisione quasi rituale una donna fuori dal tempo: Ursula, strega, profetessa, emarginata. Una voce dimenticata, che qui torna a farsi sentire.

Una scrittura che segue il ritmo delle stagioni

Feci a pezzi ogni argine che tratteneva la mia magia e affondai le mani nel terreno, lasciando fluire il potere. Radici graffiarono, unghie si spezzarono, ma io sorrisi e le spinsi ancora più in profondità nella terra brulicante di vita, di ricordi, di storie.

Le falene di Ursula,  Alessia Amati

Alessia Amati costruisce un impianto narrativo che sembra non obbedire all’orologio ma piuttosto al ciclo delle stagioni, al battito invisibile della natura. Il tempo di Le falene di Ursula non è quello lineare della cronaca, ma quello circolare del mito. È una narrazione che germoglia lentamente, come una profezia sepolta nella terra, e che si nutre della pazienza dell’attesa e della precisione del dettaglio. Non sorprende scoprire che la gestazione di questa storia non sia stata frutto di un piano rigido, ma il risultato di un’urgenza emotiva. Un racconto nato più come necessità che come progetto, e questo lo si sente in ogni pagina: nulla è forzato, tutto è organico nella sua naturalezza.

Statua raffigurante Madre Shipton

Al centro della narrazione c’è lei: Ursula, ispirata alla figura leggendaria di Madre Shipton, vissuta (forse) tra il XV e il XVI secolo. Una creatura segnata dalla nascita, “fuori norma” già nel corpo e nell’anima, che incarna le paure e i desideri ancestrali di un intero villaggio e di un più generale contesto storico e culturale in cui il diverso è una minaccia. Alessia tratteggia la sua protagonista con uno sguardo profondo, quasi archetipico, dando voce a molte tensioni del femminile: il rifiuto, la marginalizzazione, la solitudine di chi è “altro”, e quindi pericoloso, e per questo condannato. Eppure Le falene di Ursula non si limita alla denuncia: è un atto di restituzione. La scrittrice non redime la sua “strega” ma le ridà la voce che i secoli le hanno strappato via. E la ascolta.

Il peso della memoria, la precisione della storia

L’atmosfera è intrisa di realismo magico, l’autrice scava in una memoria popolare fatta di superstizioni, fiabe oscure, proverbi contadini e filastrocche da dimenticare. Ma lo fa con rigore: ogni parola, ogni oggetto, ogni sfondo storico ha il suo posto. In un panorama letterario dove i retelling spesso sacrificano la coerenza storica in favore dell’estetica, Le falene di Ursula si distingue per il lavoro di ricerca silenzioso, accurato, invisibile ma solido come radici sotto terra. Anche il rapporto con la figura di Madre Shipton è onesto: Alessia non maschera le zone d’ombra, ma anzi le abita. Le esplora senza volerle spiegare del tutto. E nel farlo, si prende quella libertà che solo chi ha studiato a fondo il soggetto può permettersi.

Illustrazione di Ilaria D'Angelo

La foresta che accoglie e consiglia

Come in ogni buona fiaba, anche in Le falene di Ursula c’è una foresta. Ma non è un semplice sfondo scenico: è una presenza. È viva, sussurrante, vigile. Parla solo a chi sa ascoltarla — e Ursula, naturalmente, la sente. Alessia riesce a rendere questa comunicazione muta e vegetale con una scrittura quasi sinestetica, che vibra di suoni bassi, odori terrosi, ombre lente. È una natura sacra, ma mai addomesticata. Un’altra forma di linguaggio, che si legge tra le righe.
E poi ci sono loro, le falene. Non farfalle, non civette, non creature rassicuranti. Le falene sono fragili e ostinate, attratte dalla luce anche quando quella luce le brucia. Sono simbolo di trasformazione e condanna, di quella tensione irrisolvibile tra desiderio e rovina.

Illustrazione di Ilaria D'Angelo

Oltre Le falene di Ursula

Al termine di questa lettura, resta una domanda: cosa ci sarà dopo?
Alessia ha già confessato di voler scrivere altre storie, e se anche non sapremo ancora se saranno ambientate tra i licheni e i sussurri del folklore o in territori narrativi nuovi, una cosa è certa: la sua voce è arrivata, e ha già trovato la sua frequenza. Le falene di Ursula è un debutto sorprendente, un romanzo che ci ricorda che le storie non sono solo da leggere, ma da abitare. Anche quando ci fanno paura.

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