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L’Antidoto o la strega del Midwest. La recensione

L’Antidoto o la strega del Midwest. La recensione

Quasi un secolo fa gli Stati Uniti centrali sono stati devastati dall’apocalisse. Venne chiamata Dust Bowl quella sequenza di tempeste che sollevarono terra e polvere. Uno scenario che lasciò presagire la fine del mondo. Le Grandi pianure del Colorado, dell’Oklahoma, del Nebraska (e altri stati ancora) si riempirono di una foschia, e infine di una nube irrefrenabile, che devastò i campi segnando il declino dell’agricoltura dell’epoca. E con questa premessa che comincia il romanzo di Karen Russell, L’Antidoto, tradotto da Veronica La Peccerella ed edito da SUR. Con una premessa di tali proporzioni, il romanzo stesso si annuncia come un libro immenso per la portata e il contenuto – oltre che per l’ammontare delle pagine (siamo oltre le 500) che propone al lettore e alla lettrice. Ma gli eventi della Dust Bowl e in particolar modo della Domenica Nera sono solo l’inizio di tutto quello che può accadere.

L’Antidoto. Tra disgrazie e povertà

Karen Russell intende raccontarci in un’unica storia una pluralità di temi. La crisi agricola degli anni Trenta del Novecento, a seguito della Grande Depressione del ’29. Le disgrazie accadute successivamente alla Domenica Nera. Le carestie, la povertà e l’emigrazione degli abitanti del Midwest verso terre più prospere di lavoro agricolo e nuove opportunità. Insomma, uno scenario che a leggerlo sembra ritrovarsi davanti alle Dieci piaghe d’Egitto. In cui vengono mostrati crudelmente i danni che la precedente crisi economica e lo sfruttamento dei terreni hanno procurato all’Uomo. Questo è un romanzo dapprincipio apocalittico. I personaggi, affranti da ogni possibilità di rinascita meditano di lasciare la propria cittadina del Nebraska, Uz (non sembra un caso la somiglianza fonica con la fantastica Oz). E cercano in qualche posto, al di là dell’arcobaleno, una nuova vita da percorrere.

Il mio campo di grano luccicava come un lago poco profondo nella luce del pomeriggio. Il verde si estendeva dal fienile fino alla strada, e i filari si muovevano sotto il vento asciutto. La gente di città pensa che il colore dell’acqua sia il blu, ma gli agricoltori sanno che non è così. Il luogo in cui l’acqua va e cresce sono le piante, ed è il verde il colore che l’acqua indossa per tutta la primavera.

L’Antidoto, Karen Russell

Un solo uomo sembra immune a questa disgrazia agricola. Harp Oletsky. Uomo taciturno dall’atteggiamento remissivo. La sorella è morta recentemente, uccisa non si sa da chi, e lui prende con sé sua nipote, l’adolescente Dell. I suoi campi, al cui centro si staglia vittorioso uno spaventapasseri sopravvissuto alla tempesta, sono gli unici a essersi salvati. Inspiegabilmente restano rigogliosi, suscitando nell’uomo un senso di colpa nei confronti dei suoi vicini che, al contrario, distrutti dall’irruenza della tempesta sono destinati alla rovina.

Il racconto dei più, la storia dei singoli

Ma questa non è solo la storia di Harp, o di Dell che è appena arrivata a Uz. Questa è anche la storia di più persone. L’Antidoto di Russell è un’opera corale che intende dare voce a tutti quanti. Il romanzo, invero, mostra con carattere enciclopedico tutto ciò che in primis ha provocato la Dust Bowl, ma ci rivela anche uno specchio della società statunitense dell’epoca. Quindi da un lato abbiamo la catastrofe naturale, che in realtà è stata causata dall’Uomo stesso per via dello sfruttamento eccessivo dei campi. Dall’altro lato possiamo leggere, tra le righe, come il sistema economico capitalistico abbia inciso in maniera dannosa sulla vita degli altri. Russell in questo romanzo è politica. Non rinuncia a dispensare una visione negativa di tutto ciò che è stato. Russell è anche ambientalista. Non incolpa misteriose cause agli eventi atmosferici, ma accusa l’opera umana.

campagne del midwest

Russell è sociale. Lo è sia perché racconta della miseria degli Stati del Midwest sia perché non manca di descrivere come la presenza femminile sia offuscata ancor di più in un mondo stanco e deprivato di qualsiasi slancio vitale. Russell è catastrofica. Non smette di narrarci una sequenza di avvenimenti a cui è difficile trovare una via per la risoluzione. Ci racconta di temi larghi che colpiscono le masse, ma allo stesso tempo ci conduce più in profondità. Afferra una lente di ingrandimento e analizza anche le vicende dei singoli. Dall’agricoltore affranto per la nuova miseria, alla studentessa appena trasferitasi in una nuova località. Dal poliziotto corrotto che non si fa scrupoli nel percorrere strade tortuose e illegali pur di raggiungere gli obiettivi di fama e gloria personali, alla donna che chiusa nel suo dolore porta avanti il suo lavoro nonostante gli impedimenti e le tortuosità.

L’Antidoto è la strega della prateria

Ed è proprio quest’ultima che rappresenta simbolicamente un ruolo ben preciso. La strega della prateria, così come viene spesso chiamata Antonina, donna cresciuta nella miseria, orfana, che impara un’arte magica e la rende al servizio degli altri. La “stregoneria” diventa il suo lavoro. Il suo compito: conservare a chi lo richiede i ricordi più scomodi. Come una banca che custodisce il tuo denaro e poi te lo ridà quando ti serve di nuovo. Ma lei non vede questa sua attività solo come fonte di sostentamento personale. Soprattutto ritrova in se stessa un motivo che la spinge ad aiutare gli altri, quando lei non può farlo. Perciò il nome che decide di utilizzare è Antidoto. Un rimedio ai dolori, una medicina che allevia le ferite. Ma queste ferite non sono fisiche. Sanguinano nel cuore e nell’animo. Se lei può trovare un modo per aiutare gli altri, allora lo farà.

spaventapasseri

Latte, miele, acqua piovana, veleno, sangue. Orrore, felicità, sofferenza, rimpianto: versate tutto dentro di me. Sono la bottiglia vuota. Sono un nuovo tipo di antidoto a tutto ciò che vi affligge.

L’antidoto, Karen Russell.

Sotto le dolci foschie del realismo magico, Karen Russell, rivela l’opposto: le aspre tormente di un verismo politico, sociale e personale. Russell non è una novellina. Prima dell’Antidoto vanta già diverse pubblicazioni tra romanzi brevi e raccolte di racconti che l’hanno condotta alla finale del Premio Pulitzer nel 2012. Questo romanzo, infatti, al di là degli oggetti di scena e degli elementi di fantasia, ci offre prima di tutto una visione del reale. Il panorama di una miseria dal sapore arido, dove la sete e la fame sono la prima fonte di preoccupazione. Il suo è un reportage pronto a rendersi testimone dei tempi che furono.

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