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“La Femminanza” di Antonella Mollicone, la recensione

“La Femminanza” di Antonella Mollicone, la recensione

I tempi cambiano, le mode passano e vengono dimenticate – a volte ritornano per scomparire di nuovo –, la musica prende sempre più nuove forme e così tutte le arti. La nostra società, invece, si mette addosso un velo di evoluzione, un manto che non scaccia via, ma piuttosto decide di nascondere. Quasi ogni giorno veniamo tartassati da notizie dei telegiornali sulla perdita di gente come noi. E ci sentiamo intrappolati in un labirinto senza via d’uscita, senza opportunità di fuga. Leggere romanzi come La femminanza, volti ad evocare un passato che sembra sempre più vicino al presente, per me non ha solo una funzione di memoria.

La femminanza, il romanzo di un’esordiente

Con il suo esordio edito Nord, Antonella Mollicone cerca di mettere a paragone due tempi diversi: quello in cui viviamo e quello in cui abbiamo vissuto. Stiamo meglio rispetto a prima? Sicuramente sì. Abbiamo raggiunto l’obiettivo di soddisfare il benessere di tuttə? Oh, assolutamente no! In ogni aspetto della vita siamo spinti a migliorarci, a provare a superare  nuovi confini, ma la meta non riusciamo mai a raggiungerla davvero. Quanto è ancora difficile comprendere in profondità che un marito violento non è quello che ci ama? Che prima arrivano tutte le nostre aspirazioni, i nostri desideri, e poi quelle di una coppia? In una società in cui le donne fanno ancora fatica ad ottenere le stesse possibilità degli uomini, ha ancora senso fare questo discorso?  

Per Antonella Mollicone la risposta è un grido affermativo. Per questo motivo La femminanza ci narra di vicende di una realtà che, purtroppo, non smette mai di invecchiare.

Una donna di altri tempi… o forse no?

Dalla penna di un’autrice che esordisce così (Mollicone nasce e vive nella provincia di Frosinone e dopo una laurea in Lettere classiche oggi insegna materie letterarie e si occupa di epigrafia), con l’evocazione dei suoi luoghi d’origine, con una scrittura autentica, ancestrale per i particolari rievocati tra le righe del romanzo. In La Femminanza leggiamo di Camilla, che cresce, si innamora e matura in un contesto, quello del Lazio meridionale della prima metà del Novecento, fatto di tanti piccoli paesini rurali, dove il lavoro è quello dei campi, quello artigianale e quello fatto in casa dalle donne. Camilla eredita uno di questi lavori femminili da sua madre, che fa sia nascere i bambini.

Quando assisteva le partorienti o le morti calde, imponeva le sue regole a tutti i parenti e, se i mariti o i padri o i figli si azzardavano a contraddirla, faceva esplodere la femminanza. Così la chiamava quella veemenza di corpo e lingua contro ogni loro prepotenza, con cui era capace di sbattere tutti fuori dalle case loro a mazzate di scopa. E la tirava fuori a ogni occasione buona, come fosse una guerriera santa della Bibbia. 

La Femminanza, Antonella Mollicone

Camilla prende in mano un mestiere e lo fa proprio e così diventa nutrice, sì, ma anche figlia, nipote e cugina. E poi, moglie e madre. Camilla è una figura emblematica, che da un lato rispecchia quello che potremmo considerare il “ruolo della donna” tipico dell’epoca, e dall’altro rappresenta una figura senza tempo. In La Femminanza non ci sembra di leggere di una persona che vive in quegli anni, in quel contesto, perché Camilla e tutte coloro che la circondano sono consapevoli del ruolo loro assegnato, ma questo teatrino chiamato “patriarcato” non è accettato.

La femminanza è sovversiva

Nel momento in cui Camilla si sposa con Aldino, viene chiamata a far parte della Cerchia, un circolo di donne sposate che si riunisce periodicamente. Gli scopi di questo gruppo sono tanti, ma il principale resta uno: nella vita matrimoniale le donne, sottomesse ai propri coniugi, alle volte prese a mazzate, devono proteggersi a vicenda. Le donne raccontate da Antonella Mollicone non sono esseri inermi, ma affrontano la vita in maniera attiva, senza lasciarsi trascinare dal moto degli eventi. Piuttosto, nella Cerchia il tema della differenza dei due generi è perennemente affrontato. Perché loro possono e noi no?: questo quesito aleggia su tutto il romanzo. 

Allora Peppina si convinceva ancora di più che le donne dovevano fare spazio ai loro talenti e non vivere da sopravvissute, se volevano che gli uomini si avvicinassero a loro senza uncini e si lasciassero nutrire dalla loro anima.

La femminanza, Antonella Mollicone

In un tempo storico ormai lontano, differente da quello moderno, in una realtà che ci sembra molto rarefatta, talmente agreste da farci dimenticare quella odierna, rievocare un gruppo di donne che si radunano per scopi “sovversivi” pare così antico, ma anche così attuale. Dalle pagine di La Femminanza scaturisce una voce ancestrale, che ci parla di natura, di visceralità, di Storia e di femminile. La Cerchia può essere paragonata a una congrega di streghe fatta di donne che ambiscono all’emancipazione, audaci senza mai essere prevaricatrici. Quella della Cerchia è la battaglia di coloro che non vogliono spodestare, aggredire o sovrastare, ma di chi insegue tutti quei principi che anni di lotte femministe hanno incanalato nella parola “parità”.

In conclusione

Il libro di Antonella Mollicone sorprende – forse potrebbe farlo ancora di più – e affronta tematiche ancora vive nella società contemporanea. La scrittrice, attraverso uno stile intenso e sincero, riesce ad avvicinare lə lettorə alla foschia di eventi che occupano la vita della protagonista, lasciando che l’immedesimazione nel tempo e nel luogo della narrazione sia semplice come scivolare nella piega di un libro di Storia. Dallo status dei personaggi alle inflessioni dialettali che sono ben presenti sia nei dialoghi che nelle parti più descrittive, l’autrice permette a chi legge La femminanza di addentrarsi in un universo antropologico inconsueto (a partire dal titolo stesso che diventa proclama assoluto), ma che si ha sempre più voglia di esplorare.

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